O BELLA CIAO

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Star lontano dalla danza macabra del post voto,  dal rosario di Salvini, l’autorefendum di Di Maio, gli sdilinquimenti della Meloni finalizzati a condividere l’aforisma “il potere logora chi non ce l’ha”, i “me ne frego” dell’aspirante premier dalle cento felpe, l’attacco ai nostri risparmi dei 290 punti base dello spread, i “Porta a Porta”, i Formigli, Floris, Berlinguer, Palombelli: girare alla larga da tutto, da frammenti della sinistra che hanno gettato nel cassonetto dei rifiuti inorganici due milioni di voti, dall’autoreferenzialità di Calenda e del suo partito parallelo al Pd e dall’impegno quotidiano di commentare il guazzabuglio della politica. 
Di seguito i testi di canti della sinistra, condivisi nella stagione appassionata del “cambiamo il mondo”, quando nelle sere d’agosto, attorno a un falò, abbiamo preferito “Contessa” alla frivola “Tintarella di luna”, da cantare a due voci con la compagna di una notte. Chissà se Zingaretti le ricorda, se gli sembrano archeologia della sinistra. Erano queste.   
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Che roba contessa, all’industria di Aldo/ han fatto uno sciopero quei quattro ignoranti;/ volevano avere i salari aumentati,/ gridavano, pensi, di esser sfruttati./ E quando è arrivata la polizia/ quei pazzi straccioni han gridato più forte,/ di sangue han sporcato il cortile e le porte,/ chissà quanto tempo ci vorrà per pulire….Compagni, dai campi e dalle officine/ prendete la falce, portate il martello,/ scendete giù in piazza, picchiate con quello,/ scendete giù in piazza, affossate il sistema. Voi gente per bene che pace cercate,/ la pace per far quello che voi volete,/ ma se questo è il prezzo vogliamo la guerra,/ vogliamo vedervi finir sotto terra,/ ma se questo è il prezzo lo abbiamo pagato, nessuno piu al mondo dev’essere sfruttato. Sapesse, mia cara che cosa mi ha detto/ un caro parente, dell’occupazione/ che quella gentaglia rinchiusa lì dentro/ di libero amore facea professione / Del resto, mia cara, di che si stupisce?/ anche l’operaio vuole il figlio dottore/ e pensi che ambiente che può venir fuori:/ non c’è più morale, contessa…Se il vento fischiava ora fischia più forte/ le idee di rivolta non sono mai morte;/ se c’è chi lo afferma non state a sentire,/ è uno che vuole soltanto tradire;/ se c’è chi lo afferma sputategli addosso,/ la bandiera rossa ha gettato in un fosso.
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Ci ho provato con le multe e la cassaintegrazione, li sospendo e li licenzio e gli aumento pure i prezzi, sono amico del questore che mi fa qualche piacere, me li arresta nelle case, nelle piazze, sul lavoro. Gli dimezzo anche il salario e gli aumento tempi e ritmi, coi crumiri ed i fascisti la mia fabbrica faccio andare, ma lo sciopero continua e la lotta non si vuol fermare. Qui ci vuole un uomo forte che migliori la nostra sorte.
Ma per fortuna che c’è il Fanfani (Salvini, ndr) che ci mette lui le mani
venti fasci e manganelli torneranno i tempi belli…
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O cara moglie, stasera ti prego,/ dì a mio figlio che vada a dormire,/ perché le cose che io ho da dire/ non sono cose che deve sentir. Proprio stamane là sul lavoro, con il sorriso del caposezione,/ mi è arrivata la liquidazione / m’han licenziato senza pietà. E la ragione è perché ho scioperato / per la difesa dei nostri diritti / per la difesa del mio sindacato / del mio lavoro, della libertà. Quando la lotta è di tutti per tutti / il tuo padrone, vedrai, cederà / se invece vince è perché i crumiri / gli dan la forza che lui non ha.
Questo si è visto davanti ai cancelli / noi si chiamava i compagni alla lotta / ecco: il padrone fa un cenno, una mossa / e un dopo l’altro cominciano a entrar. cara moglie, dovevi vederli / venir avanti curvati e piegati / e noi gridare: crumiri, venduti! / e loro dritti senza piegar.
Quei poveretti facevano pena / ma dietro loro, la sul portone / rideva allegro il porco padrone / l’ho maledetto senza pietà. O cara moglie, prima ho sbagliato / dì a mio figlio che venga a sentire / ché ha da capire che cosa vuol dire/ lottare per la libertà
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Se non li conoscete guardateli un minuto / Li riconoscerete dal tipo di saluto. Lo si esegue a braccio teso mano aperta e dita dritte…È un saluto singolare fatto con la mano destra…Solamente chi è fascista fa questo saluto qui…Se non li conoscete guardate il capobanda. È un boia o un assassino colui che li comanda. Sull’orbace s’è indossato la camicia e la cravatta, perché resti mascherato tutto il sangue che lo imbratta. Ha comprato un tricolore e ogni volta lo sbandiera, che si sente un po’ l’odore della sua camicia nera. Punta a far l’uomo da bene fino a quando gli conviene. Se non li conoscete pensate alla lontana, ai fatti di Milano e di Piazza Fontana. Ora li riconoscete stì fascisti sté carogne. Se ne tornino alle fogne con gli amici che han laggiù.
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Se otto ore son troppo poche, provate voi a lavorare e troverete (sentirete) la differenza di lavorar e di comandar.
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Piazza di Spagna splendida giornata/ traffico lento la città ingorgata/ e quanta gente quanta che ce n’era /cartelli in alto tutti si gridava / “No alla scuola dei padroni /via il governo dimissioni. E mi guardavi tu con occhi stanchi /mentr’eravamo ancora lì davanti / ma se i sorrisi tuoi sembrava spenti / c’erano cose certo più importanti / No alla scuola dei padroni / via il governo dimissioni… Hanno impugnato i manganelli / ed han picchiato come fanno sempre loro / e all’improvviso è poi successo / un fatto nuovo un fatto nuovo un fatto nuovo / non siam scappati più / non siam scappati più. Il primo marzo sì me lo rammento/ saremo stati mille e cinquecento / e caricava giù la polizia / ma gli studenti la caccia van via / “No alla scuola dei padroni / via il governo dimissioni…
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Ci dicon siamo uguali / ma io vorrei sapere / uguali davanti a chi? uguali per che per chi? / E’ comodo per voi dire che siamo uguali davanti a una giustizia partigiana. Cos’è questa giustizia se non la vostra guardia quotidiana. Ci dicon siamo uguali…E’ comodo per voi dire che siamo uguali davanti a Dio. E’ un Dio tutto vostro, è un Dio che non accetto e non conosco. Dicevi questo ed altro e ti chiamavan matto ma quello in cui credevi verrà fatto. Alla legge del padrone risponderemo con Rivoluzione.
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