TAV / SEMPRE ESPLOSIVA, DAI TEMPI DELLE STRAGI AL GOVERNO GIALLOVERDE

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TAV primo esplosivo banco di prova per la tenuta del governo gialloverde che rischia deragliare alla prima curva dopo il voto europeo.

Dopo il trionfo elettorale e il voto piemontese, per le truppe di Matteo Salvini ora la parola d’ordine è TAV, opere pubbliche, sblocca-cantieri.

 

FINAL IMPACT

A questo punto i 5 Stelle clamorosamente dimezzati sono in un vicolo cieco: se cedono al Super Sceriffo perdono quel poco di credibilità rimasta sul campo e subiscono un’altra emorragia nei residui consensi. Se fanno il muso duro si schiantano contro il carrarmato leghista.

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Si vocifera, in Transatlantico, di una stretta via di fuga: se la “nuova” (sic) Europa per miracolo allarga i cordoni della borsa e concede all’Italia un pacchetto di miliardi, ecco che provvidenzialmente la famosa (e del tutto insensata) lista “costi-benefici” può in teoria avvicinarsi al pareggio: e ciò – tanto per fingere meglio – potrebbe indurre i 5 Stelli a cedere. Fregandosene, a questo punto, in cambio di soldi, di tutto il resto: dagli scempi ambientali alle certe infiltrazioni mafiose in appalti e subappalti.

Staremo a vedere molto presto.

Può essere comunque sempre utile ripercorrere una breve story del TAV, con le prime proteste che iniziarono addirittura 30 anni fa suonati.

Quel TAV che, sempre con maggior chiarezza, sta diventando un elemento focale per “leggere” le stragi di Capaci e via D’Amelio, il Treno ad Alta Velocità come ingrediente base di quel rapporto Mafia-Appalti ordinato da Giovanni Falcone, “lavorato” con Paolo Borsellino e di certo propellente base per azionare il tritolo killer servito per ammazzare i due giudici coraggio e le loro scorte. Mentre in questi giorni si svolgono gli scenografici rituali di Stato.

 

CUCU SETTE

Una lunga inchiesta di Sette nella nuova versione post Severgnini e firmata dall’inviato del Corsera Marco Imarisio, ha il merito di ripercorrere quelle tappe – tra montagne e vallate – dei primi movimenti NO Tav in quello strategico 1989, l’anno in cui cadeva il Muro di Berlino e si aprivano inediti scenari internazionali.

D’altro canto Sette tifa in modo sfegatato per il partito dei SI Tav, titolando il suo articolo “Perché alla fine vincerà la TAV”.

E nel sommario viene spiegato: “Il 4 giugno del 1989, guidato dal verde Alex Langer, nasceva il primo nucleo della protesta. Trent’anni dopo poco è cambiato, e il Piemonte, chiunque vinca alle Regionali, ha già scelto: l’opera si farà”.

Così Sette dettaglia le prime imprese del pacifista-cristiano-marxista Langer (morto “suicida” in circostanze mai chiarite). “Aveva appena radunato a Trento gli ambientalisti giunti da tutto l’arco alpino e insieme avevano lanciato un documento comune per lo sviluppo sostenibile e la salvaguardia dell’ambiente del più grande sistema montuoso del continente. Insieme a lui c’erano un gruppo di amici e di militanti. Alcuni venivano da una valle poco nota del Piemonte, un lembo estremo d’Italia al confine con la Francia. Tornarono a casa convinti della necessità di mobilitarsi contro l’ipotesi, all’epoca non c’era neppure un progetto, di un treno veloce destinato ad attraversare il loro territorio per salire fino a Lione”.

Dopo quasi 15 anni, nel 2002, saranno i No global a gemellarsi con i NO Tav in quella battaglia per evitare la distruzione dell’ambiente, lo scempio di danari pubblici e le pesanti infiltrazioni mafiose nei lavori. A Venaus e dintorni, in quella estate, erano decine i campi zeppi di militanti No Tav e No Global: si respirava davvero un’aria di democrazia in ebollizione, al lavoro per un’altra Italia possibile, un altro mondo possibile.

Sette torna sull’attualità e dipinge così lo scenario, a loro parere, probabile (a maggior ragione dopo il voto europeo): “L’unica certezza è che comunque vadano le elezioni regionali, vince la Tav, intesa come volontà di andare avanti nei lavori. Al punto che dopo il furore ideologico degli ultimi mesi, il dibattito sulla Torino-Lione è sparito dallo scenario piemontese. Per estenuazione, certo. E per non rimarcare le evidenti somiglianze tra Sergio Chiamparino e Alberto Cirio, i due candidati principali”.

Evidentemente accomunati, i due finti oppositori, in un gigantesco abbraccio per il “SI Tav”.

 

IL DOSSER “MAFIA-APPALTI”

L’anno di svolta, comunque, resta il 1991, quando il Ros dei Carabinieri a febbraio (quindi ad anno appena iniziato) invia a Falcone lo sterminato dossier “Mafia-Appalti”, 890 pagine dense di nomi, sigle, imprese, incroci societari. Fanno capolino moltissime aziende – una quarantina – di tutta Italia, alcune big, che intrattengono (e soprattutto hanno in animo di intrattenere) rapporti e affari con svariate imprese di minori dimensioni, soprattutto siciliane e campane. Il menù è a base di appalti, infrastrutture, lavori, soprattutto stradali e ferroviari.

