Qualcosa di rosso

Condividi questo articolo

Riconoscersi, capire se sono rimasti nella testa e nel cuore la voglia di sinistra, l’energia per generare la linfa del riscatto, l’orgoglio di sapere che stai dalla parte giusta, i sapori della sfida ai padrini della malapianta attecchita in questo Paese, plagiato dai finti “onestà, onestà”, dagli ultras del razzismo, dell’omofobia, dell’autarchia valpadana. Come? Forse tingendo di rosso la vita, i pensieri, i comportamenti, la musica e le parole, le idee, la passione sociale, la solidarietà operativa, il sapore rivoluzionario della competizione politica vincente, il ripristino del rapporto solidale con il mondo del lavoro, l’attualità rispettosa e compiuta della Costituzione, progetti dettagliati, con il crisma della fattibilità, a misura dei mutamenti epocali in corso e futuri, forse con il rosso di un gilet, di una cravatta, di un fazzoletto, del tappetino del mouse, della copertina del libro dei desideri…

C’è questo nella scia dell’onda lunga della Milano antirazzista, dei duecentomila che hanno contestato la iattura gialloverde, del milione e mezzo di voti che hanno affidato a Zingaretti il futuro dei democratici? I se e i ma non sono figli del pessimismo a tutti i costi. Il neo leader di una struttura magmatica a plurima identità, in fase di approssimazione alle primarie ha lavorato a tutto campo per introdursi nella complessità del Pd. Lo ha fatto all’insegna di “Una birra con Nicola” e voci di dentro raccontano che l’invito ha agevolato una serie di “condividi” con i giovani, gli stessi che a Milano, chiamati da Sala a invertire il lungo letargo politico della sinistra, hanno respirato a pieni polmoni l’aria di una partecipazione non fine a se stessa, non sterilmente autocelebrativa.

Se è l’alba di un giorno esaltante, ma estemporaneo, sporadico, o il prologo di un rinsavimento strutturale degli italiani: la controprova è imminente con il voto per le europee. A proposito di rosso, l’ha smarrito la consistente compagnie di giornalisti di sinistra della Rai? Si è rapidamente riciclata sulla lunghezza d’onda dei predatori giallo-verdi, assiste passivamente all’occupazione militare dell’informazione, come non è accaduto neppure nell’era del monopolio democristiano e del duopolio Dc-Psi? Ecco una di molte priorità, una cartina di tornasole che Zingaretti dovrebbe mettere in cima all’agenda del suo mandato per tarare la dimensione di leader. L’ignobile manfrina, che tiene incollato con lo sputo il sodalizio Di Maio-Salvini, è scandalosamente possibile grazie al ‘Guiness’ dell’invasione unnica dei famelici giallo verdi di ogni spazio televisivo del servizio pubblico. Ogni motivo di disgusto per i danni vicini all’irreparabile, che Lega e 5Stelle vanno provocando all’Italia, è zittito così dal regime di propaganda spudorata di reti e Tg, di spot filo governativi permanenti e gratuiti. Il nostro è purtroppo il tempo dell’apparire e i Casaleggio dei due boss Lega-5Stella ne fanno una scorpacciata, condita con il “me ne frego” per gli avvertimenti del garante Agicom e degli istituti specializzati nell’analisi di settore, che segnalano invano il colossale sbilanciamento imposto da Di Maio e Salvini.

Condividi questo articolo

Lascia un commento