NOTRE DAME / UNA VERA INCHIESTA NON SI DEVE FARE

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Rogo di Notre Dame. Le autorità confermano: tragico incidente. Macron accorcia i tempi per la ricostruzione, 5 anni. I generosi Paperoni francesi fanno in poche ore 900 (milioni di euro).

Abbiamo scritto di un precedente attacco, meno di tre anni fa, a pochi metri dalla basilica, con una sentenza penale attesa a breve. Ci sono arrivate alcune mail che contestano quella ricostruzione e parlano di solito complottismo.

I fatti sono quelli, il “tentato attentato” c’è stato. Anche se tutti i media glissano.

Abbiamo sollevato alcuni interrogativi sul comportamento dei servizi segreti transalpini.

Scartiamo pure la pista terroristica. Ma un interrogativo grosso come Notre Dame continua a farci riflettere: come è possibile, con tutti i sistemi di sicurezza che oggi esistono al mondo, tanto più in Occidente, il verificarsi di una sciagura simile?

E soprattutto: come è possibile scartare a priori radicalmente ogni ipotesi e immediatamente fiondarsi, senza alcun minimo dubbio, sull’incidente, il caso, l’imprevedibile destino?

Anche solo sotto il profilo logico ciò è altamente impropabile, visto che in poche ore nessuno può aver fatto lo straccio di un sopralluogo, delle verifiche, delle ispezioni, dei controlli sui sistemi elettrici e via di questo passo. Eppure tutto è subito chiaro.

C’è chi ha parlato delle “nostre torri gemelle”. Evidentemente non c’entra niente, perché lì morirono 3 mila persone, qui neanche un graffio per nessuno.

Ma se vogliamo guardare dentro le cose, forse forse un filo rosso c’è.

Abbiamo più volte scritto che il terrorista numero uno per la tragedia delle Twin Towers, Mohamed Atta, era eterodiretto dalla CIA. E che l’FBI è stato a guardare. Che i vertici Usa conoscevano le sue mosse, che Atta era stato libero di volare per quasi un anno tra gli States senza alcun problema.

Una controinchiesta di Ferdinando Imposimato, su incarico del Tribunale dell’Aja, ha portato ad una serie di agghiaccianti conclusioni che tirano direttamente in ballo le responsabilità degli States. Giuletto Chiesa ha scritto un documentatissimo libro sulle vere ragioni di quella strage, “Zero – Inchiesta sull’11 settembre”.

Allora gli Usa avevano bisogno di un “pretesto” per scatenare la seconda guerra in Iraq. La loro industria bellica aveva bisogno di commesse. Come c’era bisogno di mettere le mani su quei pozzi petroliferi.

Al solito: cui prodest? Allora, 18 anni fa, conveniva agli Usa, con la Cia pronta ad ogni azione, anche a costo di una auto-strage. 3000 morti per una colossale “fortuna” sulla pelle di migliaia di irakeni innocenti e dei giovani soldati americani mandati allo sbaraglio.

Passiamo al rogo di Notre Dame. Usiamo lo stesso metodo del cui prodest. E passiamo in rapida carrellata una serie di fatti. Solo fatti, senza alcun commento.

Il disastro non ha provocato morti, né feriti. Nessuno spargimento di sangue.

La Francia sta passando un momento difficilissimo sotto il profilo politico ed economico.

L’attentato dell’11 settembre

La protesta dei gilet gialli dura da mesi e mesi, tutti i sabato a Parigi è l’inferno. Ora i gilet gialli hanno smesso ogni forma di protesta. Anche loro pensano a Notre Dame.

I sondaggi danno in calo verticale la popolarità di Macron.

Si avvicinano le elezioni europee.

La crisi libica divampa. Il ruolo della Francia è ambiguo. Ha fatto il doppiogioco per anni, a partire dall’eliminazione di Gheddafi.

I flussi migratori saranno massicci, Al Sarraj parla di 800 mila uomini.

Gilet gialli in piazza

Ora tutto il mondo si stringe intorno alla Francia. Macron è il simbolo dell’unità dei francesi davanti alla tragedia.

Gilet gialli, economia allo sfascio, le banlieu infuocate, un presidente a picco: tutto ora passa in cavalleria.

Cui prodest?

Perché la magistratura ha subito messo tutto sotto sabbia e ceneri? Perché le indagini che verranno pur fatte sono già state accuratamente “perimetrate”?

E cosa hanno da dire i servizi segreti? Solo silenzio?

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