GRUPPO ROCCA / I RE DELL’ACCIAIO NELLA BUFERA, DALL’ARGENTINA A MILANO

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 Tsunami sul gruppo Rocca, dall’Argentina a New York, passando per Milano.

Secondo attendibili fonti argentine dalla procura di Milano sono partiti quattro ordini di estradizione a carico di Paolo Rocca, il patròn della dinasty tutta acciaio e infrastrutture petrolifere, che controlla con il fratello Gianfelice.

Il tribunale di New York, dal canto suo, ha dichiarato il “default legale” di una perla di famiglia, Ternium, uno dei colossi d’acciaio cui è collegata la strategica Terniun Investments, braccio finanziario del gruppo, acquartiera in Lussemburgo.

Due colpi da novanta, che rischiano di mettere in pesante crisi una delle più potenti dinasty di casa nostra, gli storici Paperoni che dominano sia in Italia che in Sudamerica, con i loro super business.

Ma cerchiamo di districarci nella giungla di sigle, affari & rogne giudiziarie.

 

L’ELDORADO ARGENTINO

1 aprile. Non è un pesce d’oltreoceano, ma sul web e nelle reti sudamericane cominciano a circolare delle news. Si parla del gruppo Rocca, di Techint e delle consorelle Tenaris e Ternium, le regine dell’acciaio, padrone dei mercati sudamericani.

La notizia da novanta riguarda gli effetti “italiani” dell’inchiesta portata avanti da mesi in Argentina, e della quale la Voce – come potete leggere nel link in basso – ha scritto a novembre 2018. Si tratta della super Mazzettopoli argentina, che vede impelagati ex pezzi da novanta della nomenklatura, anche a livello presidenziale, nonché big dell’industria.

La procura di Milano. In apertura i fratelli Paolo e Gianfelice Rocca

Tra queste sono coinvolte Tenaris e Ternium del gruppo Techint. In Argentina il plenipotenziario è Paolo Rocca, al quale i pm sequestrano beni per un valore da 104 milioni di dollari, una bazzecola comunque rispetto ad un patrimonio che sfiora gli 8 miliardi di dollari. Quanto basta, comunque, per far suonare l’allarme. Con forti agganci governativi, Paolo Rocca aveva risolto una grossa grana insorta con il Venezuela nel dopo Chavez, costretto a sborsare un paio di miliardi di dollari per la nazionalizzazione di Sidor, una controllata di Ternium.

Ma veniamo alle ultime. Dall’Argentina nei giorni scorsi arriva la bomba: la procura di Milano, infatti, avrebbe inviato, a partire da novembre 2018, ben quattro richieste di estradizione per Paolo Rocca. Vero, falso? Alla procura di Milano è il silenzio più totale.

Scrive un sito argentino: “La figura di un imprenditore italo argentino nel mirino delle indagini, si tratta di Paolo Rocca sul quale ci sono quattro richieste di estradizione da parte della procura di Milano. A novembre risale la prima richiesta. Si tratta di una presunta corruzione internazionale delle imprese del gruppo Techint, il quale include, tra le altre, Tenaris, Techint Engineering, Tecpetroli”.

 

BRASILE, LA TANGENTE DEL SECOLO

E allora andiamo più a fondo. Da alcuni anni la sezione reati finanziari della Procura di Milano ha in piedi una maxi inchiesta sulle aziende che fanno capo al gruppo Rocca.

Il capo di imputazione è da novanta: corruzione internazionale. La principale inchiesta riguarda lo scandalo Petrobras in Brasile e la maxi inchiesta Lava Jato sulla Tangente del secolo, fino ad oggi 5 miliardi di dollari accertati dagli inquirenti carioca, con la possibilità di arrivare ad un tetto da 20 miliardi. E’ l’inchiesta che ha portato in galera l’ex super presidente Ignazio Lula da Silva, poi il suo successore a tempo Temer, ed all’impeachment di chi prese il posto di Lula, la fedelissima Dilma Rousseff. Come dire: due inchieste per certi versi simili, che hanno mandato in tilt i rispettivi regimi, anche se in Brasile con esiti molto più deflagranti.

