L’Italiano: tu inciampi, lui inciampa, loro inciampano

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Lettera aperta a Francesco Sabatini, linguista, filologo, lessicografo, presidente onorario dell’Accademia della Crusca: “Oltre a catturare la nostra attenzione ogni sabato mattina con le sue dotte disquisizioni sugli strafalcioni degli italiani e la perfezione della lingua di Dante, ci conceda parte del suo tempo prezioso e, in nome dell’Accademia che rappresenta, istituisca un molto speciale corso serale riservato ai grullini che inciampano in errori da matita blu e gaffe istituzionali. Parli loro di congiuntivi, di consecutio temporum, di dizione. Se le sue competenze lo consentono estenda l’insegnamento a materie collaterali, ad esempio la geografia, pianeta poco noto al “figlio di papà” Di Maio, al ministro Toninelli. Le rivolgiamo l’invito dopo l’ultimo episodio di asineria, di cui è stato protagonista televisivo il presidente della Camera Roberto Fico, che ha pronunciato chiaramente un micidiale “sotto l’egìdia dell’Onu”, con tanto di accento sulla prima “i”. Nessuna ostilità, in fondo Fico è un grullino non compromesso con il “Ce l’aveva duro” Salvini, ma sorprende ugualmente la gaffe: chissà cosa ne pensa, se ancora in vita, il prof del mitico Liceo Umberto di Napoli, suo insegnante di italiano.

Gli ultimi superstiti dei lager nazisti, se scoprono l’avambraccio, mostrano il numero indelebile impresso dagli aguzzini. Se il paragone non fosse insopportabilmente irriverente, il marchio dell’infamia nazista evocherebbe la prassi degli allevatori di marcare fuoco gli animali con il logo delle loro aziende. Con rabbia e indignazione il mondo condanna il Messico e quanti in sua rappresentanza hanno segnato con numeri di identificazione le braccia dei bambini in attesa di varcare i confini con gli Stati Uniti. Forse Trump non c’entra direttamente con questo scempio disumano, ma potrebbe esserne l’ispiratore. La sua idea fissa di un muro di separazione lungo l’intero confine Usa-Messico ricorda da vicino il filo spinato posto da Paesi dell’ex Unione sovietica, ora membri della Comunità europea, per respingere i migranti ai propri confini.

Onestà, trasparenza e tagli di qua, tagli di là, a sprechi, pensioni d’oro, alla pletora di senatori e deputati, ad auto blu e scorte: affascinati da tanto rigore e ed empatia per l’etica, gli italiani hanno aderito con gusto ai progetti di Grillo & compagni per la moralizzazione del Paese. Alla prova dei fatti ogni illusione è svanita. Amministratori locali incapaci e quasi ovunque coinvolti in magagne da inchieste giudiziarie, le famiglie Di Maio e Di Battista accusate di illeciti e come rivelano i media spese pazze dei grullini, lontani anni luce dalla promessa di dimezzare gli introiti dovuti al ruolo ricoperto, declamata un attimo dopo l’insediamento del governo. Di Maio è il più spendaccione: con circa ottanta (proprio così 80) milioni, budget per il 2019 e un po’ di più se si aggiungono i costi per il Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Seguono a ruota la ministra grullina della difesa Trenta con circa 63 milioni e il collega guardasigilli Bonafede con più di cinquanta. Si potrebbe obiettare che la gestione di questi dicasteri ha costi comunque elevati, ma sarebbe smentita rapidamente se si confrontano le cifre citate con quelle di altri dicasteri altrettanto importanti, che spendono molto meno. Per esempio costa solo 15,6 milioni il ministero degli esteri di Moavero, che per ragioni di missioni oltre i confini d’Italia, dovrebbe spendere più di tutti. Primo dei leghisti è Centinaio, politiche agricole (47 milioni), il più moderato è Bussetti (Istruzione) con 12 milioni ed è un. Controsenso. Per la scuola sarebbe necessario spendere di più.

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