Il povero Tria. Bicchiere di cristallo schiacciato da una pressa

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Ma Tria, maltrattato e a tratti ridicolizzato dal tandem Salvini-Di Maio, è avviato alla poltrona di ministro come l’edera al muro? E’ privo di decoro personale? Perciò non si dimette?

Il gatto Di Maio e la volpe Salvini, stretti all’angolo dall’universale condanna per la scellerata manovra di bilancio, innestano la macia indietro su flat tax, reddito di cittadinanza, pensioni a quota 100, eccetera. Per evitare di essere sputtanati dai loro elettori, inventano un inverosimile protagonismo dell’evanescente Conte, che finge di essere unico e solo a contrattare con la Ue, vittima sacrificale dell’insipienza gialloverde.

Che venga da destra, sinistra o centro, il turpiloquio, per chi ne fa uso e abuso, al termometro dell’inciviltà che dilaga nel nostro Paese segna 42 gradi, pericolosa temperatura. Oliviero Toscani, affermato fotografo: “Meloni? Ritardata, brutta e volgare”. La giusta replica della leader di Fratelli d’Italia: “Persona miserabile, parole di razzismo e sessismo viscerale”.

Laura Boldrini, Maria Elena Boschi, Roberto Saviano, Fabrizio Corona, Fabio Fazio, Mario Monti e moltissimi altri hanno risposto con un “Non ci sarò” all’appello di Salvini perchè siano in centomila alla manifestazione della Lega prevista per sabato prossimo in piazza del Popolo, a Roma. Nel coro di oppositori irrompe Asia Argento, nemica giurata del vice premier leghista e lo provoca: “Se decidessi di esserci?” Salvini pensa di mettere alla gogna gli assenti citandoli, i social rispondono con l’arma dell’ironia: “Non ci sarà nemmeno la Isoardi”.

L’avvocato di Ruby, escort di uno scandalo epocale, tira fuori a distanza di anni (bisogna capire perché) che Berlusconi, per impedire alla sua protetta di rivelare l’età di minorenne al tempo della loro relazione, ha ricevuto 5 milioni e ha indicato in dettaglio le modalità del versamento. Il potente collegio di difensori nega tutto e annuncia querele. Domanda: un avvocato, cioè uno del mestiere, si esporrebbe mai a ritorsioni se non avesse le prove di quanto afferma?

Boccia, presidente della Confindustria, lamenta il disinteresse del governo gialloverde per le imprese, comparto fondamentale dell’economia. Botta e risposta. Salvini attacca gli industriali: “Mi interessano di più gli operai” e non si rende conto dell’eresia, pronunciata senza aver prima contato fino a dieci. “Se Boccia vuole, lo incontro anche domani e gli offro un caffè” (proposta di dialogo al bar????). Boccia: “Un caffè non basta, ce ne vogliono dodici, per tutte le categorie rappresentate, tre milioni di imprese”.

In corso di completamento, un’importante operazione di polizia invita a nozze il “Ce l’aveva duro” Salvini, ministro dell’Interno, cioè massimo responsabile della sicurezza. Per alimentare la libidine dell’apparire, il vice premier leghista consegna ai social un post con la notizia del blitz non ancora concluso. Va su tutte le furie il procuratore della repubblica di Torino per l’intralcio al completamento dell’operazione (otto arresti, sette non trovati) e per aver definito i destinatari del provvedimento “15 mafiosi nigeriani”, che con la mafia non hanno nulla a che vedere. Replica di Salvini: “Farebbe meglio a pensare prima di aprire bocca. Se il procuratore capo a Torino è stanco, si ritiri dal lavoro: gli auguro un futuro serenissimo da pensionato”. All’irriverenza rispondono il Pd (chiede le dimissioni del ministro) e il procuratore generale di Torino, Saluzzo, che definisce quelle del responsabile del Viminale “parole sgradevoli e inaccettabili per tono e contenuto”. Mutismo imbarazzato dei 5Stelle, poi Bonafede, ministro della Giustizia, dichiara con evidente ambiguità che gli interessa sapere chi è il responsabile e definisce l’ingerenza intempestiva di Salvini “Un corto circuito comunicativo”. Una locuzione così sibillina gliel’ha suggerita Casalino, portavoce gaffeur del governo?

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