Dilma Roussef

Nell’inchiesta verdeoro sono finiti pezzi da novanta dell’industria internazionale, tra cui le nostrane ENI e la collegata Saipem, nonché la Techint del gruppo Rocca.

La stessa inchiesta è stata aperta anche a Milano, che indaga su altri due filoni: appalti petroliferi Eni e Saipem in Africa (Algeria e Nigeria in primis) e sul cosiddetto “Tesoro di San Faustin”, il vero pozzo dei miracoli creato dai fratelli Rocca e dagli amici più stretti per custodire tutti i segreti, ben nascosto prima in Lussemburgo e poi in Svizzera.

 

TERNIUM IN DEFAULT A NEW YORK

Passiamo alla seconda notizia da novanta. Il giudice Pamela Ki Mia Chen dell’Eastern District della Corte di New York ha deciso il “default legale” di Ternium, una storia che si trascina da mesi e ora vede un primo esito giudiziario.

Cosa è successo? Negli scorsi mesi gli azionisti hanno protestato vivacemente con la società per non aver ricevuto alcun tipo di informazione sulle ultime vicende aziendali e soprattutto circa un recente tonfo a Wall Street. Una mancanza totale, quindi, di trasparenza. Gli stessi azionisti, dopo reiterate proteste, hanno deciso di intraprendere un’azione legale collettiva contro Ternium.

Il giudice Pamela Ki Mia Chen

Secondo uno studio legale americano al quale i piccoli soci si sono rivolti, “i dirigenti di Ternium hanno scavalcato le leggi del mercato statunitense perché hanno falsato oppure occultato informazioni su illeciti commessi per la negoziazione con funzionari argentini e venezuelani in merito alla nazionalizzazione di Sidor, motivo per cui sono stati processati Rocca (Paolo,ndr) e Luis Betnaza”.

Betnaza è il direttore di Techint, l’uomo “forte” del gruppo Rocca nelle Americhe.

A questo punto sorgono alcune domande: la procura di Milano conferma le quattro richieste di estradizione? Fa il punto sull’inchiesta per corruzione internazionale in merito al caso Petrobras? Dice qualcosa a proposito dell’inchiesta sul tesoro di San Faustin?

Nel frattempo i media di casa nostra, come al solito, mettono la testa sotto la sabbia, dormono e tacciono.

Abbiamo altre volte ricordato i destini incrociati di Paolo Scaroni (cugino dell’allora supercraxiana Margherita Boniver) e i fratelli Rocca. L’attuale presidente del Milan e plenipotenziario del fondo Elliott in Europa, infatti, è stato protagonista, a metà anni ’80, nel decollo delle fortune di Techint. Ne è stato per un paio d’anni l’amministratore, filando d’amore e d’accordo con i fratelli Rocca, per balzare poi sugli alti scranni delle presidenze di Enel ed Eni: ed anche lui è tra gli indagati eccellenti nelle inchieste sulle tangenti internazionali del Cane a sei zampe.

Il nome di Techint rimbalza anche nel giallo delle inchieste di Ilaria Alpi. Techint, infatti, era impegnata proprio in quegli anni in Somalia per non pochi appalti finanziati con i soldi della famigerata cooperazione, in particolare quelli del FAI, Fondo Aiuti Internazionali. Un dirigente del gruppo, tale Aldo Cafiero, denunciò strane vicende finanziarie e amministrative, ne scaturì un procedimento giudiziario del quale scrisse per il Corriere della Sera Massimo Alberizzi. Un mistero nel mistero.

E sull’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin rischia di calare la scure dell’archiviazione da parte della procura di Roma. E’ ritornato il porto delle nebbie?

 

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