Zingarettismo

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Invece di includere,  esclude. Così non va da nessuna parte quel che resta del Pd di Zingaretti, evirato dei nucleo  di renziani nella riformulazione  dei vertici dem. Il neo segretario ricalca pari, pari, uno dei errori politici che hanno eroso alla radice il consenso del 40% raggiunto prima del fatale marzo 2018.  In poche parole: gli eredi del Pci, anzichè  costruire un progetto unitario, compatibile con i moderati e i dissidenti della sinistra, ignora le ragioni dei due milioni di voti gettati al vento dagli  scissionisti e blinda l’organico del nuovo gruppo i dirigente spaccando il partito per la seconda volta dopo le rottamazioni di Renzi.  L’epurazione dei renziani provoca inevitabilmente contestazioni e  probabilmente  frena il trend positivo, pure se minimo,  di uscita dal tunnel del 17% pre-elezioni europee. Fosse in atto una partita a scacchi, la mossa di Zingaretti offrirebbe alla Lega il via libera per un attacco vincente al proprio re.
Ma quale “cel’ho duro”. Salvini è come  il cane che abbaia, ma non morde. Fa sequestrare la Sea Watch, unica nave che solca le rotte del Mediterraneo per salvare la vita di uomini, donne, bambini e la magistratura la dissequestra, vieta gli sbarchi di migranti e a Lampedusa non si sono mai fermati. Minaccia di rispedire in Africa decine di migliaia di profughi e  ne espelle  poche decine, pretende di distribuire i migranti tra i Paesi europei, ma  chi ne ospita di più è la Chiesa, per volere di papa Francesco. Fa la voce grossa con la Germania e  in  risposta la Merkel gli affibbia 1.200 migranti arrivati in aereo dalle nostre pareti. Sbraita perché vada in porto la flat  tax e Tria, ministro del governo di cui è vice premier, la boccia.  Prova a coagulare  le destre europee e subisce  il respingimento al mittente di presunti alleati come Orban. Dichiara guerra alla corruzione , si ritrova in casa corrotti eccellenti (tra gli latri tre sottosegretari)  e come ha documentato Report  è coinvolto in giri di soldi che  escono ed entrano nelle tasche della  Lega con tortuosi e per nulla limpidi percorsi. Salvini ce l’ho duro?  “Ma ci facci il piacere (Totò).   Lo capisce il trenta e passa di italiani che votano Lega, ovvero Per Salvini?  Lo xenofobo vice premier del Carroccio non ha nulla da esibire oltre l’intolleranza, purtroppo condivisa da troppi razzisti, e  un mussoliniano “fuori i migranti, con il corollario autarchico di “prima gli italiani”. Di lui si dovrebbe ricordare ogni giorno l’ordine di lasciare in balia del mare per oltre tre mesi più di duemila profughi in attesa di sbarcare e l’esultanza per le operazioni della guardia costiera libica che ne hanno riportati tanti nell’inferno dei lager di detenzione di un Paese sconvolto dalla guerra e che tortura i migranti. Come giustificare, se non con un chiaro esempio di disumanità la battaglia personale alla Sea Watch,  che i libici hanno invitato a sbarcare i migranti in un posto “sicuro”,  che in Libia non c’è? Salvini sa che la nave tedesca non riporterà mai i migranti  in quel  Paese e si dirigerà a Lampedusa dove conta di farla sequestrare.  Il ministro dell’interno finge di dimenticare che per un analogo divieto la nave salva vite Diciotti fu sequestrata e che lui si salvò dal processo  per sequestro di persona solo grazie al no del senato alla richiesta di autorizzazione a procedere.
Il governo dei rinvii. L’economia italiana? “Tranquilli, migliorerà”, ma intanto peggiora. Cresce il debito pubblico , lo spread s’impenna pericolosamente? “Chi se ne frega, sforiamo e stampiamo minibot , tanto qualche miliardo di più del deficit lo recuperiamo con l’aumento dell’iva, accise, prelievi dai risparmi” . Il Tav? “Si farà”,  ma il via è al palo e la messa in sicurezza di decine di ponti, l’inagibilità di migliaia di scuole? “Si farà.  Calmi, provvederemo”. Giù le tasse, ma nel frattempo aumentano. L’Ilva di Taranto? Promesse da marinaio. Il top del “faremo”  spetta al caso Alitalia, al record di quattro rinvii che costano agli italiani un po’  di miliardi,  bruciati  solo per non abbandonarla  al fallimento.
L’illecito espansionismo israeliano in danno del popolo palestinese  si  avvale  del placet  di Trump, che milioni di americani  chiedono sia sottoposto a impeachment.  Unico e solo ad aver riconosciuto Gerusalemme capitale dello Stato ebraico, ignorando che si tratta di pirateria politica e territoriale pari a un atto di guerra, il tycoon americano ha benedetto anche l’annessione di fatto del Golan a Israele e per ricambiare la “cortesia”  Netanyiahu  ha ribattezzato un villaggio ‘Ramat Trump’ , che tradotto significa ‘le alture di Trump’, in segno di gratitudine per le sue azioni “a favore del bene”’ dello Stato di Israele.
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