Anche nel calcio un’Italia a metà

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Chiarisco subito: il campanilismo non c’entra. La riflessione che segue è un parere professionale, l’analisi obiettiva di quello che agli occhi di tutti dovrebbe apparire un’onesta, ragionata replica a reiterati “sgarbi” di un importante giornale, qual è la Repubblica, all’equidistanza in chiave nazionale di resoconti dell’evento sportivo, più popolare del mondo, ovvero del calcio. Non tengo il conto di quante critiche ho rivolto alla redazione sportiva del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, che tratta l’argomento Napoli Calcio, come fosse la Cenerentola del campionato italiano. Spesso i resoconti delle partite sono confinati in spazi minimi e in posizione subordinata. Non di rado alla vigilia delle partite agli azzurri spettano una decina di righe tipografiche e neppure con le formazioni che andranno in campo. La parte del leone spetta innanzitutto alla Juventus e ed è anche lecito, in una certa misura, per il ruolo di prima donna che recita grazie ai milioni della Fiat, ma subito l’attenzione è Milan, Inter e Roma, Lazio. La critica è motivata dal semplice dato, piaccia o no ai signori del Centro Nord, che il Napoli è la seconda, grande realtà del calcio nazionale, tra l’altro senza le risorse di cui gode la Juve. Esaurita la premessa, ecco il fattaccio di questo lunedì e viene quasi da pensare che sia un brutto scherzo, un “pesce d’Aprile”. Succede che la squadra partenopea ridicolizza la Roma, le impartisce una lezione di buon calcio e saluta lo stadio Olimpico con il sonante risultato di quattro a uno. Il racconto della partita, solo a voler descrivere i cinque gol, avrebbe consentito anche a un giovane cronista sportivo di sbizzarrirsi nella descrizione delle azioni concluse con il pallone alle spalle dei due portieri. Da dissertare c’era molto di più: il calcio di Ancelotti, disegnato con precisone geometrica e tanta fantasia, quello del povero Ranieri, chiamato all’arduo compito di trasformare un manipolo di sbandati e svogliati in una squadra competitiva, gli assetti tattici dei due allenatori, gli aggiustamenti in corso d’opera dettati dall’evolversi del match, il rendimento dei singoli e del collettivo, le conseguenze della partita sul futuro delle due squadre, eccetera, eccetera. In questo primo Aprile lo spazio dello sport del quotidiano la Repubblica è così disegnato: in prima pagina l’esordio è per un corposo resoconto del Gran Premio di Formula, con mega foto e in basso pagina il gossip sul serial Spalletti-Icardi che monopolizza da un mese i media, non solo sportivi. Il paginone centrale è appannaggio della nuova deblace della Ferrari nel Bahrain dell’impresa di Marquez nel MotoGp di Argentina. La pagina successiva è tutta per la sconfitta dell’Inter ad opera della Lazio (ecco il dominio degli spazi del Centro Nord) e in basso i problemi di spogliatoio del Milan. Non ci crederete, ma la pagina successiva racconta del Napoli. E allora si è indotti a leggere con attenzione l’articolo. Ebbene per molto più di tre quarti è la disamina dei problemi che affliggono i giallorossi e poche righe sono riservate agli infortuni dei giocatori napoletani che devono affrontare l’Arsenal per l’Europa League. E la partita? Neppure un rigo. Se questa è informazione…

Ferdinando Rossi, lettore napoletano di Repubblica emigrato nel Veneto, fedele lettore di Repubblica e non così agiato da poter sostenere l’onere dell’abbonamento a Sky, che ha trasmesso la telecronaca della partita, non saprà mai come e perché la squadra del cuore ha vinto il derby del Sud.

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