RICERCA / A TARRO, NEGLI USA, IL PREMIO COME VIROLOGO DELL’ANNO 

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L’Italia può contare sul miglior virologo a livello mondiale ma gli italiani non lo sanno. O meglio, non viene fatto sapere, perchè i media praticamente lo ignorano. Il motivo? Osa mettere in discussione l’uso obbligatorio dei vaccini, è l’anti Burioni che non dà del somaro o bestia agli altri, ma semplicemente sottolinea che nell’uso dei vaccini va usato criterio, precauzione e ne vanno valutati tutti i possibili effetti collaterali, perchè un farmaco importante viene iniettato nel sangue di un neonato.

Va radiato, Tarro, per queste sue logiche convinzioni? Va sbattuto in galera perchè vuole usare cervello e prudenza nella somministrazione di uno o più vaccini nelle vene di una creatura?

No, meglio il silenzio. Il muro di gomma. Per i nostri media meglio eclissare chi osa dire quelle “eretiche verità”, chiare e comprensibili per chiunque. Tranne che per il massone Roberto Burioni, lo ‘scienziato’ via facebook.

Tarro, negli Stati Uniti, ha appena ricevuto il premio come “miglior virologo dell’anno”, conferitogli dall’Associazione internazionale dei migliori professionisti del mondo (IAOTP), nel corso di una celebrazione al Plaza di New York.

A Time Square campeggia una sua gigantografia, così come sulla copertina della rivista Millennium c’è il suo volto. Sempre negli Usa è stato premiato con l’Albert Nelson Marquis Lifetime Achievement Award. A livello internazionale, poi, è attualmente presidente della Commissione Biotecnologie della Virosfera all’Unesco.

Negli Usa la percentuale dei vaccinati raggiunge il 97 per cento, ampiamente superata la quota gregge. Eppure non esiste alcun obbligo di legge, come invece – incredibilmente – succede da noi.

Quale il segreto americano? “La presuasione”, secondo Tarro. “L’informazione quanto più accurata e precisa possibile. Far sapere ai genitori tutto quel che c’è da sapere e soprattutto essere certi che il neonato o il bimbo è in perfette condizioni di salute e quindi in grado di sostenere l’impatto con il vaccino”.

Semplice come bere un bicchier d’acqua. Ma da noi la situazione si complica maledettamente “perchè si fa una guerra ideologica”: guelfi e ghibellini, bianchi o neri. Non in base a certezze scientifiche – come sarebbe logico e giusto – ma a “inoculazioni forzate” di un pensiero unico pro vaccini, che mette alla gogna chiunque voglia discutere.

“La scienza non è democratica”, è il Burioni pensiero. Così può parlare con i suoi confratelli incappucciati o in grembiulino del Grande Oriente d’Italia. Non con i cittadini che hanno cuore e cervello.

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