La dittatura del selfie

Condividi questo articolo
I tutori dell’ordine e della sicurezza dei cittadini, al tempo di Scelba si chiamavano “celerini”, erano il braccio armato dell’anticomunismo, della repressione  degli scioperi, al servizio della Dc e in drammatici momenti della Prima Repubblica dei tentativi di colpo di Stato per fortuna sventati dalla vigilanza democratica. Negli anni del terrorismo, indagando il tragico evento del sequestro Moro è emerso a distanza di anni il sospetto di omissioni e anomali comportamenti, di evidente provenienza dai vertici del corpo, agli ordini di chi politicamente non ha voluto salvare la vita dello statista. Anche senza riproporre lo scempio della macelleria che ha macchiato d’infamia l’irruzione sanguinosa nella scuola genovese, l’Italia ha scoperto a più riprese il coinvolgimento di uomini in divisa, a tutti i livelli. Se ne parliamo alla vigilia del voto per le Europee, che Salvini ha presuntuosamente etichettato come referendum su di sé, è per condividere pubblicamente  l’indignazione per il commento del ministro o al pestaggio subìto dal giornalista di Repubblica (calci, pungi, manganellate) che l’avrebbe ucciso se non  l’avesse riconosciuto un funzionario che ha messo fine all’aggressione selvaggia. Ebbene, Salvini, ha rinnovato le plurime testimonianze della sua disumanità. È l’unico a non dichiarare solidarietà al giornalista, espressa tra tanti anche dal Quirinale e dal presidente della Camera Fico. Il ministro dell’Interno, da cui dipende la polizia di Stato,  ha definito i poliziotti “eroi”. Senza nulla togliere a quanti fanno il loro dovere e spesso rischiano la vita nella lotta alla criminalità, l’elogio di Salvini, fuori controllo nella circostanza raccontata e la mancata solidarietà al giornalista, fanno sospettare che  nascondano malamente l’odio per chi gli contesta l’ideologia del respingimento dei migranti, che muoiono in mare e l’empatia con i rigurgiti di fascismo benevolmente tollerato. Tutte battaglie del quotidiano la Repubblica per cui lavora il giornalista Stefano Origone, vittima del brutale pestaggio. Un rivolto di non secondaria importanza suscita legittime perplessità dei magistrati. Le indagini sul grave episodio sono state affidate alla polizia, comportamento stigmatizzato a suo tempo dalla Corte europea dei Diritti dell’Uomo, che criticò la decisione di far svolgere l’inchiesta sul massacro della Scuola Diaz di Genova dalla polizia coinvolta nello scandalo. A prescindere da Salvini, la condanna del pesante, inqualificabile silenzio, è vale  per tutto il governo, neppure una parola di  condanna che si estende all’omissione della sacrosanta richiesta di identificare gli agenti in tenuta antisommossa con un numero sul casco, deterrente per evitare abusi come quello in danno del giornalista di Repubblica e di non poche vittime di violenze impunite.
Per gli incerti: queste riflessioni potrebbe aiutare a scegliere su quale simbolo non segnare la propria croce di preferenza. Da ricordare è  ill selfie del vice premier del Carroccio mentre imbraccia un fucile mitragliatore, con sfondo di poliziotti, l’immagine del comizio dal balcone del palazzo municipale di Forlì, di dove si affacciò Mussolini per assistere all’eccidio in massa di partigiani e quella televisiva, del bacio blasfemo, lui anticristiano di fatto, al crocifisso, con lo sguardo al cielo.  È lo stesso Salvini che sparla della pietas di Papa Francesco, e del sentimento di accoglienza ai migranti.
Al momento del voto si pensi anche all’incompatibilità delle candidature di personaggi come Salvini e la Meloni. Fossero eletti dovrebbero  dimettersi perché non potrebbero cumulare la carica di deputato e  di parlamentare europeo. È vietato e ovvio, i due suddetti resterebbero deputati. Dunque chi votasse Lega per eleggere Salvini se lo ritroverebbe, per quanto assenteista, nell’aula di Montecitorio. Inganno propagandistico svelato, altro che Europa…
L’esordio anticipato delle europee è una flebo di fiducia per chi crede nel potenziale della Comunità del Vecchio Continente, non compiutamente espresso. Spazzati via i timori della vigilia, l’Olanda ha manifestato nelle  urne un chiaro no a populismo, sovranismo e tentazioni anti europeiste. Una seconda confortante indicazione, arriva dal voto in  Irlanda dove si prospetta il successo dei due partiti moderati, europeisti e dei verdi (dall’1 al 9%) che potrebbero assumere un ruolo di protagonisti anche in Gran Bretagna e in altri Paesi della Ue.
Condividi questo articolo

Lascia un commento