INFORMAZIONE / IL TRAMONTO DEL MATTINO

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Il tramonto del Mattino. C’è forte aria di smobilitazione e soprattutto di rassegnazione alla redazione dello storico quotidiano napoletano, da anni gestito dalla famiglia Caltagirone, al timone il patròn Francesco Gaetano e la figlia Azzurra, l’ex consorte di Pierferdinando Casini.

Da 200 redattori a meno di 50 nel giro di pochi anni e la fresca ciliegina del licenziamento dell’uomo che per 37 anni ha guidato la macchina amministrativa del quotidiano, Massimo Garzilli.

Ma ripercorriamo le ultime tappe nella ricostruzione di un redattore.

“Va detto che da tempo i Caltagirone hanno fatto chiaramente intendere che il Mattino non interessa più. Quando lo hanno preso un quarto di secolo fa c’era un grosso interesse per i destini del dopo Bagnoli e immobiliari anche nella zona orientale della città. Hanno utilizzato il giornale per quel che serviva nei confronti della varie amministrazioni locali, poi hanno deciso di dismettere man mano”.

“Prima hanno praticamente azzerato i poligrafici, quindi sono passati ai redattori. Prepensionamenti, incentivi all’uscita e quant’altro per far dimagrire i livelli lavorativi. In tutto ciò il sindacato è stato con le mani in mano”.

Alessandro Barbano. In apertura l’inaugurazione della redazione del Mattino al Centro Direzionale

“Quindi nel giro di pochi mesi, l’anno scorso, due blitz. Il licenziamento improvviso del direttore Alessandro Barbano, per motivi in gran parte politici, perchè Barbano non era certo filo grillino e filo leghista. E poi l’abbandono della sede storica in via Chiatamone, la casa del Mattino da sempre, per passare in un piano della Torre Francesco al centro direzionale di Napoli, nel grattacielo di proprietà degli stessi Caltagirone”.

“Nelle loro intenzioni c’è probabilmente di fare del Mattino una piccola costola del Messaggero, sempre di loro proprietà, forse un Messaggero panino con all’interno un insertino del Mattino. Una bazzecola comunque. E noi zitti”.

“Adesso l’ultima. Hanno licenziato il direttore amministrativo da sempre, diventato nel bene e nel male un’istituzione di via Chiatamone, Massimo Garzilli. Cosa succederà nelle prossime puntate?”.

Se il Mattino piange Repubblica Napoli certo non ride, con livelli di vendita sempre più ridotti. Anche nella redazione partenopea del quotidiano ancora diretto per qualche giorno da Mario Calabresi, c’è aria di crisi. Con ogni probabilità ad aprile la redazione dimagrirà di 4-5 unità, tra prepensionamenti e via cantando.

Mentre il Roma, fondato dal “comandante” Achille Lauro, vivacchia in acque sempre più prosciugate di liquidità.

C’era una volta l’informazione su carta stampata a Napoli. Dal troneggiante Mattino al popolare Roma, dalle mitiche redazioni partenopee di Paese Sera e dell’Unità, a quella di Repubblica e del Corsera, con la sua costola il Corriere del Mezzogiorno (un’altra creatura in progressivo calo di copie).

C’era un campo fiorito, oro il più totale deserto. E un’informazione che è sempre più un’araba fenice.

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