CAPITANO ULTIMO / OGGI CAPO SINDACALE, DOMANI A NAZARETH

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Il mio modello? Gesù di Nazareth?”.

A pronunciare il Verbo è l’uomo che catturò Totò Riina, l’eroe dei due mondi, il mito incarnato nelle fiction da Raul Bova, il carabiniere che parla con gli uccelli. E l’anno scorso ha rispedito al mittente (Sergio Mattarella) il titolo di Cavaliere dell’Ordine al merito della repubblica.

Si tratta di Sergio De Caprio, alias Ultimo, il capitano senza macchia e senza paura, proclamato non ancora santo (aspettiamo Pasqua) ma oggi capo del primo sindacato tra i militari di sempre, cioè da quando la Corte Costituzionale ha abrogato il divieto per i militari di dar vita ad un proprio sindacato.

E chi meglio di Lui per capeggiare le truppe della Benemerita alla guida del SIM, il sindacato italiano militare? Via spianata per l’acclamazione e l’incoronazione: anche perchè è il candidato unico. Per votarlo in modo plebiscitario si sono radunati a Roma in 250.

Ecco alcune parole del Vate: “Una bella responsabilità ma mi piace l’idea di combattere per i diritti e la dignità di uomini e donne dell’Arma. Resterò quello che sono. Io voglio difendermi e stare basso, coprirmi ma non nascondermi. Questo sindacato deve la sua nascita a carabinieri che hanno pagato per portare avanti questa idea: sono stati contrastati, discriminati, osteggiati perchè pensavano giusto avere il sindacato. Io cammino sulle strade. Guardo ai padri e alle madri che si sacrificano per far studiare i figli, osservo i giovani che si accontentano di poco per crescere. Il resto, il teatro della politica o di altro, non mi interessa, non mi appartiene”.

Poi il Verbo sui Maestri: “Sempre quelli, Carlo Alberto Dalla Chiesa, ma più di tutti Gesù di Nazareth”.

In attesa dei prossimi miracoli, ecco alcune tappe del lunghissimo Cammino.

Bernardo Provenzano. In apertura il capitano Ultimo

Diventa celebre, oltre un quarto di secolo fa, per la mitica cattura della super primula rossa Totò Riina, un’operazione condotta con il suo capo e sempre amico, l’allora colonnello e comandante del Ros Mario Mori. Peccato che il prodigio avesse un piccolo neo: il covo, dopo l’arresto, non fu controllato per due settimane, il tempo per i picciotti si ripulirlo, ritinteggiarlo e prelevarvi anche la cassaforte, contenente l’elenco dei 3000 nomi, tutti i pezzi grossi in combutta con la mafia (e oggi con ogni probabilità nelle mani di Matteo Messina Denaro). La circostanza emerse casualmente durante un processo che Ultimo intentò a due giornalisti. Nel corso di un’udienza, infatti, De Caprio disse: “Ma quale elenco ed elenco, io non è ho mai parlato”. Un clamoroso autogol, una gigantesca excusatio non petita.

Per quella “disattenzione” Ultimo è stato costretto a subire un processo con il suo capo Mori, dal quale sono usciti assolti con una sentenza “pesante”: si tratta di comportamenti non rilevanti sotto il profilo penale – sostennero le toghe – ma moralmente, deontologicamente e professionalmente censurabili. Le “giustificazioni” addotte per il non controllo del covo furono: “la truppa era stanca dopo un estenuante lavoro durato mesi e mesi” (Mori), “era meglio far vedere che mollavamo la presa e seguire le loro mosse” (De Caprio).

Il tandem è salito alla ribalta anche per la mancata cattura di Bernardo Provenzano, il successore di Riina a capo di Cosa Nostra, e il conseguente processo dall’identico esito, assolti. La coppa più bella del mondo si concede poi un break politico, quando viene chiamata dal sindaco di Roma Gianni Alemanno per garantire la sicurezza a Roma.

Quindi Ultimo va ai vertici del Noe, poi all’Aise, e in seguito finisce nelle maglie del caso Consip (è il superiore del maggiore Gianpaolo Scafarto, il tassello base nel giallo). La “punizione” decisa dall’Arma permette di scoprirne tutto l’animo ecologista e dedito al prossimo. Novello Pasolini, apre la “Mistica” all’estrema periferia romana per ospitare ed educare disagiati, disadattati, migranti. Mentre con la divisa si occupa di api, insetti e volatili in qualità di responsabile dei bioparchi e di tutte le biodiversità. Vero San Francesco.

Ora si appresta, con la maglietta da sindacalista, a moltiplicare pani e pesci in riva al Trasimeno.

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