PEDEMONTANA / RICOMINCIA IL MAXISPRECO IN LOMBARDIA?

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Ricordate la Pedemontana Lombarda, una delle opere infrastrutturali più costose, inutili e dannose per l’ambiente, fortemente caldeggiata dai leghisti?

Qualcosa si muove. Pare si sia concluso il contenzioso legale insorto tra la Autostrada Pedemontana spa e l’ATI concessionaria dell’opera e guidata dall’austriaca Strabag.

Lo annuncia esultante il vicepresidente della Regione Lombardia, Fabrizio Sala, secondo cui a breve potrebbe partire il nuovo bando di gara e i lavori potrebbero ricominciare nel 2020.

“La prossima tratta – osserva – attraverserà la Brianza e arriverà a Vimercate: uno strumento indispensabile sia per il trasporto dei cittadini che delle merci”.

Antonio Di Pietro

In particolare, dovrebbero sbloccarsi i lavori per le tratte B2 e C, che passano, appunto, per la Brianza ed in particolare per la provincia di Monza.

Di parere diametralmente opposto i Verdi brianzoli, che sottolineano ancora una volta la totale inutilità dell’opera, gli esorbitanti costi e i danni all’ambiente, anche perché “molti terreni interessati dai lavori sono quelli contaminati nel 1976 dalla diossina di Seveso”.

“Non è bastato – contestano i Verdi – quanto è successo con le tratte già completate A e B1, del tutto sovrastimate, con una percorrenza media molto bassa e con un vagone di danari pubblici buttati al vento”.

L’opera è stata voluta con forza da Antonio Di Pietro, quando era ministro per le Infrastrutture e i Trasporti nel 2006, esecutivo guidato da Romano Prodi.

Un Di Pietro che è tornato in pompa magna esattamente dieci anni dopo, nel 2016, quando il numero uno della giunta lombarda, il leghista Roberto Maroni, lo ha voluto come presidente della società per dare una scossa ai lavori.

La storia è finita molto male, e Di Pietro l’ha fatta franca per miracolo. Dopo un anno di incarico l’ex pm si è dimesso, ma nel frattempo era cominciata una pesante inchiesta della magistratura che ha portato al quasi fallimento della società: crac evitato solo per un provvidenziale intervento finanziario tappabuchi della Regione. I bilanci societari (anche uno firmato da Di Pietro) sono stati al centro di una grossa bagarre, con l’accusa di non averli redatti in modo trasparente.

Una grana grossa come una casa, miracolosamente evitata dal fondatore-affondatore di Italia dei Valori.

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