Miti del nostro tempo: un giorno sugli altari, un giorno nella polvere

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Non è difficile creare un mito in questo segmento del terzo millennio che vive dell’apparire. Bastano l’attenzione di un diffuso giornale, la gara di format televisivi d’intrattenimento per aggiudicarsi il primato nel costruire il cult di personaggi che popolano il mondo del gossip, ed è fatta. Tizio/a, in cambio di popolarità e impennate vertiginose dei loro cachet, permettono a un’orda di cacciatori di scoop di raccontare la loro vita privata, di inventare amori, gelosie, separazioni e ritorni di fiamma, depressioni ed euforie, innamoramenti, odio, rancori, dettagli della loro intimità, preferenze gastronomiche, sogni, incubi, ogni cosa quasi sempre inventata con il nulla osta di protagonisti/e. Un giorno sugli altari, un giorno nella polvere. Con interessata brutalità si distrugge il mito consacrato da fiumi di parole e di immagini se il soggetto che ha alimentato la pruderie degli aficionados del gossip finisce in altri spazi dell’informazione, per ogni genere di reato. Il ‘giù la testa’ è la nuova opportunità per vendere copie di giornali e riviste e ci va dentro anche la televisione dei pomeriggi da Grand’Hotel. Come ogni regola anche i contrasti tra osanna e crocifissione propongono la loro eccezione. Succede che la “venerazione” per un super asso della pedata, oggetto del desiderio della cronaca sportiva e mondana incappi in un paio di incidenti di percorso niente male. Deve difendersi dall’accusa di stupro e di aver provato a uscirne pagando chi lo ha denunciato, si mobilita il mondo del pallone, anche di più la società che si avvale dei suoi gol, per assolvere il CR7, ovvero il miliardario Ronaldo, calciatore che contribuisce alla buona salute delle azioni in borsa della Juventus. Si sprecano i titoloni che lo scagionano pregiudizialmente, in sordina le prove del reato commesso. Ma diventa difficile nascondere le insolvenze nei confronti del fisco: è lui stesso a confessare di aver evaso e per non essere condannato a due anni di carcere (comunque non li avrebbe scontati, perché incensurato) commutati in una multa di 360mila euro, ricorre al patteggiamento della pena e sborsa la bellezza di circa 19 milioni. Prima di sanare l’evasione Ronaldo ha provato a dichiararsi innocentei, si è trincerato dietro i “Non so, non ricordo”, poi ha dovuto ammettere di non aver dichiarato enormi cifre incassate dagli sponsor e di averle nascoste grazie a una società inesistente delle isole Vergini. Svelato il reato, anche la scoperta di documenti contraffatti da Ronaldo, da lui firmati e il rischio di una condanna a sette anni di reclusione. Per eludere l’attenzione dei media il calciatore della Juventus ha chiesto al tribunale spagnolo, che ha condotto l’inchiesta, di entrare in tribunale da una porta laterale e addirittura di comparire in video conferenza da Torino, privilegi negati dal magistrato. Lo ha considerato un cittadino come tanti e non un mito. Sarà difficile per tutti quelli che hanno ne hanno fatto soggetto da cult interesse stendere un velo pietoso di silenzio su Ronaldo mega evasore e compagno di reato di Messi, altro evasore, ma per cifre minori. Per ora, su uno dei più letti quotidiani italiani un trafiletto. Poche righe in basso pagina, su una colonna.

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