Landini, una voce contro i gialloverdi

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Vuoi vedere che la dormiente sinistra ha trovato un suo combattivo rappresentante, in grado di sputtanare (scusate il verbo brutale) il nefasto governo gialloverde? Alla successione della Camusso, la Cgil ha eletto Maurizio Landini, ex segretario dei metalmeccanici. L’esordio: “Il problema di Di Maio e Salvini è che non hanno mai lavorato. Abbiamo due vicepremier che si occupano di povertà e lavoro senza essere stati mai poveri”. Gli era stato chiesto se fra tutte le divise indossate e da indossare da Salvini volesse vedere una tuta blu da operaio. Dice Salvini: Critichiamo di questo governo che mancano gli investimenti, che stanno agendo sulle paure delle persone. Ci hanno fatto credere che saremmo invasi, ma non si capisce da chi. Noi non siamo un Paese invaso, semmai siamo un Paese di evasori, che è leggermente diverso. La manifestazione del 9 febbraio con Cisl e Uil sarà una manifestazione importantissima per chiedere che il mondo del lavoro sia al centro dell’attenzione dell’esecutivo. Chiediamo la costituzione di un’agenzia per lo sviluppo per il lavoro perché pensiamo che gli investimenti pubblici siano un punto decisivo su cui rilanciare l’economia. E chiediamo una riforma fiscale vera, non la flat tax. Una riforma che faccia pagare meno tasse ai lavoratori dipendenti e ai pensionati, che combatta l’evasione e la corruzione”. A proposito, ieri sera il Tg1 delle 20, giornale leader della Rai, e n

on solo, dopo venti minuti di servizi e interviste pro governo ha dato in pochi secondi la notizia dell’elezione di Landini, evento rilevante in considerazione del ruolo che svolge la Cgil e non lo ha intevistato.

Quando il Senato sarà chiamato a esprimersi sulla richiesta del tribunale di Catania di processare Salvini, palazzo Madama assisterà a uno di tanti episodi di imbarazzo del governo gialloverde. Considerato che i voti a favore della maggioranza sono a rischio, come si regoleranno i grillini, che hanno sostenuto da sempre di essere favorevoli al processo ai parlamentari inquisiti dalla magistratura? Tre ipotesi: inviteranno alcuni loro esponenti a disertare la seduta perché il Senato autorizzi il processo; per non rischiare la crisi di governo dimenticheranno l’impegno elettorale e voteranno contro; terza ipotesi, salveranno il contratto di governo riconoscendo a Salvini il diritto all’immunità. In due delle tre ipotesi perderebbero la ghiotta opportunità di liberarsi di un compagnoi di cordata incompatibile.

Quale altro incentivo all’impeachment serve ai democratici americani per cacciare Trump a calci nel sedere dalla Casa Bianca? Un ultima legittimazione per defenestrare il tycoon è fresca, fresca. Arrestato in Florida Roger Stone, ex consigliere elettorale del presidente americano. E’ incriminato per ostruzione alla giustizia, manomissione di testimonianze e falsa dichiarazione in relazione alla possibile collusione tra a Russia e la campagna elettorale di Trump. Stone ha confessato di aver scambiato messaggi con il twitter con cui, a parere della a Cia, operavano agenti segreti russi che hanno partecipato all’attacco haker ai democratici. I n altre parole Stone ha contribuito a falsare il voto, grazie al quale Trump è diventato Presidente.

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