L’altra verità sull’arresto di Battisti

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Cesare Battisti in carcere. Punto. Non mi lascio coinvolgere nell’orgia mediatica imposta dai gialloverdi alla Rai, che ha contagiato l’intero sistema dell’informazione. Spieghino Salvini e Bonafede la loro presenza a Ciampino. Giustifichino i vertici dell’azienda radiotelevisiva pubblica l’ordine di servizio per l’interruzione dei programmi in favore dell’arrivo dell’aereo con Battisti, ovvero di uno spot televisivo per il governo.

L’“evento” come altri di grande impatto potenziale sull’opinione pubblica, è manna dal cielo per esimere il giornalismo filogovernativo da informare sulle magagne del governo gialloverde, sulla rissa Lega-5Stelle, oscurata da smentite di comodo dei duellanti, sulle promesse elettorali disattese e i pericoli per la democrazia di rigurgiti fascisti tollerati, sulle responsabilità nel ristagno dell’economia e il rischio recessione. Che l’informazione della Rai sia a buon punto nel vestirsi di gialloverde è cosa nota e per non subirne le conseguenze il suggerimento è di compensare la parzialità dei suoi TG con fonti alternative. Un caso per tutti: Specializzati in selfie non solo fotografici (dilagano su twitter, facebook, instagram) i grullini sono specializzati in auto esaltazione. Basta che loro dicano balle, tanto sono più i servi sciocchi dell’informazione amica di chi li sputtana. Ultimo tra i proclami di benemerenza è la legge definita con enfasi “spazzacorrotti. I bene informati ritengono che debba essere ribattezzata “salvacorrotti”. Ed è quanto pensa la magistratura di Genova. Materia del sospetto è il comma L (elle), che sull’indebita percezione include il salvacondotto per esponenti della Lega e per esempio per il sottosegretario Rixi, processato per aver usato a man bassa denaro pubblico in spese definite “pazze” (ma anche per i colleghi leghisti Molinari, Cota, eccetera). Il famigerato comma L della legge elimina il reato di peculato, riduce di un terzo la pena prevista e del 50% i tempi di prescrizione. In chiaro: Lega e pentastellati si accapigliano da mane a sera, rischiano il default del governo su questioni rilevanti (migranti, Tap, Tav, legittima difesa), ma se li tocchi dov’è il loro debole (49 milioni truffati allo Stato, abusi edilizi e lavoro in nero della famiglia Di Maio, operai non retribuiti dal padre di Di Battista e debiti con il fisco) fanno quadrato e coprono con i fumogeni della trasgressione slogan come “onestà”, coerenza, rigore.

Poche righe nell’esordio di questa nota sul caso Battisti, poche righe in chiusura. Lo spunto l’offre un nostro abituale soggetto di analisi per la ricerca dell’assurdo, che mette il Paese nella mani leghisti e grullini, ovvero il “Ce l’aveva duro” Salvini. Nella foto, che ritrae il terrorista appena sbarcato a Ciampino, ci si aspetterebbe di vedere il capo della polizia, corpo che ha operato per la ricerca e l’arresto. Non è così. A stretto contatto di Battisti c’è lui, il vice premier e ci avremmo scommesso, con indosso il giubbotto della polizia. Nella sua modestia il Salvini continua a nascondere che in realtà è volato lui in Bolivia, ha operato lui per individuarlo attraverso i suoi congegni informatici, gli ha messo lui le manette e, nel tempo libero, sarà lui a sorvegliarlo in carcere perché non evada per la seconda volta. Salvini beato? Subito!

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