25 APRILE / VIVA L’ANTIFASCISMO. E IL COMUNISMO

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L’ultima scena alle 13 e 30 del 24 aprile. Milano, piazzale Loreto. Una squadraccia composta da una ventina di camerati neri e impettiti, sotto la direzione di un capetto, inneggia a Mussolini, issando uno striscione che si commenta da solo.

Una bravata, colorisce il ministro degli Interni Matteo Salvini. “Una decina di idioti”, minimizza.

Sorgono spontanee alcune domande.

 

IL MINISTRO CON LA MITRAGLIETTA

Primo. Ma non c’era una volta il reato di apologia del fascismo? E’ stato abolito? Le forze dell’ordine in questi casi stanno a guardare? Nessun tribunale poi giudica quegli “imbecilli”?

Lo striscione fascista comparso a Milano

Eppure abbiamo un ministro-sceriffo che solo qualche mese fa (febbraio scorso, in occasione di una rassegna-mercato sulle armi in Veneto) si era esibito imbracciando con gran perizia un mitra. Foto e immagini rimesse in circolazione sui social in questi giorni dal suo geniale spin doctor.

Può essere a capo di un ministero così delicato un tipo che passa il tempo ad imbracciare fucili e mitragliette, si veste di volta in volta da poliziotto, vigile del fuoco, parà, carabiniere, sommozzatore ben oltre il Carnevale?

Un ministro che vanta la sua “non presenza” alle celebrazioni del 25 aprile, calpestando quindi il principio cardine della Costituzione?

Che invece va a Corleone per mostrare forse stavolta a torso nudo il suo impegno di sgominare la mafia? Dice di ricevere ogni giorno minacce e intimidazioni mafiose: dove stanno? Le faccia conoscere agli italiani. E quali sono i grandi risultati raggiunti nella lotta antimafia, due villette dei Casamonica abbattute?

Non c’è solo Matteo Messina Denaro come fiore prossimo e “annunciato” da appuntarsi all’occhiello, perché le mafie hanno messo le mani – e continuano a metterle – in mezzo mondo, “all’insaputa” dello sceriffo-Salvini. Fa qualcosa per contrastare la marea di riciclaggi e autoriciclaggi? Alza un dito per arginare la penetrazione delle mafie in tutti i settori economici?

Combina qualcosa sul versante dei sequestri e soprattutto delle confische di beni e capitali mafiosi, il vero strumento messo in campo – ma in concreto sempre boicottato – dal comunista Pio La Torre quarant’anni fa? Il rosario di cose non fatte e che dovrebbero essere invece ai primi posti nell’agenda politica sarebbe sterminato.

E invece cosa ti combina lo Sceriffo? Difende a spada tratta il suo Siri che per dignità di patria dovrebbe lasciare la poltrona “ieri”, vista la gravità delle accuse mosse. Dice, ci vuole una sentenza della Cassazione: a questo punto possiamo riempire il parlamento di paramafiosi e aspettare tutte le Cassazioni del mondo.

Ma torniamo al 25 aprile.

 

LEGA FASCISTOIDE

La lotta al fascismo è più attuale e urgente che mai. Ha perfettamente ragione Luciano Canfora quando etichetta la Lega come un partito “fascistoide”. Gli ingredienti ci sono tutti.

E il clima, pur passati tanti anni dal ventennio, non pare poi tanto diverso, con l’economia a rotoli, una società senza punti di riferimento e i partiti senza lo straccio di una identità, ormai in stato comatoso.

Matteo Salvini

In questo penoso contesto, il valore dell’antifascismo, quello autentico, non da parata, ma di vero contrasto ai rigurgiti neo fascisti, è fondante.

Perché i pericoli sono lì dietro l’angolo.

Non dicono qualcosa le strizzatine alla Lega di un movimento come Casa Pound, che prende piede nelle bollenti periferie romane e non solo?

E gli ammiccamenti di Forza Nuova, altra formazione squadrista sempre più presente, comandata da Roberto Fiore? Un tipo che ha trascorso 9 anni di latitanza dorata in Inghilterra per non scontare la condanna inflittagli in Italia per tentata strage. Non stiamo parlando di tric trac, ma di bombe.

Fa schifo leggere i titoli dei quotidiani di destra che non val neanche la pena citare, per i loro titoli vergognosi, un giorno contro gli immigrati il giorno dopo contro l’antifascismo che è una stronzata.

La storia viene fatta a pezzi, calpestata, oltraggiata. Solo un totale ignorante, che non ha letto neanche mezza pagina di storia, può anche lontanamente azzardare un paragone tra fascismo e antifascismo.

Così come è un insulto sempre alla storia e alla verità dei fatti, il raffronto tra nazismo (e lo stesso fascismo) e comunismo.

Primo. A liberare l’Italia sono stati i comunisti, i partigiani, la cui componente basilare era fatta da comunisti. Altro che gli americani. Quindi a costruire questa democrazia sono stati in prima linea i comunisti, grazie ai quali poi è andata avanti per anni.

Ed è stata proprio la fine del Pci, voluta da una serie di fighetti da salotto, a far crollare tutto l’impianto fino a piombarci nell’odierno caos. Per quale motivo è stato ucciso il Pci? Ne sanno qualcosa Giorgio Napolitano & i suoi amici americani?

 

QUEL PCI “DOVEVA MORIRE”

Il Pci di Enrico Berlinguer era un modello autentico di moralità e di legalità, in lotta sul serio per i lavoratori, per una giustizia giusta, per una società a misura d’uomo.

Adesso ci ritroviamo le macerie di un Pd senz’anima e un esercito di grillini che non sanno neppure l’alfabeto.

Enrico Berlinguer

Come del resto, per completare il ragionamento, è assurdo osare un confronto in negativo tra nazifascismo e comunismo. Con il primo totale negazione dei diritti, espressa perfettamente dalla “cultura” dei lager dove sterminare ebrei e diversi.

E con il secondo che elabora idee di eguaglianza, di giustizia sociale, per realizzare su questa terra un mondo diverso, le utopie che ti danno slancio vitale per cambiare lo stato delle cose. Basta paragonare Mein Kampf di Hitler a Das Kapital di Marx. Dalla notte al giorno, da un capolavoro di morte a un capolavoro di vita.

Ma il comunismo si è sempre trasformato in dittatura omicida, è il solito ritornello dei beoti. Quel comunismo, in quel dato momento storico. Non “il comunismo”. E proprio per questo è stato folle ammazzare il Pci: perché poteva rappresentare un traino per i comunisti e i socialisti in Europa.

Ricordate l’eurocomunismo di Berlinguer da noi e di Carrillo in Spagna? Ricordate quanta passione non solo nei militanti di sinistra ma fra tutti i cittadini? Una vera ondata civile di popolo.

Ma, of course, quell’eurocomunismo faceva paura a tanti, a troppi. A partire dalle due superpotenze. La Russia di Breznev, per niente comunista ma solo strapotente oligarchia burocratica; e gli Stati Uniti, ai quali non poteva andar giù l’idea di un’Italia che progressivamente, morbidamente avrebbe lasciato l’ombrello Nato, e di un’Europa terza forza a trazione social-comunista.

E forse per questo Enrico Berlinguer, quell’11 giugno 1984 a Padova, proprio alla vigila delle prime elezioni europee, “doveva morire”.

Come “Doveva Morire” – è il titolo dell’epico libro di Ferdinando Imposimato e Sandro ProvvisionatoAldo Moro, che con Berlinguer aveva intuito quel percorso.

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