Il serial Salvineide

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La magistratura asservita al potere, ecco una delle mille ragioni per richiamare la dittatura del maledetto Ventennio per i sempre più frequenti attacchi del salvinismo alla democrazia. All’interno del Viminale sembrerebbe che ci sia una talpa intenta a remare contro il ministro fascioleghista, a rivelare le intimidazioni nei confronti della magistratura ritenuta “scomoda” al regime. Segnali di interferenze improprie del ministero dell’Interno ce n’è più d’uno: le azioni repressive nei confronti delle navi salvavita nel Mediterraneo, per esempio, l’accanimento giudiziario subito dal sindaco di Riace Mimmo Lucano e in altro ambito l’omissione nell’applicare la legge che vieta l’apologia del fascismo, la violenza ingiustificata delle cariche della polizia contro i manifestanti antigovernativi. L’ultimo, gravissimo episodio di illecita interferenza nei confronti dei magistrati è il dossieraggio nei confronti di alcuni giudici, sottoposti a vivisezione per  presunti atteggiamenti ostili. In particolare, il Viminale ha scandagliato social, articoli di stampa e perfino resoconti della loro partecipazione a  convegni. Estrapolate dal contesto di interventi giudicati “sgraditi”, presunte posizioni non in linea con il ministero sul tema dell’immigrazione sono diventate capi di imputazione per presunta incompatibilità con il ruolo di super partes. La mossa successiva sarà il tesseramento obbligatorio dei giudici al partito di Salvini, così simile all’arruolamento coatto al partito di Mussolini?
Via libera della Ue alla procedura d’infrazione del governo italiano, e monito a correggere rapidamente i conti presentati alla Comunità, pena onerose sanzioni. Ma di là dalla bocciatura di Bruxelles il deficit di credibilità dell’Italia sembra un pericoloso preambolo della crisi, che per incompetenza e stolte velleità del governo gialloverde,  rischia di omologarci al default della Grecia. Il debito cresce, cresce lo spread, aumenta la disoccupazione, la produzione industriale è in calo e per assecondare le promesse elettorali di Di Maio e Salvini gli economisti fuori dal coro dichiarano che si dovrebbe sforare ulteriormente dai vincoli del debito pubblico, aumentare l’Iva, con inevitabili conseguenze sulle tasche delle famiglie, tagliare sul welfare (sanità, scuola, servizi) e rassegnarsi al peggio di una manovra finanziaria supplementare. A fronte di questa preoccupante prospettiva il geniale responsabile dell’economia, al secolo il ministro e vice premier di Maio, inventa l’alibi che i guai finanziari (in netto peggioramento con il governo gialloverde) sono eredità del Pd. Come diceva Totò “Ma ci facci il piacere”.
Illudersi non è vietato, neppure a Salvini in combutta con la Le Pen, benché le loro aspirazioni a un nuovo “Asse” fotocopia dell’alleanza funesta italo-tedesca siano per fortuna avvertite da tre quarti dell’Europa come un  pericolo per da sventare in partenza. All’esca, sull’amo innescato dai due portabandiera del populismo, che flirta con avamposti dell’ estrema destra,  abboccano in pochi e il sogno di sommergere il Vecchio Continente con un’onda nera fa i conti con una serie di no all’ipotesi di un blocco sovranista dell’europarlamento. Non condivide il venefico progetto il partito olandese Forum per la democrazia, che aderisce al gruppo dei conservatori e riformatori con il suo 11% di consensi (tre seggi) ottenuto  alle recenti elezioni e l’adesione ai conservatori è determinante per la sfida alla presunta leadership della Lega e del Rassemblement National, gruppo alla destra del Partito Popolare Europeo a cui aderiscono i tories inglesi, i polacchi di Legge e Giustizia, Fratelli d’Italia e i sovranisti spagnoli di Vox corteggiati senza successo da Salvini e Marine Le Pen, che accusano anche il no di Nigel Farage  e del suo Brexit Party.
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