MAFIE IN ALBANIA / STRAVECCHIE DI OLTRE 20 ANNI

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Edi Rama

Albania nel caos. Il premier Edi Rama accusato di corruzione e collusione con la mafia. “E’ la prima volta – sostengono i cittadini che protestano, intervistati dai media – che le mafie entrano in scena, prima c’era solo una dilagante corruzione”.

Per la verità è da svariati anni che gli stessi media scrivono di una mafia locale sempre più potente, cresciuta a base di traffici di droga e contrabbando di sigarette. E di rapporti con le altre mafie. Cosa di anni fa, non certo di decenni.

E invece la realtà è ben diversa. Il radicamento della camorra, per fare un esempio, risale addirittura alla metà degli anni ’90.

La prima pagina dell’inchiesta pubblicata dalla Voce nel ’97. Sotto e in apertura, la copertina.

Ecco cosa scriveva la Voce in una cover story di maggio 1997. Significativo il titolo: “Il Clan degli Albanesi – Aversa chiama, Tirana risponde”. E ancor più il sommario: “Droga in cambio di soldi sporchi. Traffico di armi. Ingenti capitali che percorrono in lungo e in largo l’Adriatico. Su tutto, l’ombra dei clan, in prima fila lungo l’asse Terra di Lavoro-Albania, con Aversa che diventa magicamente ombelico del mondo. Ricostruiamo l’incredibile vicenda delle finanziarie finite in crac con un inedito, esclusivo ritratto dei gran registi aversani di tutta l’operazione. E un forte odore di 416 bis”.

Così cominciava l’inchiesta: “Và dove la porta ‘o business, la camorra. E tra le trasferte più attese dai boss negli ultimi tempi c’è stata proprio l’Albania. Oggi palcoscenico di stragi e morte, lotte e sofferenze ma anche avamposto del riciclaggio di casa nostra. Non solo targato Sacra Corona Unita, che dai quartieri generali pugliesi aveva già dato l’assalto alle coste slave negli anni precedenti, dilaniati dalle guerre interne. Ma anche mafia, ‘ndrangheta e, soprattutto, camorra”.

Il campanello d’allarme allora fu un flusso improvviso di enorme liquidità in quel Paese, il proliferare di un impressionante numero di società finanziarie – evidente paravento di interessi illeciti – che spuntavano e fallivano nel giro di pochi mesi.

Continuava il reportage della Voce: “cominciano a spuntare una serie di finanziarie che canalizzano grossi flussi di danaro, tanto grossi da lasciar sorpreso perfino il procuratore nazionale antimafia Pierluigi Vigna che nota: ‘siamo rimasti tutti meravigliati dall’entità e dalla concentrazione di ricchezza in quel Paese’. E punta i riflettori proprio sulla Campania e sulle attività di riciclaggio dei clan nostrani: ‘già in Campania negli anni corsi si usava questo sistema (delle finanziarie, ndr) per la raccolta di fondi che venivano poi investiti nel contrabbando di sigarette’”.

Presidente dell’Albania, all’epoca, il faccendiere Sali Berisha, il cui braccio destro era un ufficiale dell’esercito, Vebhi Alimucaj, diventato poi uno dei più grossi finanziatori del suo Partito (sic) democratico.

 

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