Il libro di Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato

Balza in prima fila il TAV, allora un oggetto quasi sconosciuto, e invece ben noto ormai per uomini di rispetto, imprese e politici di riferimento. Il tris che – a cominciare dai 70 mila miliardi di vecchie lire – ha banchettato intorno alla ricostruzione post terremoto del 1980 e su tutto l’ampio fronte dei lavori pubblici.

Stavolta la cifra è ben maggiore. Si parte, tanto per gradire, da 27 milia miliardi di lire, sulla scorta di un super project financing che sulla carta prevede un propellente iniziale pubblico e poi tutto in mano ai privati. Un copione che non verrà mai rispettato: dal momento che la valanga di danari sarà solo, invariabilmente pubblica, e i profitti invece andranno ai privati e soprattutto ai loro sodali, politici di riferimento e mafie. Semplice come bere un bicchier d’acqua.

Le cifre verranno calcolate alcuni anni più tardi da Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato nel loro volume “storico”, ossia “Corruzione ad Alta Velocità”, e arriveranno al top di 150 mili miliardi di lire (oggi la cifra, passati altri 20 anni, è praticamente incalcolabile, per la gioia di politici, faccendieri e mafiosi). E siamo solo nel 1999, anno in cui esce il volume, nel quale sono descritte per filo e per segno tutte le responsabilità politiche, le collusioni, la mancate inchieste e i primi depistaggi.

 

INSABBIAMENTI & DEPISTAGGI

Emblematico il caso dell’inchiesta romana, ben presto avocata da Milano, per precisa volontà del pm Antonio Di Pietro: con il pretesto che la super gola profonda, “l’uomo a un passo da Dio”, ossia Pierfrancesco Pacini Battaglia stava verbalizzando a Milano per il caso Enimont, voilà, l’inchiesta romana sul Tav approda al porto milanese di Mani Pulite e di profonde nebbie su inchieste clou, come appunto quella sull’Alta Velocità.

Tutto finirà in un clamoroso flop, Pacini Battaglia non trascorrerà neanche un giorno in gattabuia e resterà libero come un fringuello. Come mai il sempre inflessibile Di Pietro in quell’occasione mostrò un cuore di panna e un guanto di velluto? Solo perché il legale di Pacini Battaglia era il suo amico altrettanto del cuore Giuseppe Lucibello?

Antonio Di Pietro

Negli ultimi mesi, Fiammetta Borsellino ha più volte acceso i riflettori sul filone Mafia-Appalti per arrivare alla soluzione di quelle stragi. Ha puntato l’indice sui magistrati che hanno affossato le successive indagini proprio su quel bollente dossier (la Voce ne ha scritto più volte). Ha rimarcato come la vera Trattativa si sia svolta proprio su quel versante: affossare le indagini che avrebbero potuto chiarire i moventi e portare all’identificazione sia dei Killer che dei mandanti, rimasti invece regolarmente a volto coperto.

Senza certamente dimenticare l’altro filone, sul depistaggio che ha portato in galera degli innocenti attraverso il taroccamento del collaboratore Vincenzo Scarantino. Ora è in corso un processo ad hoc, che vede alla sbarra tre poliziotti all’epoca al servizio dell’ex questore di Palermo Arnaldo La Barbera.

Ma potevano mai agire da soli quei poliziotti? Non erano coordinati da alcuni magistrati? E Fiammetta punta in alto, all’azione di quei magistrati, affinchè spieghino una volta per tutte come mai Scarantino venne taroccato, indottrinato al punto giusto da recitare una parte, in grado di mandare in galera innocenti e lasciare liberi killer e mandanti.

E pensare che allora un magistrato di larga esperienza come Ilda Boccassini aveva messo in guardia dal fidarsi di Scarantino. “Una fonte del tutto inattendibile”, aveva messo nero su bianco. E invece?

 

NO ALL’ALTA VORACITA’

Ma torniamo a Tav, per segnalarvi un altro libro uscito parecchi anni fa e capace di raccogliere pareri di voci contro, intellettuali, ricercatori, studiosi. Il libro uscito nel 2006 ed edito da Odradek è titolato “Travolti dall’Alta Voracità”. Da segnalare, tra gli altri, i contributi di Alex Zanotelli, Marco Revelli, Luciano Gallino, Angelo Tartaglia, Luca Mercalli, Ivan Cicconi, Marco Ponti.

Nota padre Zanotelli, una vita nelle periferie estreme africane, da anni nell’inferno napoletano. “La bellezza di questo momento: essere stati testimoni che la società civile può mettersi insieme a dire NO, in questo caso al TAV, no a un modello di sviluppo. E’ un no detto al governo quando il governo aveva già deciso, consci che i partiti sono ormai succubi o funzionali ai potentati economico finanziari per cui non sono i partiti o i governi che decidono, sono i potentati economico finanziari che decidono”.

C’è ancora un filo di speranza per tenere accese le speranze di Zanotelli? Ci vorrebbe solo un miracolo…

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