M5S: giù la testa, ma la testa di Salvini sta su

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Il prode Zingaretti, condottiero della crociata dem per il rientro a pieno titolo nell’agone del confronto politico, comincia a disegnare il restauro di un partito deperito oltre ogni pessimistica analisi dei suoi molti problemi. E allora addio al Nazareno, una donna è la sua vice, feeling con la gioventù disillusa dal partito senza progetti, sconfitto sonoramente il 4 marzo del 2018. Sull’abbrivio della picconatura al movimento dell’incapace Di Maio, in sintonia con l’azzeccagarbugli Conte, il neo segretario dem ha dato una nuova spallata al grillismo. Sì tav, ha tuonato in consonanza con il protervo “si farà” del leghista e così dichiarando ha prefigurato il futuro contributo alla maggioranza parlamentare che Giorgetti, testa pensante del Carroccio, prefigura come passaggio decisivo per il via al Tav. L’endorsement pro Alta Velocità dello Zingaretti politico si è tradotto in un doppio vantaggio per Lega e Pd. Così raccontano gli ultimi esiti dei sondaggi. Crescono Salvini e Zingaretti, affonda in un deludente 21percento Di Maio. E’ fin troppo evidente che il bersaglio dei democratici fossero i 5Stelle, nella convinzione di uno loro clamoroso scippo di consensi a proprio danno. Di qui l’opera di demolizione del Movimento, in buona parte riuscito, ma non ancora completato. Punto e a capo: l’operazione ha contribuito e non poco alla scalata della Lega al primo posto nei consensi degli italiani, che sfiora il 34% e a un piccolo passo in su del Pd, che ora tallona i 5Stelle a un solo punto dal sorpasso. Insomma, ancora uno sgambetto a Di Maio gli è concesso, ma poi, con quale grinta e baionette innestate Zingaretti andrà all’assalto del forte Salvini?

Per esempio: smascherare gli abusi del ministero dell’Interno che succube della tracotanza di Salvini commette ripetuti soprusi istituzionali. Ordina la chiusura dei porti ai migranti e non è di sua competenza, ma del ministro per le infrastrutture, esautora Mimmo Lucano, sindaco dell’accoglienza di Riace, impone che i magistrati gli infliggano gli arresti domiciliari e, ultima sopraffazione, costringe le Questure a impedire l’accesso dei legali all’ufficio immigrazione, privando i cittadini stranieri di assistenza nelle pratiche di rinnovo dei permessi di soggiorno che si svolgono tra difficoltà linguistiche e un complicato iter burocratico. Denunciano gli avvocati che questa condotta costringe gli immigrati a condizioni di inferiorità e non rispetta la categoria forense. In sostanza, i funzionari di polizia non applicano alcuna legge, sono interpreti passivi della nuova aria che spira al Viminale per rendere la vita difficile ai migranti. Succede a Napoli, a Lecce e in altre questure. Per iniziativa dei dirigenti locali? Chi rappresenta gli avvocati sospetta altro e dichiara che la contestazione non è un pretesto per dichiarare guerra a Salvini, ma una battaglia di genere che si avvale del sostegno di un’intera categoria di professionisti. Denunciano i legali di Lecce: “Nostri colleghi si sono sentiti dire che non è consigliabile l’assistenza di un legale, perché il personale dell’ufficio immigrazione ‘si arrabbia’ e la pratica non va avanti”!

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