TG2 / I QUOTIDIANI BACIAMANO DI SANGIULIANO A NEMBO SALVINI

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Tg2 ore 13 del 19 gennaio, è turbo Salvini. I cinque minuti dell’apertura sono dedicati alla caccia ai 30 wanted a zonzo per il mondo – soprattutto in Francia – un dossier in grande evidenza sulla scrivania del mininistro-sceriffo degli Interni.

Il servizio si conclude con un trionfante annuncio: “sono pronto a partire per Parigi e incontrare Macron per risolvere la questione” (l’Eliseo è avvisato), le parole di Nembo Salvini.

Che è il protagonista, of course, anche della seconda notizia: dopo la mitica visita ad Afragola, non sono passate 24 ore e la cittadina è subito in fermento, si sveglia, scende in piazza per lanciare il grido di guerra alla camorra ascoltato poche ore prima dal Vate sceso nell’hinterland partenopeo per dire le sue Parole che salveranno il sud dalla piovra mafiosa.

Peccato che le mitiche immagini del Tg2 non abbiano re-immortalato il baciamano di un fan afragolese, che si è fiondato tra le dita ministeriali per calarvi le grate labbra.

Bisogna tornare ai tempi del re di Napoli Achille Lauro, che in vista delle elezioni era solito regalare una scarpa ai napoletani (l’altra all’esito del voto), per rivedere immagini simili. Oppure alle indimenticabili discese in campo nella sua Castellammare di Stabia proprio di un altro ministro degli Interni, don Antonio Gava, per assistere a tali genuflessioni con bacio sull’anello quasi papale.

“La camorra fa schifo”, ha eruttato Nembo Salvini, che fino a “ieri” avrebbe infilato quelle masse terroniche nella bocca fumante del Vesuvio e ora corre festante da loro annunciando il Verbo.

Rituale, ormai diventata una seconda pelle, la divisa da poliziotto. Carabinieri, finanzieri e pompieri sono in fermento: quando indosserà la loro uniforme?

Sempre pronte ad immortalare il nuovo Idolo le telecamere del Tg2, ormai quotidinamente al seguito del Padrone scodinzolando e riprendendone ogni mossa.

Il fido direttore del Tg2, Genny Sangiuliano, trova ogni giorno il modo di genuflettersi e “baciare”. Come ha imparato fin dal primo vagito giornalistico, quando era il portarborse – nel senso letterale del termine, più volte immortalato dagli allora cronisti partenopei – di Sua Sanità Francesco De Lorenzo. Tre passi indietro la scivolante piccola sagoma pelata.

Oggi, petto in fuori, a bordo della sua cultura da perfetto Bignami (ricordate quelle minienciclopedie per i geni pret a porter?), il mitico Gennaro vesuviano è pronto ad inforcare la penna e – dopo le agiografie di Putin e Trump – a sfornare, come una calda sfogliatella, quella del suo Vate che sta ruspando le mafie.

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