IL CASO LAVORINI / L’ULTIMA OPERA DI SANDRO PROVVISIONATO

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Sandro Provvisionato ci ha lasciati il 30 ottobre 2018. Un uomo che ha dedicato tutta la sua vita al giornalismo, quello vero, ormai diventato sempre più un’araba fenice. Lui era uno dei pochi rimasti a combattere sul campo, nel nome di quella Giustizia che nella sua vita ha sempre rappresentato la bussola di riferimento.

Oltre al gigantesco e memorabile lavoro professionale in anni di impegno sia per la carta stampata che per la tivvù, resta mitico il suo sito “Misteri d’Italia”, imprescindibile punto di riferimento per chi cerca verità e giustizia, un faro puntato sui tanti misteri e buchi neri che continuano a ferire mortalmente il nostro Paese.

E mitici i suoi libri, a partire da “Corruzione ad alta velocità” scritto con un altro grande, Ferdinando Imposimato, e in grado di svelare con vent’anni d’anticipo affari e connection intrecciate all’ombra del grande business per l’alta velocità. Sempre con Imposimato ha scritto un altro libro che fa storia, quel “Doveva Morire” dedicato alla fine di Aldo Moro. Anche in questo caso dieci hanno fa i due autori hanno svelato trame e complicità messe in campo perchè lo statista Dc non uscisse vivo da quel rapimento. E ancora sul caso Moro, Provvisionato è autore con Stefania Limiti di “Complici – Il patto segreto tra Dc e Br” nel quale si dipana il filo rosso della presenza di Gladio in quella tragica vicenda.

Sandro Provvisionato

Fra pochi giorni esce per Chiarelettere (sezione Misteri italiani) l’ultimo lavoro di Sandro, titolato “Il caso Lavorini – Il tragico rapimento che sconvolse l’Italia”.

Ecco cosa commentò all’epoca Pier Paolo Pasolini: “Nel lanciare le loro accuse, gli imputati del caso Lavorini sanno di far piacere all’opinione pubblica, sanno di obbedire a una necessità di odio dell’opinione pubblica”.

Ecco cosa scrivono gli editori. “Il racconto incalzante di un caso politico che ha rappresentato l’alba della strategia della tensione in Italia. Cinquant’anni fa, nell’anno della strage di piazza Fontana, il caso Lavorini apre il sipario della storia più nera della nostra repubblica. Confessioni false, infinite ritrattazioni, veri e propri linciaggi, una storia incredibile che ha infiammato gli istinti più primitivi dell’opinione pubblica trasformandosi in poche ore in una spietata caccia al mostro (ricordate pochi mesi dopo con il “mostro Valpreda” per piazza Fontana?, ndr). Il primo kidnapping ricostruito come un drammatico giallo politico”.

Così prosegue la descrizione: “Era il 31 gennaio 1969, cinquant’anni fa. Ermanno Lavorini esce di casa, di lui non si saprà più nulla. Scomparso, a soli dodici anni. La sua storia fa il giro del mondo. Ventisette trasmissioni televisive, trecento passaggi radiofonici, ventidue inviati speciali. All’inizio di marzo il corpo di Ermanno è ritrovato privo di vita. Un dramma che sconvolge l’Italia intera, eppure è solo l’inizio di una ricerca della verità che si trasforma in una caccia al mostro violentissima, travolgendo le vite di tanti innocenti imputati per un presunto delitto sessuale che non è mai esistito. Giudici e forze dell’ordine restano per anni in balia di un manipolo di minorenni e non solo, che sciorinano le versioni più assurde, fanno nomi e cognomi che non c’entrano nulla e vengono tirati dentro un tritacarne giudiziario e mediatico senza precedenti. Solo dopo anni la cornice politica del rapimento inizia a emergere: ‘Il fatto fu preparato durante le riunioni nella sede del Fronte monarchico. Con i soldi del riscatto si dovevano comperare degli esplosivi che sarebbero poi serviti per compiere una serie di attentati’. E’ l’anno di piazza Fontana, la fine dell’innocenza. Forse un filo nero attraversa i fatti, un filo nero che in molti hanno preferito non vedere”.

Con il suo stile unico, Provvisionato ricostruisce quel clima, cala il lettore in quelle atmosfere, ti fa sentire in quella cornice da tragedia greca, in quel perverso gioco degli specchi dove i personaggi si deformano, gli innocenti vengono stritolati, i primi depistaggi prendono forma, la verità stenta a sgorgare come chiusa tra rocce impenetrabili.

L’attualità della vicenda è anche in un dato. Allora ci vollero anni per arrivare a dipanare la matassa. Ma alla fine si scoprì giudiziariamente che non si trattava – come messo in scena dalla grancassa dei media di allora – del delitto di un mostro, di un omicidio a sfondo sessuale. Ma di un delitto “politico”.

Melania Rea

Oggi la situazione – pur con tutti i nuovi test scientifici a disposizione, a partire dalle tracce di DNA –  sotto il profilo giudiziario e processuale è addirittura peggiorata. Vince sempre il movente “facile facile”, quello sessuale, la gelosia, le corna.

Emblematico su tutti il delitto Pasolini: sta emergendo con sempre maggior forza che fu delitto politico, altro che sesso! Eppure la procura di Roma, nonostante le prove fornite dal test del Dna che documentano altre due presenze sulla scena del crimine, vuole archiviare!

La vicenda di Melania Rea? Fu solo sesso e gelosia, parola dei giudici: e non viene nemmeno sfiorata la pista dei traffici di droga nelle caserme. Il caso di Yara Gambirasio? Solo sesso e pedofilia: e non si cerca minimamente in direzione della camorra nei cantieri della bergamasca. Perfino nella tragedia del Giglio si punta dritti alla ridicola questione dell’inchino, alla quale non crederebbe neanche un bambino, e non si pensa neppure per un attimo ai carichi di droga che viaggiano a bordo delle navi da crociera.

Subito sbatti il mostro in prima pagina facile facile, con un movente semplice semplice, a volte ridicolo. Guardi la pagliuzza e non vedi la trave. Per paura? Per incapacità? O per che diavolo altro?

Altra variabile: parli subito di suicidio e archivi la pratica quando è palese, da tutta una serie di elementi, che si tratta di chiaro omicidio, come nei gialli di David Rossi e Marco Pantani. Anche qui: perchè?

Siamo tornati indietro di 50 anni. Per fortuna c’è la penna di Sandro Provvisionato a ricordarci qual è la strada – sempre più raramente percorsa – verso la Giustizia.

 

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