VOTO EUROPEO / ALLA RICERCA DEL COMUNISMO PERDUTO

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La Voce di giugno 1984

35 anni fa le europee di giugno 1984. Il Pci le stravinse, era appena morto il mitico Enrico Berlinguer, sventolavano all’impazzata le bandiere rosse.

Altri tempi. Ora siamo nel più totale zero assoluto, non esiste un grammo di quella passione politica, le tribune tivvù di allora un pallidissimo ricordo, neanche lo straccio di un confronto, di qualche idee che faccia capolino nel più sconfortante dei deserti.

Vengono i brividi al solo pensare all’impegno civile di allora e al più desolante appiattimento odierno.

Allora c’era la voglia di sapere, di informare e di essere informati. Adesso tutto scorre via impalpabile, nel globale vuoto morale, intellettuale, mentale e politico.

La Voce era appena nata, ad aprile 1984 il primo numero. E la copertina di giugno era dedicata proprio a Berlinguer, il suo viso a tutta pagina. Da allora, in occasione delle tornate politiche e amministrative, cominciammo a scrivere inchieste sul pre-voto, soprattutto vademecum sugli “impresentabili”, chi non votare per questo o quel motivo.

 

UN VOMITEVOLE MENU’

Adesso che dire. Il menù elettorale è il più impresentabile degli impresentabili, il più indigesto tra gli indigesti. Zero programmi, Niente, zero in cui identificarsi anche un minimo, nulla in cui riconoscersi.

Al voto di marzo di un anno fa ho votato per i 5 Stelle, sembravano l’unica alternativa possibile, l’unica proposta politica minimamente decente.

Hanno fatto pena, nonostante il recupero di questi ultimi due mesi, dove comunque ha trionfato la più becera delle sceneggiate sulla pelle degli italiani, Salvini dice nero e Di Maio dice marrone, la Lega dice acca i 5 Stelle dicono zeta.

Hanno seminato troppe generiche speranze, i grillini, per poi tradirne non poche, dalla capriola pro vax ai vaneggiamenti sul fronte delle opere pubbliche, un Tip Tav indecente, fino alle mance para-renziane che rammentano quegli 80 euro.

Ma soprattutto sorge spontanea la domanda delle domande. Come hanno fatto a firmare quel contratto (l’Italia poi non è proprio un condominio) con una forza fascistoide, nel migliore dei casi, quale è la Lega?

A siglare un patto con il neo ducetto de noantri che parla ai balconi mussoliniani con lo stesso linguaggio e le stesse parole d’ordine di Benito e imbraccia il mitra?

Come hanno fatto i pentastellati a portare avanti per quasi un anno quello sgarrupato contratto che prende ogni giorno a calci la Costituzione? Dagli immigrati alla sicurezza, fino ad una inesistente politica estera che ci fa sbeffeggiare nel mondo?

 

IL SILENZIO PIU’ ASSORDANTE DEL PD

In questa bolgia, il Pd sta a guardare. Ogni tanto un pigolio, sommerso dal più assordante dei silenzi. Può una forza rappresentare qualcosa se è del tutto silenziata e quelle poche volte che apre bocca spara cazzate a raffica?

Stiamo quindi camminando nel deserto. Mentre l’economia va a rotoli, nel migliore dei casi andiamo a caccia dello O,1 per cento per considerarci nel ‘boom economico’. La povertà è in crescita vertiginosa nonostante i folli proclami che entro qualche mese sarebbe stata abolita.

Zingaretti

E allora, che fare davanti all’urna? Astenersi, per dare un segnale dello schifo? E di sicuro l’astensionismo, come è ormai consueto, aumenterà.

Annullare la scheda, motivando con il fatto di “non sentirsi rappresentato da alcuna formazione partitica”?

Tutto finisce nel calderone di non voto-annullamento e bla bla continuando.

