VENEZUELA / IL TELECOMANDATO USA SI AUTOPROCLAMA PRESIDENTE

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Una bella mattina un signore si sveglia, scende per strada, raccoglie un po’ di amici, va in parlamento e si autoproclama capo dello stato. In qualsiasi paese al mondo il signore verrebbe subito prelevato da un’ambulanza e portato alla neuro.

Succede invece in Venezuela, dove un signor nessuno che nessuno ha mai sentito nominare, un perfetto sconosciuto, si è issato sullo scranno più alto e immediatamente gli Usa hanno detto ok, perfetto, è lui il nuovo presidente.

Mezzo sudamerica, ovviamente il neo fascista a capo del Brasile Bolsonaro in testa, si è subito accodato. Come il Canada del progressista Trudeau. E anche mezza Europa mentra l’altra metà riflette. Non pervenuto dall’Italia, del cui parere del resto nessuno se ne frega.

Per fortuna Russia e Cina hanno detto no, seguite da Turchia e Siria.

Sorge subito spontanea la domanda. Ma è di nuovo impazzito mister Trump, che stavolta rischia sul serio di scatenare un conflitto mondiale né più né meno come il dottor Stranamore? Ma qualcuno intorno a lui si rende almeno conto dei suoi gesti tra il folle e il criminale?

E si rende mai conto l’Europa che si sta infilando in un tunnel dal quale si rischia di uscire con le ossa frantumate e un conflitto nucleare alle porte?

Possibile che nessuno si accorga che l’industria delle armi, negli States, preme in tutti modi perchè si scateni un conflitto? Che i signori delle armi a stelle e strisce sono sul piede di guerra? Ma che stavolta il pericolo è mortale?

Si rendono conto gli europei che ancora una volta un fantoccio è stato inventato tra Pentagono e Casa bianca per dar fuoco alle polveri? In realtà nessuno se ne frega realmente delle condizioni di vita (e di fame) dei venezuelani ma solo di fare business e mettere al più presto le mani su quei ricchissimi giacimenti petroliferi. Altro che umanità, solidarietà, civiltà e democrazia.

Se Maduro va messo in naftalina, lo devono decidere fino a prova contraria i venezuelani. Nuove elezioni, sì, altro che pupazzi telecomandati dalla Cia per fare un sol boccone del Venezuela.

A casa nostra tutti zitti e muti. Poche parole e sciocche. Le uniche cose sensate le hanno sussurrate, a denti stretti, solo nella Cgil. Forse è il nuovo clima che il neo segretario Maurizio Landini vuole inventare, dopo anni di totale appiattimento e nulla sindacale?

Ecco, finalmente qualcosa si muove. Un sindacato morto e sepolto può ritrovare una propria identità, un nuovo slancio nell’attuale deserto politico. Un segnale per la sinistra che non c’è, ma più forse germogliare.

C’è da sperare che il sogno non finisca però presto in un incubo. Come fu – se ricordate bene – con Sergio Cofferati che lasciò presto il campo di “battaglia” per rifugiarsi nel dorato parlamento europeo.

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