“Che tempo che fa” in Rai

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Anziché blaterare insulti, ergersi a censori, indossare le armature di crociati difensori della professione giornalistica, perché usurpata da Fazio volato a Parigi per intervistare Macron, i detrattori dell’iniziativa dell’ideatore e conduttore di “Che tempo che fa” rispondano alle seguenti domande: perché Fazio avrebbe dovuto informare la direttrice di Rai 1 che lamenta di esserne all’oscuro, se il programma, come altri, è gestito da sempre in autonomia? Soprattutto di che lamentarsi se l’intervista è ospitata in un programma di intrattenimento? Cosa fanno di diverso Mara Venier, Carlo Conti, Antonella Clerici e un’altra miriade di non giornalisti che intervistano da mane a sera i loro ospiti?

Fazio deve ringraziare i leghisti e i loro compari, la scugnizza ‘de borgata’, al secolo la Meloni e la direttrice di Rai 1 o chiunque altro avrà da ridire sull’intervista a Macron: è pubblicità gratuita a “Che tempo che fa” di domani sera. Per restare a questa vicenda all’italiana, un quesito sorge spontaneo e cioè, considerato il contenzioso Italia-Francia, a cui hanno offerto contributi rilevanti Di Maio, Di Battista e Salvini, come si giustifica che la Rai, nel suo insieme, non abbia mai intuito la necessità di far intervistare Macron dai suoi corrispondenti e inviati? Della vicenda e dell’occupazione bulgara dell’informazione Rai, ad opera della piovra gialloverde, fino al momento di affidare alla tastiera del computer questa nota, sembrano estraniarsi il sindacato dei giornalisti Rai e l’Ordine professionale. Il loro silenzio lascia quanto meno perplessi. Per chi non è un addetto ai lavori è forse oscura la ragione che si oppone alla prassi diffusa dell’intervista, cioè di un fondamentale del giornalismo, affidata a gente dello spettacolo. Il comodo permissivismo, che consente di riempire ampi spazi dei programmi soprattutto pomeridiani, è tollerato e anzi sollecitato dai direttori di rete, che non esitano a usurpare impunemente la professionalità dei giornalisti. Detto questo, c’è anche in rilievo che il Fazio intervistatore è un esempio di rara professionalità, sostenuta da un’evidente lavoro di preparazione dei contenuti e delle domande, tanto da proporre all’Odine dei Giornalisti di accoglierlo ad honorem. In tema di interviste una domanda ai vertici della Rai e al leghista che si è chiesto con il piglio di buon amministratore delle risorse pubbliche quanto è costata la trasferta parigina di Fazio: “Quanto costa la spartizione partitica delle reti?” L’informazione Rai, senza la famelicità di chi governa, potrebbe contenere il sistema comunicativo in una sola grande e pluralista struttura, in grado di coprire con adeguati organici l’intera domanda di news televisive. Dunque un solo corrispondente, un solo inviato nella capitali europee e del mondo, non tre per ogni testata come accade da sempre.

Che nel contesto globale della man bassa operata dai gialloverdi sull’informazione Rai e documentata dagli osservatori specializzati Fazio sia una voce scomoda è un fatto. Basterebbe a motivare l’ostracismo di Lega e 5Stelle, la preziosa presenza a “Che tempo che fa” dell’economista Cottarelli, lucido, equilibrato analista dell’andamento asfittico dell’economia a conduzione di questo governo.

Mia Martini, all’esordio di una struggente canzone: “Sai la gente è strana” e più avanti “Sai, la gente è matta”. Versi appropriati per ricordare a Grullini e valpadani che non hanno aperto bocca quando Fazio ha ospitato e intervistato uno di loro.

Da non perdere il “Che tempo che fa” di domani sera con l’intervista a Macron.

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