I separati in casa

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Un significativo dettaglio è probabilmente sfuggito agli occhi del popolo gialloverde, alla vista offuscata dall’estasi per le dita a “V” del tandem Lega-5Stelle, che gongola dopo il via a reddito di cittadinanza e quota 100. Nella foto ricordo, facce ilari e questa volta inclusione del premier, investito della carica “onoraria” come paraurti a difesa di cozzi e tamponamenti dei due dioscuri. Nella foto il terzetto mostra all’altezza della pancia cartelli con i titoli dei provvedimenti adottati (forniti da Casalino, portavoce del governo), ma…ma su quelli di Di Maio e Conte compare la scritta reddito di cittadinanza e quota 100, mentre sul cartoncino di Salvini c’è solo il riferimento a quota 100, cioè al suo obiettivo contrattuale. Cosa nasconde la furbata del “Ce l’aveva duro” leghista? Intanto ovvia attenzione ai leghisti del Nord che non digeriscono l’estensione del provvedimento agli immigrati (“in Parlamento cercheremo di renderlo più digeribile”). Il retroscena è comunque parte di una commedia tragicomica che i due compari-rivali recitano con repliche ravvicinate. Basta scorrere a ritroso i giornali per documentare il clima di rissa che accompagna con ritmi serrati il matrimonio tra i due vice premier. Come accade alle coppie uomo-donna, che scoperta la reciproca incompatibilità litigano, ma continuano a vivere da separati in casa, Salvini e Di Maio si scannano su ogni capitolo del loro percorso parallelo, ma rispondono all’unisono che “Tutto va ben madama la marchesa”. La strategia è palese. Litigano per accontentare le rispettive basi elettorali, fingono di marciare d’amore e d’accordo per tener in vita un contratto di ardua applicazione ed evitare il divorzio.

C’è un comma della legge sul reddito di cittadinanza davvero divertente. Tra i doveri dei destinatari sollecita interesse e curiosità l’obbligo della “ricerca di un lavoro per almeno due ore al giorno”. Immaginiamo che a vigilare su questo impegno sia il “tutor”, figura inventata da Di Maio per garantire il rispetto delle norme e per trovare un’occupazione ai “tutelati”. Come verificherà che Gennaro Esposito ha speso due ore della sua giornata bussando alle porte di potenziali datori di lavoro? Gli chiederà di firmare davanti al notaio la lista dei contatti dichiarati, lo doterà di un registratore tascabile che testimoni i colloqui sostenuti, gli chiederà di mostrare il biglietto da visita degli imprenditori a cui si è rivolto? Questo il trilemma.

Creativo, geniale è l’incentivo previsto per i tutor. Dichiara Di Maio: “Accompagneranno le persone, perché se prendi il reddito devi fare quello che ti dico”. A prescindere dal tono perentorio della frase, un dispositivo ad hoc per il ruolo di tutor prevede che oltre al fisso mensile, chi affiancherà i titolari del reddito godrà di un bonus per ogni persona che farà assumere. Una specie di lavoro a cottimo, di provvigioni riconosciute agli agenti di commercio sulle vendite.

La domanda di fondo: la legge è destinata davvero a creare lavoro? Non è il caso di assecondare la malignità di chi sostiene che il reddito è un incentivo per gli sfaticati a rimanere tali, ma è plausibile sostenere che in assenza della legge in questione i disoccupati si sono impegnati senza successo per trovare lavoro e che il tasso di disoccupazione s’impenna costantemente in salita.

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