AFFARE MONNEZZE / ROMANIA, LA “NUOVA” SUPER DISCARICA DEI CLAN

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Nuove rotte per le monnezze di casa nostra. Adesso gli inquirenti scoprono una nuova pista che porta in Romania. E balza alla luce un export milionario, un maxi affare gestito ovviamente dalle mafie per spedire in quel paese montagne di rifiuti tossici a costo praticamente zero. Una nuova discarica inviata dalla Provvidenza.

Sapremo presto nuovi dettagli sull’affaire, con tanto di sigle, nomi, numeri e tutto quanto fa della monnezza sempre un business, una preziosa merce di scambio per i palati delle mafie.

Peccato, anche stavolta, che quella pista sia stravecchia. Con ogni probabilità nata appena dopo la caduta del Muro di Berlino: quindi dal 1989, e poi ovviamente dipanatasi per tutti gli anni ’90 e seguenti.

Ciro Cirillo

Erano all’epoca ben noti gli stretti rapporti intercorsi tra il Venerabile Licio Gelli e il paese di Ceaucescu. I reciproci apprezzamenti, gli affari sotto braccio. E perfino la nomination avanzata dall’Università di Bucarest per inserire in nome del Venerabile nella cinquina del Nobel per la Letteratura, candidatura sponsorizzata da altre università est europee e sudamericane, i paesi che Gelli maggiormente apprezzava.

Ed infatti la Voce documentò in una cover story di metà anni ’90 quella incredibile nomination, mai balzata agli onori delle cronache. All’epoca solo il Messaggero ne fece cenno.

Ma torniamo a bomba. Risalgono proprio a primi ’90 gli incontri a Villa Wanda, la maison aretina di Gelli, con gli emissari del clan dei Casalesi, capeggiati da Francesco Bidognetti, la mente “finanziaria” del clan, alias “Cicciotto ‘e mezzanotte”.

Tema base di quei summit proprio i traffici miliardari di monnezza tossica, che facevano già gli appetiti dei clan di camorra. I quali, però, avevano in mente di organizzarli sotto il protettivo ombrello dei piduisti, orchestrati da Gelli. In modo tale da ottenere anche l’ok da parte dei Servizi segreti: la parte deviata, si diceva allora, quella che ha sempre non solo coperto ma anche incentivato traffici sporchi a molti zeri.

Detto fatto, quei meeting aretini sancirono la sottoscrizione del “patto” tra camorra, massoneria e apparati dello Stato: un accordo del resto già stipulato in occasione del rapimento e della “strana” liberazione del potente assessore Dc Ciro Cirillo. Il quale prodigiosamente uscì vivo da quel rapimento, cosa che non era successa per Aldo Moro, il quale invece “Doveva Morire”.

Tornando a bomba, ossia alle monnezze d’oro, il cerchio si chiude con la Romania. Gelli punta ai traffici in combutta con i Casalesi; Gelli ha grossi contatti in Romania, che diventa quindi una meta ideale per quei traffici.

Proprio come oggi. Con quali massonerie e servizi al seguito?

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