Se proprio si è costretti – pistola alla nuca – a scrivere comunque qualcosa, l’unica è forse quella di dare una seconda chance ai 5 Stelle, augurandosi che rompano l’accordo con la nazi-Lega e si possa caso mai trovare un’intesa con una parte del Pd, una parte Pd che dovrebbe comunque ritrovare un minimo del senno totalmente perduto e di quella morale che lo aveva caratterizzato, appunto, 30 e passa anni fa.

Ma allora c’era il Pci, tutt’altra pasta rispetto a questo strascolorito Pd. C’era un Berlinguer e non uno Zingaretti di passaggio.

 

ALLA RICERCA DEL PCI PERDUTO

L’unica via di uscita, in prospettiva, non resta che quella. Ritrovare lo spirito smarrito del Pci, di quella sinistra perduta per strada da quando – disgraziatamente – il Pci è stato rottamato. Lì – proprio quando il miracolo dell’eurocomunismo stava sbocciando – è cominciato il disastro, lì inizia l’inabissamento totale della politica, man mano berlusconizzata tanto da rendere il Pds, poi Ds e quindi Pd una larva politica.

Di Maio e Salvini

Ricominciare il cammino, orgogliosi della propria storia, del proprio passato, da issare con orgoglio. Da buttare alla spazzatura quel ritornello che ogni tanto Luigi Di Maio innesca, “i concetti di destra e sinistra sono ormai passati. Tutto da superare”.

E’ vero esattamente il contrario. Proprio mentre avvertiamo in giro forti rigurgiti fascisti, pericolosi movimenti neri intorno a noi, va recuperata quella passione civile che ha sempre animato i comunisti.

Forse quei valori cardine sono morti? La voglia di egualitarismo, la giustizia sociale, la solidarietà, servizi efficienti per tutti e per tutte le tasche, diritti sociali e civili, scuola, sanità, redistribuzione del reddito? Ci sono tutti, come e più di prima.

Parlano di patrimoniale come fosse un mostro. E al tempo stesso di flat tax che è in termini un assassinio, chi non ha paga quanto chi possiede montagne di euro o di dollari.

Perchè – per fare un solo esempio – aver paura delle nazionalizzazioni? Di non consegnare settori strategici ai privati che pensano solo ai loro profitti, ma fare in modo che torni lo Stato a gestirli con rigore ed efficienza?

Riscoprire, ritrovare, rinvigorire quegli ideali e quelle utopie senza le quali la vita diventa totalmente piatta, tutti omologati nel nulla quotidiano. E invece no, tornare in piazza, nelle sedi di partito che un tempo costituivano il sale della convivenza civile, tornare alla politica dei valori e non della rapina e della predazione privata dei beni comuni.

 

LOTTA ALLE MAFIE DI STATO

E poter contare su due elementi base anch’essi calpestati e dimenticati.

Una vera, autentica lotta alle mafie alle quali invece il Paese si è man mano consegnato: il che significa guerra alle istituzioni deviate, che sono tante, troppe. Lo vediamo in questa “seconda tangentopoli” diffusa: senza renderci conto che non è mai finita, che la corruzione è un cancro che ha mangiato e continua a mangiare l’Italia a pezzi e bocconi.

E una giustizia autentica, un bene che il nostro Paese ha perso da decenni. Una giustizia uguale per tutti e non solo per chi ha soldi,  che porti in galera chi ha distrutto la democrazia e ne ha fatto un deserto zeppo di croci, morti per lo Stato calpestati a botte di non sentenze, di archiviazioni, di occhi chiusi e bocche cucite.

Urlano giustizia i buchi neri, i misteri d’Italia, le stragi di Capaci e via D’Amelio, il massacro di Ilaria Alpi Miran Hrovatin, la strage di Ustica e l’inabissamento del Moby Prince così come i morti di Viareggio.

In galera killer, mandanti e depistatori di Stato.

Giustizia e memoria per chi ha dato la propria vita.

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