La Repubblica in bianconero

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E’ il mio giornale da quel lontano mercoledì 14 Gennaio del 1976, quando in edicola ha fatto la sua comparsa con il numero uno. 43 anni di fedeltà al quotidiano fondato da Scalfari legittimano il diritto di affiancare alla stima per la testata, motivi, seppure sporadici, di critica. Oggi, la Repubblica sembra folgorata sulla via della Juventus e della sua proprietà, di Agnelli. Negare la straordinaria impresa di Ronaldo, che ha annichilito l’Atletico Madrid? Sarebbe uno sgarbo da lasciare al tifo degli ultra anti Juve, ma giudicare professionalmente non irreprensibile l’enfasi del giornale per l’impresa calcistica della Juve e della sua star, somiglierebbe molto a carenza di spirito critico. Dunque: la Repubblica, con una scelta quantomeno insolita, dedica un consistente basso pagina della copertina ai tre gol del portoghese. che fanno impennare la quotazione in borsa della Juventus, con tanto di fotografia di Ronaldo, dita al cielo in ringraziamento all’autore del Creato. A ridosso delle prime quattro pagine, riservate al tema del clima, alla numero sei e sette, dunque prima della politica nazionale e internazionale, la Repubblica offre il doppio paginone all’eccelso pedatore. Titolo corpo 72, cioè il massimo in tutto il giornale, maxi foto nella prima pagina, a tutta pagine e nella seconda articolo biblico: “Cristiano, chiamato per scrivere il destino”. Finisce qui l’anomalia, evidentemente nata dalla mente del nuovo direttore? Non finisce qui. Un contributo all’apologia pro Juve lo fornisce l’intera pagina 20, pagata dal pastificio De Cecco. “Alla Juventus si mangia De Cecco”, recita il titolo, che sovrasta la foto di giocatori bianconeri a tavola, alle prese con piatti di spaghetti di quell’azienda. Andiamo oltre. In condominio con le pagine 40 e 41, una gigantesca fotografia di Allegri e il titolo “L’inventore Allegri, una partita perfetta pensata in due giorni” con relativo articolo, dopo 48 ore dalla vittoria in champions league. In apertura della pagina 40 iln fondo dedicato a Bernardeschi e indovinate quale maglia indossa. Certo, quella della Juve. Nella pagina 41 titolo principale è pere l’Inter che se la vede in Europa League con l’Eintertrach e il lettore, di quelli neutrali, si chiede perché solo in basso pagina e con molto minore evidenza il match del Napoli (che com’è noto precede l’Inter in classifica) in uno striminzito basso pagina?

Senza alcuna intenzione di infierire: in Brasile, due giovani incappucciati compiono una strage in una scuola. Uccidono un insegnante, sei studenti, un impiegato. Sedici feriti. Dopo il massacro si suicidano. Ce n’è per una pagina intera di cronaca e commenti, ma la notizia di Repubblica, a pagina 16, si esaurisce in un breve colonnino, tra l’altro firmato e protetto dalla scritta “riproduzione riservata”, come fosse uno scoop del giornale.

Un piccolo buco di pagina 10, stranamente incastrato nell’articolo sul Pd un mimi colonnino è quanto la Repubblica ritiene di concedere al caso del Presidente del Parlamento Europeo Tajani, che forse per fornire un endorsement a Salvini, futuro alleato elettorale, noto per il piglio pseudo dittatoriale, ha elogiato il Ventennio e Mussolini che avrebbe fatto “Cose positive” prima di allearsi con Hitler. Bufera per questo incredibile elogio, ma non per la Repubblica che l’ignora le proteste. Altrove, Udo Bullmann, leader dei Socialisti e democratici (S&D) al Parlamento europeo: “Come può un presidente del Parlamento europeo non riconoscere la natura del fascismo? Due ore dopo la lode a Mussolini, Tajani incontra Salvini e Meloni, gli italiani di estrema destra. Dopo Orban è questo il profilo futuro del Ppe?”. “Tajani svela il suo volto, si vergogni per ciò che ha detto su Mussolini” commenta il sottosegretario M5S agli Affari Regionali Stefano Buffagni. “Tra leggi razziali, omicidio Matteotti e gli anni bui della democrazia, ricordo che la nostra Costituzione si basa su altri valori. Orgoglioso di essere diverso da loro”. E il presidente della Toscana Enrico Rossi “Le parole di Tajani sono gravi. L’Europa è nata dopo le tragedie e gli orrori causati dal nazismo e dal fascismo. Chi ricopre la carica di presidente del Parlamento europeo questo deve averlo sempre bene a mente”.

Bellissimo l’esordio di prima pagina, emozionante la grande immagine di una studentessa che a Londra protesta per il clima, in giusta evidenza la figura di Greta Thunberg, la ragazza svedese ambientalista che ha scosso le inerzie del mondo ed è una auspicata candidata al Nobel della Pace.

Conviene autoproclamarsi ministri e vice premier? Conviene. Con alle spalle il nulla, Di Maio e Salvini, portano a casa ogni anno cifre comprese fra 326mila e 336mila euro fra stipendio è indennità parlamentari, oltre a tutti i vantaggi di non spendere un euro per svolgere il ruolo che si sono ritagliati addosso. Capite quanto intascano i due Dioscuri che hanno riportato il Paese ai tempi bui della recessione? Se la legislatura reggerà per cinque anni, il totale del tesoretto ammonterà a un milione e 630mila euro!

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