ENI / SHOPPING PETROLIFERO IN ALASKA, ROGNE DA AFRICA E BRASILE

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Il colosso energetico di casa nostra, Eni, ha appena acquistato il 70 per cento di uno dei maggiori giacimenti in Alaska, del quale possedeva già il 30 per cento.

L’accordo è stato siglato con la società Caelus Natural Resources Alaska. Il giacimento è localizzato ad Ooguruk, ed è attivo, con una produzione giornaliera da 10 mila barili di oro nero, dal 2008.

Non è finita. Perchè la stessa Eni possiede un altro sito petrolifero a una dozzina di chilometri: il che consentirà – sostengono i tecnici – di attuare una più proficua sinergia tra i due giacimenti, riducendo alcuni costi fissi e aumentando i livelli produttivi.

Nel corso dell’anno appena trascorso, comunque, Eni si è data molto da fare in Alaska, rastrellando la bellezza di 125 licenze petrolifere, localizzate soprattutto nell’area orientale, per un totale di circa 1.400 chilometri quadrati. Una vera “occupazione” di quelle terre ghiacciate ma ricchissime di oro nero.

Meglio dimenticare, per ora, le aree calde, come quelle africane e brasiliane, che producano soprattutto rogne.

In Africa sono aperti non pochi fronti bollenti, con le inchieste avviate da tempo dalla procura milanese per “corruzione internazionale”: nel mirino degli inquirenti gli affari petroliferi in Algeria e Nigeria e le relative tangenti milionarie.

Sul versante brasiliano, a indagare non è solo la procura meneghina, ma anche quella carioca, che ha messo in pista la maxi inchiesta “Lava Jato”, tra le cui maglie sono già finiti l’ex presidente Ignacio Lula da Silva, condannato a 9 anni di galera, e il suo successore, Dilma Rousseff, che ha subìto l’impeachment. Comunque mezza classe politica verdeoro è finita sotto inchiesta.

Tra le nostre fila, sotto accusa non solo Eni, ma anche la partecipata Saipem, leader nell’impiantistica petrolifera (70 per cento Eni e 30 per cento Cassa Depositi e Prestiti), nonchè la numero uno nel settore privato Techint che fa capo al gruppo guidato da Gianfelice Rocca, il cui fratello Paolo, alla guida del colosso d’acciaio Tenaris, è sotto inchiesta in Argentina.

Ottimo e abbondante.

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