CORSERA / ATTENTI A SOROS. E ALLA PUBBLICITA’ OCCULTA

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Pubblicità occulta, il pericolo dietro l’angolo per la vera informazione, soprattutto quella di carattere economico. E’ molto insidiosa, perchè a volte diversi articoli “promozionali”, i cosiddetti “redazionali” che magnificano le sorti di questa o quella azienda, vengono spacciati per articoli veri e propri, frutto delle ricerche o indagini del giornalista di turno. Il confine non è così netto, nel trabocchetto ci possono cadere in molti, e per questo la definizione di “occulta” è piuttosto appropriata. Peggio ancora se entra di mezzo anche l’insider trading, quando cioè vengono pubblicate in modo strumentale delle notizie che possono influenzare il mercato azionario.

Anni fa non pochi giornalisti economici e finanziari finiro nel mirino della magistratura e dell’Ordine, per aver intrattenuto rapporti d’affari con imprenditori più o meno di grido, o addirittura con apparati dei Servizi segreti: sorte di “velinari” eccellenti, ed emblematico fu il caso di Renato Farina, l’agente “Betulla” che continua a firmare editoriali e commenti in prima pagina per Libero di Vittorio Feltri.

Ma senza arrivare agli eccessi griffati Farina (che ha patteggiato per una pena di 6 mesi e 6 mila euro di sanzione; e subìto una radiazione lampo dall’Ordine), inquietano alcuni servizi  (pardòn, articoli) che fanno ogni giorno capolino sulle stampe di Palazzo. E su cui nessuno accende mai i riflettori.

Prendiamo ad esempio il Corriere della Sera. Da un paio d’anni i lettori possono trovare ogni giorno nel settore “Economia” un’intera (o mezza) pagina dedicata alle aziende. Ad una lettura non superficiale di quegli articoli si capisce abbastanza agevolmente che si tratta di “pubblicità mascherata”, per non dire proprio occulta. Contengono cioè notizie che potrebbe scrivere l’ufficio stampa dell’azienda per dettagliare le mirabolanti imprese societarie. Ovviamente non c’è alcuna scritta, in calce, che parli di “redazionale pubblicitario”. In questo modo si ottiene l’effetto sperato: il lettore crede trattarsi di un articolo come tutti gli altri, frutto della ricerca indipendente dell’autore. E invece non è così.

Prendiamo il caso della pagina 35 del Corsera di sabato 12 gennaio. Troviamo i profili di due aziende: una di costruzioni, la nota Pizzarotti, mentre l’altra è una società, Investindustrial, che ha puntato sul settore dolciario.

L’articolo sull’impresa edile di Parma è un inno agli ultimi successi aziendali: ovvero un poker di commesse vinte negli ultimi mesi, tutte all’estero, per un totale di 700 milioni di euro.

A Belgrado – veniamo informati – verrà realizzata la “Kula Tower”, mega complesso residenziale e commerciale da 41 piani, in grado di ospitare un hotel super lusso, il Saint Regis.

In Israele l’azienda si rimboccherà le maniche per la realizzazione e gestione della “Road 16”, una nuova arteria che condurrà a Gerusalemme. Stavolta c’è un partner locale, la Shapir Engineering & Industry.

E’ la volta dell’Australia, dove Pizzarotti fa il bis in campo sanitario: si tratta infatti non solo di costruire il North Shore Health Hub nei pressi di Sydney, a Saint Leonard; ma anche di ristrutturare il Concord Hospital.

Quindi un volo in Perù: veniamo ragguagliati del fatto che la società parmense si occuperà di ampliare e rendere più vivibile il carcere di Arequipa, che passerà dalla capienza odierna per 667 detenuti, ad un totale di 1620.

George Soros

Un bel cocktail internazionale, che fa dimenticare ai vertici aziendali lo stallo in Italia sul fronte dei lavori pubblici. “Poco spiegabile – spiega Michele Pizzarotti, numero due del gruppo – è il blocco decisionale per un Paese come il nostro con un deficit infrastrutturale importante, e con l’aggravante che vengono messe in discussione opere anche condivise a livello europeo e soprattutto già approvate e finanziate”. Il giornalista va avanti nell’intervista genuflessa, raccoglie il Pizzarotti pensiero, fornisce altri dati tutti rose e fiori. Nessuna domanda, niente di niente.

Tenete conto dell’alto costo della pubblicità, per il primo quotidiano italiano (quindi del risparmio). E dell’effetto ben maggiore di un vero articolo, al quale il lettore abbocca facilmente. Un colpo doppio.

Sorge spontanea la domanda: è giornalismo vero, questo?

Bazzecole, comunque, rispetto agli ultimi strali che hanno raggiunti i vertici direzionali del Corriere. Il corrispondente da Bruxelles Ivo Caizzi ha denunciato una manipolazione dei suoi articoli, e puntato i riflettori sullo zelo nel rimarcare le concrete probabilità di una infrazione da parte della Ue contro l’Italia: proprio quando il MangiaPaesi George Soros spinge in quella direzione (per indebolire e quindi poter “mangiare” pezzi della nostra industria e non solo).

Guarda caso, nell’“European Advisory Board” della corazzata made in Soros, la “Open Society Foundation”, fa capolino non solo Emma Bonino, ma anche il vicedirettore del Corsera, Federico Fubini. Circostanza denunciata in un’interrogazione anche dal giornalista e ora parlamentare 5 Stelle Gianluigi Paragone.

E’ o no in conflitto d’interessi per quella doppia militanza Fubini? Il quale, comunque, potrebbe trovare un po’ di tempo in più per dare una sbirciatina alle sue pagine di economia, soprattutto perchè di quei temi se ne intende…

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