Sgarbo, da guerra fredda, di un incosciente provocatore

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Preso per un orecchio, spedito faccia al muro dietro la lavagna, espulso a fine lezioni, sospeso sine die e, in forse la riammissione, con l’impegno dei genitori di impartire al figlio sconsiderato un corso accelerato di rieducazione. Fosse solo un discolo in caduta libera, la vicenda Di Maio si potrebbe liquidare così, ma così non è e ci tocca ammortizzare la rabbia furiosa, ampiamente giustificata, degli incazzatissimi cugini d’oltralpe. L’incosciente, che il cosiddetto movimento dei grullini ha santificato per il disdoro del Paese, tra gaffe, clamorose incompetenze, selfie e flebo di autostima fondata sul nulla, l’ha combinata grossa, ultimo pastrocchio di una serie di cui è stato coprotagonista il socio Salvini. La Francia è scossa dalla protesta popolare contro il governo e Macron e sulla rabbia per condizioni di vita insostenibili, del tutto lecita, s’intrufola la violenza della destra, sobillata, anche se non esplicitamente, dalla Le Pen. A poco è valsa la concessione del presidente francese a venire incontro alle richieste della piazza. Il Di Maio, non il capo dei 5 Stelle, come si definisce per assolvere la responsabilità del disastro procurato, ma il vice premier del governo italiano, in tandem con Di Battista (a che titolo e a spese di chi?) ha fatto scoppiare il finimondo pubblicizzando l’incontro di solidarietà con esponenti dei gilet gialli in lotta contro Macron, capo di un governo già indignato per episodi di illecita ingerenza di uomini delle istituzioni italiane. Il patetico pompiere Conte, designato da Lega e 5Stelle a gettare acqua sul fuoco acceso a più riprese da Salvini e Di Maio, evoca l’antica alleanza Italia-Francia, la storica amicizia tra i due Paesi, ma deve parlarne usando verbi al passato. L’oggi è che Macron ha fatto rientrare l’ambasciatore a Parigi e che il ministro degli esteri francese ha definito indegna il comportamento del vice premier italiano: “Le ultime ingerenze sono una provocazione ulteriore e inaccettabile, violano il rispetto dovuto all’elezione democratica fatta da un popolo amichevole e alleato e il rispetto che i governi democratici e liberamente eletti si devono reciprocamente. La Francia è stata oggetto di ripetute accuse, attacchi infondati e pretese assurde senza precedenti dalla fine della seconda guerra mondiale”. Solo per cortesia diplomatica la minsitra degli esteri non gli ha consigliato di occuparsi di problemi interni, dello spread balzato alla pericolosa quota 280 e dell’ultimo posto nella graduatoria europea che boccia i peggiori in fatto di prodotto interno lordo (Pil). L’Italia è ventesima su venti Paesi con un pauroso 0,2 percento e la borsa ne ha risentito con un -2,5%. Si annunciano ritorsioni di Parigi. Per esempio lo stop alle trattative Alitalia-Air France e Fincantieri. Di più, la Francia, per ripicca, decide di non accogliere la quota di migranti della Sea Watch. Cresce la tensione su temi scottanti: immigrazione e controllo delle frontiere, estradizione dei terroristi fuggiti in Francia durante gli anni di piombo dopo il caso Battisti, gestione della crisi in Libia, polemica con i 5Stelle sul ‘Franco delle colonie’ ovvero il franco Fca, moneta in uso in alcuni Paesi africani. Merci, messieur Di Maio.

Il Sanremo 2019 fila via con lo strano mixage di armonia e politica, di cautele del “dirottatore” Baglioni e timide trasgressioni dei comici, con la performance insapore, imperfetta di Rovazzi, nel finale della terza serata, con la conferma che non c’è una canzone regina, pari alla tradizione della grande musica italiana. Molti quotidiani, costretti a andare in stampa entro una certa ora, oggi non raccontano la perla più preziosa del Festival. Serena Rossi, protagonista di un film dedicato al culto di Mia Martini, ha regalato emozioni, come nessun altro tra i cantanti in gara e gli ospiti (ma fantastica Giorgia) con un’interpretazione di “Almeno tu nell’universo” oltre la perfezione per intensità, pathos, tecnica, estensione vocale, pari e forse perfino oltre la bravura di Mia Martini.

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