IRAQ / INGHILTERRA, PRIMA DISTRUGGE ORA RICOSTRUISCE

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Seconda guerra in Iraq, con l’Inghilterra in pole position – a fianco degli Usa – per la gigantesca opera di distruzione del Paese. Se ben ricordate, infatti, fu proprio il premier britannico Tony Blair a fornire la “copertura” per l’aggressione a stelle e strisce: inventando di sana pianta un report in cui si parlava di armi letali acquistate da Saddam Hussein in Sudan, a forte base di uranio.

Frottole, bugie colossali come una casa che tutti conoscevano. Tanto che sul cognome del premier britannico impazzavano i giochi di parole, Blairliar, ossia bugiardo.

Ma tanto bastò per suffragare le ipotesi americane e trasformare Saddam Hussein in un assassino globale, capace portare il terrorismo nucleare in mezzo mondo. Negli anni seguenti tutti gli ispettori internazionali inviati dall’Onu non troveranno neanche la traccia di un tric trac né di un temperino, a dimostrazione che gli Usa cercavano solo un pretesto dopo l’11 settembre, e quelle prove taroccate le fornì Blair su un piatto d’argento.

Ma i killer londinesi in doppiopetto ora se la godono, visto che sono i più attivi, sul fronte internazionale, per portare avanti la ricostruzione-post distruzione. Per la serie: distruggi e poi ricostruisci e passa all’incasso.

Liam Fox

Sono fresche, infatti, le news che documentano ingenti investimenti britannici in Iraq. Da un lato per finanziare il sostegno delle imprese che operano in Iraq, sostenendo le esportazioni nel paese, e dall’altro per lavori di realizzazione di impianti energetici, soprattutto elettrici, oppure per ristrutturare e ammodernare quelli esistenti.

Lo sostiene il ministro del Commercio Liam Fox che afferma: “Il governo britannico, che lavora a stretto contatto con il settore privato del Regno Unito e i nostri partner iracheni, ha un ruolo chiave nella prosperità a lungo termine del paese: il miliardo di sterline che abbiamo appena annunciato rafforzerà in modo significativo la nostra capacità di fare proprio questo”.

Il miliardo di cui parla Fox (tradotto, Volpe) si aggiunge ad un altro miliardo di qualche mese fa.

Primattrice negli interventi in Iraq è Siemens UK, che si impegnerà per il rinnovamento tecnico della centrale elettrica Al Mussaib da 320 megawatt nel sud dell’Iraq.

Fox ha appena terminato una tre giorni in Iraq dove ha incontrato tra gli altri il primo ministro Abdil Abdul Megdi.

Sul bollente fronte iraniano corrono invece alcune voci non proprio rassicuranti: voci di prossimi conflitti, come successe in Iraq. Le stesse voci, in Europa, sono confermate dall’agenzia Reuters, che parla di cinque attendibili fonti: secondo tali fonti gli Stati Uniti stanno cercando – proprio come allora – un “pretesto” per provocare l’Iraq, e comunque in grado di scatenare la reazione a stelle e strisce e quindi un conflitto.

Cosa c’è di vero negli echi iracheni e nelle più concrete fonti di cui parla l’autorevolissima Reuters?

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