“Mi son Alpin…” e a Salvini “Togliti il nostro cappello”

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C’è chi turandosi il naso e resistendo a conati di vomito, ha curiosato tra le pagine di “Io Salvini” e ne ha tratto l’ipotesi di un amplesso virtuale dell’autrice Giannini con l’intervistato. L’enfasi narrativa profusa è molto prossima all’estasi collettiva che rivelò la stagnazione di buona parte degli italiani e delle italiane nell’idolatria per le imprese del bunga-bunga, varie ed eventuali, capitolo della fascinazione di donne e uomini soggiogate dal falso mito del machismo berlusconiano. Forse è un azzardo, ma, anche se alla larga, l’ambizione di identificarsi dei maschi nel ruolo di “sciupafemmine”, autorizzati a “possedere” le donna e la storica rassegnazione del mondo femminile a essere possedute, è una delle possibili-impossibili spiegazioni del serial “femminicidio” che confina gli italiani in un infimo girone dei dannati. Il tentativo masochista di spiegare cosa c’è dietro l’assalto di ragazze, donne giovani e mature, per strappare un selfie al presunto “ce l’ho duro” del Carroccio, impatta l’assurdo della soggezione al potere, condita di resa a brutale arroganza, a volgarità esibite con un “Io sono io, dico e faccio quello che mi pare” e contorno di un divorzio alle spalle, del vuoto riempito con una fidanzata al mese.

L’autrice di “Io Salvini” si crogiola nel dissertare sulla libertà di pensiero e di stampa, si chiede smarrita che male c’è nel pubblicare con l’editore Altoforte e addebita all’ostilità politica nei confronti di Salvini l’ostracismo del Salone del Libro di Torino. Il livore tracima in una evidente, cosciente smemoratezza. Dimentica che Francesco Polacchi, uomo di Casa Pound ha commesso un reato da codice penale. “Sono fascista”, ha dichiarato, “Mussolini è il più grande statista italiano e il vero male del Pese è l’antifascismo”. Dimentica l’empatia del ministero dell’Interno con la destra, più o meno estrema, italiana ed extra nazionale. Si presenta al Salone del Libro con “Io Salvini” in bella evidenza, con alle spalle il manifesto della Feltrinelli e si ripropone come vittima sacrificale dell’epurazione subita. Dubitiamo che abbia recepito la qualità della risposta alle sue rivendicazioni, racchiusa nelle note di “Bella Ciao” con cui è stata accolta nel tempio torinese dell’editoria.

A proposito. Nella Rai, preda dei gialloverdi, gira anche tale Giampaolo Rossi, consigliere di amministrazione, uno dei faziosi beceri negazionisti del valore dell’antifascismo. Si associa così all’editore fascista di Altoforte:”L’antifascismo è una caricatura”. Che acquisto per viale Mazzini.

Sale la temperatura della contestazione a Salvini e contagia chi si oppone alle sue strumentalizzazioni pre elettorali, che la mitica Gabanelli ha analizzato con i dati della produttività del ministro dell’Interno, di rado presente in Parlamento e al Viminale perché in giro a fare selfie e indossare felpe o divise di ogni genere, quando non si presenta sbracato, in maniche della camicia fuori dei pantaloni, anche in luoghi istituzionali. E’ finalmente iniziato il tiro al bersaglio contro la sagoma del ducetto leghista. A Catanzaro i vigili del fuoco gli hanno intimato di non indossare la loro divisa “per non sporcarla”, a Milano hanno commentato la sua furbesca presenza al raduno degli alpini con cori di “buuu” e gli hanno ordinato di togliersi il loro cappello e la felpa, invito perentorio, accompagnato da un significativo “Che ogni tanto vada a lavorare”. Nella circostanza il vice premier ha provato a riproporre il servizio militare obbligatorio. Una ragazza gli ha urlato contro di vergognarsi. Per capire che aria tira nei suoi immediati contorni è stata fermata e identificata. Manca poco che chi lo contesta finisca in galera.

Costretta a ingoiare il rospo di cospicue dimensioni, la Lega lo digerisce male e assume quantità industriali di antiacidi. Fallisce in partenza il tentativo di distogliere l’attenzione del Paese dal caso Siri buttando lì l’idea di un decreto sicurezza 2, slitta a chissà quando il proposito di leggi su autonomie regionali e flat tax. È l’esito della guerra scatenata dai 5Stelle all’alleato-nemico leghista. Insorge la truppa pentastellata: le competenze su acque territoriali e infrastrutture portuali non si trasferiranno da Toninelli come pretenderebbe Salvini, costretto a innestare la marcia indietro e rinunciare alla ca.zata delle penali per chi salva i migranti dalla morte in mare. Solo Medici Senza Frontiere, se la multa fosse retroattiva, avrebbe dovuto sborsare quasi 450 milioni per gli 80mila profughi soccorsi.

In tema di neofascismo. Mimmo Lucano, da premiare con medaglia al valor civile per quanto ha fatto di unico per l’accoglienza intelligente ai migranti, è stato invitato a partecipare a un prestigioso convegno dell’università romana La Sapienza, con una lectio magistralis. Forza Nuova, agglomerato di fascisti, ha minacciato di impedire al sindaco di Riace (ancora sospeso) di prendere parte all’iniziativa con corteo e in sit davanti all’università. La Questura lo ha vietato, i fascisti annunciano che ci saranno. Anche Lucano, e senza scorta.

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