NAPOLETANI AL NORD

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Chissà, avesse voluto e potuto, il magistrato Francesco Greco avrebbe provato a modificare all’anagrafe il luogo di nascita, da Napoli a Milano. L’impegno anti tangentista gli ha spianato la strada dell’assalto al forte della Procura generale del capoluogo lombardo, di cui è diventato il capo. Nel momento più acuto della bruttissima vicenda, che ha rivelato gli intrighi di basso profilo della magistratura al massimo livello, Greco li ha definiti uno scandalo da attribuire alla questione meridionale delle nomine, che non appartiene ai magistrati del Nord.
“Illustre dottore (in legge), ma di che parla, anzi sparla? Non ci risulta che al Sud ci sia un Csm e a lei? E’ ferrato in geografia? Ne siamo certi, risulta anche a lei che l’unico Consiglio Superiore della Magistratura, avvelenato da correnti e giochi illeciti di palazzo, ha sede nel capoluogo lombardo dove lei, napoletano, esercita e dimentica di esserlo, come tanti suoi compaesani, per esempio deputati e senatori del sud che una volta eletti rinnegano le loro origini e la ragione primaria per cui sono diventati stati parlamentari. Dia un’occhiata alle strutture giudiziarie del Nord, suggerisca al giornalismo d’indagine (a Report, perché no?) un’inchiesta sulla loro correttezza e scoprirà che il “marcio” in questo delicato ganglio istituzionale del Paese è una patologia bipartisan Nord-Sud”.
In un mare di brutte notizie che mi rallegra, nel senso che consolida l’ opinione, spero non solo personale, sul  leghismo e chi lo manovra.  L’ex sindaco leghista di Macerata, premiato dai valpadani con  l’elezione a senatore della Repubblica, si chiama Michele Pazzagli ed è uno dei non pochi inquisiti e condannati del Carroccio. Lui è indagato con  l’imputazione di ‘donazioni dirottate’. Le ipotesi accusatorie: una è  peculato, sei abuso di ufficio e un’altra truffa, reati in concorso con l’ex presidente della Croce Rossa di Visso Giovanni Casoni. Un bel campionario, non c’è che dire. La Procura è convinta che Pazzagli abbia dirottato 120 mila euro di due donazioni su un paio di società, nate con lo scopo di intercettare il frutto della solidarietà per i terremotati. Il procuratore capo Giovanni Giorgio ha chiesto alla Finanza di riesaminare le donazioni, e nei giorni scorsi ha inviato l’avviso di conclusione delle indagini.
In tema. Sassuolo (che male avrà fatto?), ha un sindaco della Lega, tale Gian Francesco Menani, il quale ha ordinato di rimuovere lo striscione “Giustizia per Regeni”, nato per non dimenticare e far dimenticare che il suo assassinio è ancora protetto da “scandalosi  top secret” del governo egiziano e che l’Italia non riesce a rimuovere. Giudicate voi l’incredibile motivazione del sindaco: “Resta ferma la nostra solidarietà alla famiglia Regeni, ma non aveva più senso tenere ancora lì lo striscione. È una vicenda non più di attualità e tra l’altro in centro storico stava anche male, tutto impolverato“.  L’offesa alla memoria di Regeni e ai suoi familiari, che lottano da anni per avere giustizia, nasce quasi certamente dal precedente di Trieste, Ferrara e della Regione Friuli Venezia Giulia che hanno ritirato gli striscioni per Regeni, o forse da  più lontano, considerate le illecite ingerenze del Viminale. O sono altre le ragioni? Per esempio che è la sinistra a battersi per sia fatta giustizia o l’intenzione di coprire l’incapacità del governo gialloverde a ottenerla nonostante i proclami di Di Maio e Fico, comunque alleati di governo do Salvini? Forse perché lo avevano esposto il precedente esecutivo di centrosinistra e Amnesty International? Parole nobili del sindaco di Sassuolo sulla rimozione dello striscione: “Inutile e antiestetico (!!!)
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