Che fretta c’è? Il flop degli exit poll

Condividi questo articolo

Fossi un parlamentare avanzerei la proposta di abolire sondaggi ed exit poll. Il perché può convincere partiti e media a risparmiare valanghe di soldi incassati dalle società, che come cartomanti istituzionali fanno concorrenza ai pronostici delle fattucchiere che leggono il futuro nella sfera di cristallo. Mi chiedo e chiedo: quale frenesia induce chi commissiona le previsioni di voto, tanto da non poter aspettare dodici e conoscere la realtà certificata? E perché la Rai rimpingua le casse dell’agenzia che ha clamorosamente falsato l’esito delle elezioni in Sardegna lasciando credere che i due candidati alla presidenza della Regione fossero divisi solo da una manciata di voti, ampiamente smentita dai dati ufficiali? Per una serata intera e una mezza giornata successiva, televisioni, giornali e commentatori hanno dissertato sull’exploit di Zedda, outsider del centrosinistra in corsa per la possibile vittoria. Senza nulla togliere ai consensi ottenuti, che incoraggiano e il Pd a battere la strada delle alleanze e di candidati credibili, a spoglio completato, Solinas, del centro destra è risultato vincitore con il 15 % in più su Zedda. Delle due l’una. O si aboliscono gli exit poll, o si innovano le modalità di voto. Il Parlamento ha già adottato il metodo elettronico e l’esito delle votazioni è noto in pochi secondi.

Un passo indietro, per citare il pastrocchio dei sondaggi. Ieri, il Tg 1 delle tredici e trenta, ha usato i guanti bianchi con i 5Stelle, attribuendo al Movimento il ruolo di primo partito in Sardegna. Falso, ma chi se l’è bevuta incolpevolmente, è stato ingannato e chissà se solo per disinformazione della testata principe della Rai.

Non si tratta di sorprendere un figlio birbante con le dita nel barattolo della marmellata. E’ lungo e abominevole l’elenco di politici, imprenditori, furbetti del quartiere, finiti in prima pagina per truffe, appropriazioni indebite, reati di corruzione, tangenti intascate, collusioni per interessi privati con le mafie. Alla sbarra, in corso dei relativi processi o intervistati nelle ore successive al mandato d’arresto, questi tristi figuri dell’Italia eticamente malata esibiscono immutata spavalderia, facce di bronzo, espressioni di sfida, a sostegno di spudorate menzogne, del tipo “Sono innocente, vittima di un complotto politico, ma non finisce qui”. Per anni, in attesa della condanna che lo ha escluso dalla società civile, chiudendolo in una cella del carcere, il super corrotto Formigoni, ha ostentato il disprezzo per la magistratura e le sue indagini e ha circolato senza destare scandalo negli ambienti della politica, della “buona” società, e di ambienti cattolici affezionati predicatori del perdono.

E’ la volta di Gianni Alemanno, neo fascista, che a disdoro del nostro Paese malato si è cinto della fascia tricolore di primo cittadino e ha frequentato Campidoglio e personaggi della malavita romana. Condannato a sei anni di reclusione per reati di corruzione e finanziamento illecito al suo partito e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, l’ex sindaco di Roma si dichiara innocente e spera di far dimenticare una precedente condanna subita per un assalto armato agli uffici commerciali dell’ex Unione sovietica, di essere dunque un colpevole (riabilitato) recidivo. “Sono innocente” ha detto appena conosciuta la condanna, “faccio appello alla sentenza”. Non gli sarà facile smentire l’incasso di una tangente di trecentomila euro che il Pubblico Ministero condanna come frutto della complicità di un’istituzione qual è il comune di Roma, con un’associazione a delinquere di stampo mafioso (Carminati, Buzzi). E non cancellerà di sicuro la macchia di aver gestito la peggiore stagione del Comune di Roma.

Condividi questo articolo

Lascia un commento