GRILLO / MA HA CAPITO “SVILUPPO E PROGRESSO” DI PASOLINI ?

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Il Grillo illuminato sulla via Pro Vax dal confratello massone Roberto Burioni, in una delle sue freschissime esternazioni trova il modo di scomodare il genio-contro di Pier Paolo Pasolini per mettere a segno un clamoroso autogol.

Non c’è niente di più diverso al mondo tra le straordinarie anticipazioni pasoliniane e le sue gigantesche opere artistiche, ed il terrapiattismo grillino nonchè le sue ultime acrobazie trasformistiche.

Per contestare la Tav – l’ultimo baluardo che stranamente il comico ancora difende, chissà per quanto ancora – Beppe Grillo riporta alla memoria gli spunti e le intuizioni scritte da Pasolini nel suo “Sviluppo e Progresso” di quel lontano 1975. Lo sviluppo, spiegava Pier Paolo, è “solitamente concepito da un’impresa che è l’unica beneficiaria del vantaggio economico che comporta”; mentre il progresso “implica una nozione sociale, di miglioramento della qualità della vita”. E la profonda divisione tra destra e sinistra – analizzava – sta proprio lì, una destra per lo sviluppo (nel migliore dei casi) e una sinistra per il progresso. E già profetizzava che, quando la sinistra accetta lo sviluppo (e quindi dimentica man mano il progresso, fino ad eclissarlo del tutto), si tratta di uno “sviluppo dell’espansione economica e tecnologica borghese”. Itinerario politico portato a segno da quando il Pci è morto e siamo arrivati al nullismo conformista & borghese targato Pd.

Roberto Burioni. Sopra Beppe Grillo

Sul fronte bollente dei vaccini Grillo mostra tutto il suo appiattimento sullo “sviluppo”, perchè sappiamo bene che Burioni & C. sono i portabandiera delle grandi case farmaceutiche, di Big Pharma, giganteschi interessi di una parte, non certo l’interesse pubblico per la tutela della salute dei cittadini, in questo caso dei neonati.

Le odierne contraddizioni dei vertici 5 Stelle sono segno di una manifesta omologazione alle logiche di questo mercato, di questo “sviluppo”, dimenticando quelle forme di “progresso” che avevano sbandierato in campagna elettorale.

La più forte voce del ‘900 sul fronte dell’anticonformismo, quello vero, di un protagonismo reale dei cittadini (non il populismo delle ciurme salviniane), di una partecipazione collettiva alla scrittura e realizzazione del futuro, è stata proprio quella di Pasolini, lontano mille miglia dalle ipocrisie, i voltafaccia, i trasformismi, l’ignoranza più becera, le arroganti superficialità di tutta la classe politica di oggi, ovviamente ben compresa la maggioranza gialloverde. Uno s-governo che non ha opposizione: il nulla contro il nulla.

Unico nel battersi per idee e posizioni controcorrente e provocatorie, Pasolini: ricordate la sua difesa dei poliziotti, figli di contadini, contro tanti intellettuali borghesi proliferati nei salottini della pseudosinistra?

Non fa una gran figura, oggi, il becero Salvini che un giorno si veste da poliziotto (anche per la cattura di Cesare Battisti), l’altro da vigile del fuoco (e per fortuna si è beccato un forte rimprovero dal loro sindacato), da perfetto guitto, co-guitto di Grillo.

E ricordate le accorate parole del regista-poeta-scrittore contro l’aborto, a favore della vita, del seme dell’esistenza, delle creature più indifese? Allora e ancor ora destano scalpore, in tanti ambienti di para-sinistra, nei soliti salotti delle intellighenzie.

Putroppo non è ancora nato un altro Pasolini, difficilissimo intravederne la sagoma. Siamo sempre più sprofondati tra nani, ballerine & voltagabbana.

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