Porto chiuso. “No, aperto”: i disobbedienti di Lampedusa.

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E’ probabile che abbia ragione il Carroccio. Sospetta che il caso della “Mare Jonio” non sia fortuitamente concomitante con il voto del Senato, che dovrà dire sì o no al processo per sequestro di persona chiesto dalla magistratura per Salvini. La nave che il vice premier leghista sostiene governata dai centri sociali, si è accostata al porto di Lampedusa con l’obiettivo di contestare la linea dei respingimenti su cui il ministro dell’Interno costruisce il consenso di razzisti e qualunquisti. Salvini, rabbioso, accusa chi ha salvato in mare 49 migranti (numero con forti significati se rapportato ai sequestrati della Diciotti) di complicità con chi lucra illegalmente sul traffico di esseri umani, che lasciano l’Africa in fuga da guerre, violenze, fame, sete. Fosse attendibile l’accusa di Salvini, meriterebbero un motivato riconoscimento i protagonisti della provocazione. Il ministro, a caldo, ha emesso il solito editto: porti chiusi, niente sbarchi. In tempi normali, cioè non coincidenti con voto del Senato, avrebbe mobilitato la polizia e la Guardia di Finanza per impedire l’ingresso della “Mare Jonio” nel porto di Lampedusa, o in qualunque altro del Paese e lo sbarco dei migranti. Per farlo recedere dal proclama pubblicizzato dai media gli ha dato involontariamente una mano il sindaco di Lampedusa Salvatore Martello: “Il porto è aperto” ha dichiarato e ha corretto la tesi del ministro sull’azzeramento degli sbarchi. “Mai fermati. So che la nuova circolare del ministro Salvini è stata trasmessa in nottata alle autorità, ma in mare non esistono le circolari. Se hai bisogno e se c’è bisogno, io chiedo di entrare, insomma, mi devi fare entrare. E basta”. La “Mare Jonio” ha attraccato, i migranti sono sbarcati. Per non perdere completamente la faccia, il vice premier ha chiesto il sequestro della nave e l’arresto dell’equipaggio. La richiesta è sostenuta dall’accusa di aver imbarcato i migranti in acque libiche e di non averli consegnati alla motovedetta del Paese africano. Cosa abbia promesso il governo italiano a Tripoli, per impedire ai migranti di dirigersi verso il nostro Paese è da accertare. In ogni caso l’esecutivo gialloverde finge di ignorare le violenze inflitte ai migranti in Libia. Franceschini (Pd) a Conte: “Dica al suo vanitoso ministro dell’Interno che non si gioca a fare il duro sulla pelle dei disgraziati e che non si può usare la definizione di ‘nave dei centri sociali’ per lasciare gente in mare”. Zingaretti: “Ennesima tragica sceneggiata contro i deboli”. Il Consiglio Italiano per i Rifugiati: “Quella del Viminale è una circolare che esercita un astratto e un po’ ipocrita formalismo nell’analisi delle norme”. Cauta la linea dei 5 stelle: “Il governo è al lavoro, stiamo verificando le condizioni delle persone a bordo perché i salvataggi sono la nostra priorità, le vite umane sono la nostra priorità”. E allora, c’è qualcosa su cui concordino gialli e verdi che s-governano?

Il presidente del consiglio comunale di Roma, il pentastellato Marcello De Vito, all’alba è stato arrestato dai carabinieri, che hanno perquisito la sua abitazione. L’accusa è di corruzione. Avrebbe intascato “elargizioni” dal costruttore Luca Parnasi. Lo sostengono i pubblici ministeri Zuin e Spinelli. De Vito si sarebbe prodigato per favorire il progetto collegato alla costruzione del nuovo stadio del calcio. Il placet per l’ impianto, come si ricorderà, ha fatto esultare la sindaca Raggi. Cin, cin e autoesaltazione. De Vito è stato più volte all’attenzione della magistratura, dell’ordinanza che ha portato all’arresto di Parnasi e di Luca Anzalone, ex presidente di Acea, voluto al vertice dell’azienda dai 5Stelle.

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