Botte da orbi

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Lo scenario appropriato per i campionati europei di boxe, arti marziali, wrestling, lotta libera è il mitico Madison Square Garden della Grande Mela, gestito da super professionisti. Dicono i ben informarti, che loro inviati con delega a stipulare contratti, sono in Italia da qualche tempo per corteggiare combattenti da ring del governo gialloverde. Per un loro programma di incontri-scontri ravvicinati del quarto tipo avrebbero ingaggiato i dioscuri Di Maio e Di Battista, Salvini, la Meloni, i pesi medi delle due componenti dell’esecutivo e come contorno i più aggressivi delle rispettive orde di subordinati. Sicuramente la sanguigna Taverna. Il possibile cartellone del Madison proporrebbe emozionanti incontri-scontri all’ultimo colpo del team italiano allenato da Conte, opposto a una squadra europea mista, con punte di eccellenza in Macron, Junker, Moscovici, un alto rappresentante del Papa e l’oriundo Mimmo Lucano, bistrattato sindaco di Riace.

L’idea nasce dalla constatazione che la primaria attività di chi ci s-governa è la dichiarazione di guerra a mezzo mondo, strategicamente indispensabile per stornare da sé la consapevolezza di chi lo ha eletto di aver compiuto una ca…ta. Nel match d’apertura si prenderebbero a cazzotti i pari peso (in chili) Macron-Di Maio. Le premesse ci sono. Imbeccato da Di Battista, Il Di Ma ha accusato la Francia di neocolonialismo finanziario dei Paesi africani. Macron: “Il popolo italiano è nostro amico e merita leader migliori”. Di Maio: “Lo lasci decidere al popolo italiano”. Il vis al torneo di botte da orbi non sarebbe tempo perduto o sottratto al governo italiano, perché di tempo ne ha e inutilmente in abbondanza.

Di Maio ha già iniziato ad allenarsi e in mancanza di sparring partner “nemici”, ha ingaggiato un duro round con un suo antagonista interno al grullismo. A segno il primo gancio al mento sferrato da Fico, presidente consanguineo della Camera, in risposta all’uppercut del vice premier che nel tentativo di sembrare duro come il “Ce l’ho duro” Salvini, ha dichiarato guerra alle navi e chiesto il sequestro della Sea Watch, la nave con 47 profughi a bordo visitata da parlamentari dell’opposizione, Ong che ha sottratto i migranti alla morte i migranti nel Mediterraneo. Fico, in loro sintonia con gli autori del blitz, ha risposto con un perentorio ordine di sbarco, consapevole che anche parte del Movimento contesta la linea dura di Di Maio. Un altro round Di Maio lo disputerà con Salvini, anticipando il suo sì alla richiesta di processarlo per sequestro di persona. Un destro di Salvini al corpo di Di Maio è la risposta ironica “Mi porterai le arance a Rebibbia”. E’ il prologo di una zuffa a oltranza?

Freccero, premiato alla grande per il suo opportunismo grillista, nell’intento di esibire cultura, ha anticipato con un interminabile sproloquio la visione del riesumato “Ultimo tango a Parigi” di Bertolucci, che Rai2, da lui diretta, per ragioni di fascia protetta, avrebbe fatto meglio a mandare in onda in seconda serata. Nel gioco delle spartizioni tra vincitori delle elezioni, a Freccero, folgorato sulla via dei 5Stelle, è toccata Rai2 e lui, sfoggiando reminiscenze da liceo classico, ha riesumato per snobismo il detto latino “do ut des”, ovvero ha gratificato il fondatore del Movimento anticipando il ritorno in azienda con il programma “C’è Grillo”. Al guru dei 5 Stelle finiscono in tasca da 30mila a 50mila euro per l’utilizzo di vecchi sketch andati in onda a suo tempo. Chi non ricorda il proclama da rottamatore di Grillo. Disse: “Due reti Rai sul mercato, cioè ai privati, la terza senza pubblicità”. Era una rabbiosa forma di vendetta per l’esclusione subita.

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