Dilettanti allo sbaraglio

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Affossatore di ascolti, collezionista di flop, da quando grazie alla sua esplicita “empatia” per i 5Stelle è stato reintegrato in Rai per affidargli Rete 2, ne ha incassato un  altro, il più indecente per la  televisione pubblica. Tale Enrico Lucci, un discreto passato di “iena” e niente di più, è stato ingaggiato da Freccero per condurre il programma serale Realiti, con la non velata e perora fallimentare  intenzione di catturare audience giovanile. Torna utile il solito ragionamento sull’opportunità di un’azienda con migliaia di bravi giornalisti, programmisti e conduttori collaudati di pagare profumatamente “esterni” qual è Enrico Lucci, modesto provocatore di professione. E cosa riesce a combinare il tipo in  questione: per l’esordio del programma ospita in studio due soggetti che dovrebbero restare a distanza di sicurezza non solo dalla Rai. Uno dei due, all’anagrafe Zappalà, è membro del club di cantanti cosiddetti neomelodici. Un suo famoso collega interpreta “’o latitante”, ovvero una struggente, sdolcinata e commossa poetica per un gaglioffo che ‘poverino’ non può trascorrere il Natale in famiglia, perché carcerato. Zappalà si è messo addosso il nome d’arte di Scarface, si vanta di essere nato nello stesso giorno di Al Capone e dichiara di non avere nulla di cui vergognarsi se gli danno del mafioso. In trasmissione dice di Borsellino e Falcone che, fatte le loro scelte di vita avrebbero dovuto sapere a quali conseguenze andavano incontro: “Come ci piace il dolce piace anche l’amaro”. In altre parole i due magistrati assassinati dalla mafia se lo sarebbero cercato. L’altro soggetto ospite di Lucci, ovvero Niko Pandetta, guarda caso soprannominato ‘tritolo’, è pregiudicato e nipote di Turi Cappello, in carcere a vita  per mafia. Ha detto “candidamente” di aver pagato la realizzazione del suo primo disco con il ricavato di una rapina e di considerare  Turi Cappello  il suo  punto di riferimento. La Rai, pur nello sconcerto per l’accaduto, non ha dimissionato Freccero, primo responsabile di quanto va in onda su Rai2 e non ha rescisso il contrato con Lucci. Ha tolto la prima puntata di “Realiti” da Rai play, ha spostato il programma in seconda serata, da trasmettere in differita, per poter sottoporre le prossime puntate a verifica. Violente le reazioni all’ignobile esordio di Realiti. Indignazione del giornalista antimafia Borrometi, minacciato di morte dalle cosche e proprio da Turi Cappello, del genero di Borsellino, della sorella di Falcone, del sindacato giornalisti Rai, del Pd e di Forza Italia, del M5S a cui Freccero fa riferimento, della consigliera di amministrazione Borioni, del vice presidente della commissione di vigilanza. Fa eccezione l’incredibile Nicola Morra, senatore pentastellato, esperto di antimafia: “Il conduttore non ha lasciato passare l’episodio nell’indifferenza” (!!!). E Lucci? Avrebbe fatto meglio a tacere e invece prova a sminuire il fattaccio. Dice di non aver invitato in studio Riina o Provenzano, ma un ‘pischello’ neomelodico che ha idoli orribili  per un programma che si occupa di “fenomeni web”. Fenomeni web? Freccero condivide questa incredibile giustificazione e che pensa del misero 2,5% di share con cui gli ascoltatori hanno accolto la prima puntata del programma?
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