BAGNOLI / DANNO I NUMERI, LA SCENEGGIATA CONTINUA

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Bagnoli, l’eterna sceneggiata continua. 25 anni fino ad oggi buttati al vento, tra giganteschi sperperi che hanno addirittura peggiorato la situazione ambientale.

E adesso le novità in arrivo dal ministero per il Sud, presso il quale si è appena tenuta una riunione – con la partecipazione di associazioni, movimenti e comitati di cittadini ‘incazzati’ – per fare il punto sulla situazione.

Ecco la promessa del ministro, la 5 stelle Barbara Lezzi: “Voi aspettate da tanto, troppo tempo, che Bagnoli torni ad essere un luogo di vita, accessibile e fruibile dalla sua comunità e dalla città di Napoli. Dobbiamo tutti avere la consapevolezza che quei 25 anni persi non possono essere recuperati in un anno, ma posso dirvi che certamente i lavori di bonifica saranno conclusi entro il 2024”.

Il sito di Bagnoli. In apertura il ministro 5 Stelle Barbara Lezzi

E’ stato stilato una sorta di cronoprogramma, in gran parte basato su intenzioni, volontà e promesse. Di concreto, per ora, ci sarebbero unicamente i 320 milioni che il ministero mette a disposizione.

Entro 5 anni, dunque, la bonifica. Per poi passare alla seconda, complessa fase: quella della ‘trasformazione’ urbana, senza cui tutto sarebbe inutile. Quindi ora il ministero pensa ad un ‘bando internazionale di idee’ per la fase successiva, e dar corpo alle modifiche, in grado non solo di riqualificare abitazioni ed esercizi commerciali.

Ma c’è un ostacolo dimenticato lungo il tragitto. Tutti quei terreni ex Italsider sono oggi sotto sequestro per via dell’inchiesta e poi del processo per disastro ambientale, giunto appena al primo grado di giudizio. Per questo sarebbe prioritario ottenere il dissequestro delle aree: cosa ben difficile se non si arriva al giudizio della Cassazione.

E quindi?

Al tavolo ministeriale, a quanto pare, si è parlato di un ‘possibile’ dissequestro del 60 per cento delle aree. Solo ipotetico e solo del 60 per cento.

Ecco il parere di un rappresentante del Movimento: “Sempre numeri e ancora numeri che stanno per aria. I tempi non convincono per niente. Cinque anni a partire da quando? Se non c’è alcuna certezza per l’inizio non c’è nulla. Poi si dice cinque anni, per la bonifica. Figuriamoci. E poi quanti altri per le opere? E ancora, i 320 milioni: come si dice a Napoli prima soldi e poi cammello. Tanto poi finisce che li buttano lo stesso dalla finestra”.

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