RIGOPIANO / PROVOLO CHI ? L’EX PREFETTO DI PESCARA AI RAGGI X 

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Sette indagati per la strage di Rigopiano, con due accuse pesantissime avanzate dalla procura di Pescara: frode in processo penale e depistaggio, per avere occultato il brogliaccio delle segnalazioni inviate quel 18 gennaio 2017 al centro di coordinamento dei soccorsi, al fine di nascondere la telefonata del cameriere dell’albergo Gabriele D’Angelo che lanciava un disperato sos.

L’accusa di depistaggio è dovuta al fatto che gli indagati sono tutti funzionari pubblici, facendo capo alla Prefettura di Pescara.

In prima fila, of course, il prefetto dell’epoca, Francesco Provolo, casertano. Una carriera, quella del Provolo, nata e cresciuta sotto la protettiva ala dell’allora sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino, condannato in via definitiva per associazione a delinquere di stampo mafioso, per via dei legami con il clan dei Casalesi.

Franco Provolo

Scriveva la Voce anni fa a proposito della sfilza di prefetti di pretta osservanza cosentiniana: “Funzionari nominati in posizioni strategiche proprio negli stessi uffici prefettizi da cui non sono mai partite in questi anni azioni incisive di contrasto alle attività illecite sul fronte dei rifiuti”, in cui ovviamente hanno sempre primeggiato i Casalesi. Come documenta ampiamente la prima verbalizzazione clou sul tema, quella di Francesco Schiavone, zio di Sandokan, nel 1996, e rimasta sempre ad ammuffire nei cassetti degli inquirenti: i carabinieri della stazione di Castello di Cisterna e i vari magistrati che hanno indagato a vuoto, tranne Federico Bisceglia, “morto” in un incidente stradale mai spiegato; e dopo qualche mese “cade” da un albero lo stesso Francesco Schiavone che stava ri-verbalizzando.

Ma torniamo al Provolo. Del quale parla abbondantemente in un’altra dichiarazione di fuoco un imprenditore del settore dei rifiuti vicino ai Casalesi, Michele Orsi, titolare con il fratello della Ecoquattro e poi ucciso dai clan. “Quanto al rilascio della certificazione antimafia – dichiara Orsi – sollecitai direttamente l’onorevole Cosentino e Mario Landolfi. Cosentino mi diede rassicurazioni che si sarebbe interessato: ricordo che davanti a me chiamò il dottor Provolo con il quale prese anche un appuntamento”.

A nominare il Provolo come viceprefetto era stata un’altra casertana, Maria Elena Stasi, allora deputata berlusconiana in quota Cosentino. E’ stata del resto proprio la Stasi a far ottenere agevolmente il rilascio del certificato antimafia all’Aversana Petroli, l’azienda leader dei fratelli Cosentino. Ed il convoglio della morte che transitò a Viareggio mietendo 33 vittime innocenti, trasportava proprio il gas della Aversana Petroli: la quale – non si sa bene per quale motivo – non è mai salita alla ribalta delle cronache giornalistiche e tanto meno giudiziarie per quella tragica vicenda. Misteri di casa nostra.

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