Cala il silenzio sulla questione Bagnoli. Per colpa di chi?

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Gerardo Mazziotti

Il Washington Post non si limitò a denunciare lo scandalo Watergate ma condusse una martellante campagna di stampa che costrinse il presidente Nixon a dimettersi anzitempo.

I giornali cittadini hanno denunciato lo scandalo del mancato rispetto della legge 582/96 sul  “ripristino della morfologia naturale della costa di Coroglio” ma non hanno reagito al silenzio che sulla “questione Bagnoli” è calato da oltre un anno.

Si sono occupati dei due Accordi di Programma sulla rimozione della colmata ( rimasti inattuati) e anche dei numerosi tentativi di utilizzarla per varie destinazioni : sede del Forum delle culture per l’ assessore Oddati, una passeggiata a mare per il vicesindaco Santangelo, una Cittadella del Mare per  l’architetto Matacena e sede delle regate veliche della Vuitton Cup per il sindaco de Magistris; della inutilità della Bagnoli SpA del novembre 1996 ( ma su nessun giornale è apparsa  la rendicontazione dei 400 miliardi di lire avuti in dotazione dall’IRI) e della nascita nell’aprile 2002 della BagnoliFutura, dichiarata fallita nel 2014 dopo avere sprecato 12 anni e centinaia di milioni di euro per realizzare alcune opere inutili (la sua inettitudine ha indignato Vincenzo Spagnuolo Vigorita che ne ha scritto su Repubblica del 10 giugno 2009).

Hanno pubblicato le proposte di Italia Nostra, della Fondazione Iannello, dell’Assise di palazzo Marigliano, dell’associazione “Salviamo Bagnoli” e dell’Assise di Bagnoli e hanno informato i lettori sulla giusta contestazione delle associazioni culturali e ambientaliste cittadine all’ Accordo con l’Idis del 4 marzo 2014 sulla ricostruzione del Museo della Città della Scienza a Coroglio, dov’era prima dell’incendio ( la  violazione della legge 582 del ‘96 e del Vincolo paesaggistico del ’99  costrinse lo storico dell’arte Tomaso Montanari a dimettersi da consulente del sindaco e fece dubitare della legittimità dell’ Accordo l’ assessore Nino Daniele ).

E hanno dato ampio spazio  alla mancata e malfatta bonifica dei suoli e al processo penale a carico dei responsabili ; alle deliranti affabulazioni urbanistiche di Invitalia  (demenziale l’idea di una funivia Posillipo-Nisida) e .alle tante contraddizioni del  sindaco deMagistris : la decisione di rimuovere la colmata con i fondi comunali e poi l’ordinanza del 3 dicembre 2013 con l’intimazione a Iritecna di rimuoverla (senza la contemporanea bonifica dei fondali marini è una sesquipedale sciocchezza ); la contestazione della nomina di Salvo Nastasi a Commissario di governo ; la dichiarazione di Napoli ” città derenzizzata” e infine  la sorprendente stretta di mano con Nastasi dopo l’Accordo del 15 luglio 2017 tra Governo, Regione e Comune.

Ma ciò nondimeno la situazione di Bagnoli è pressocchè quella dell’aprile 2002.

E i quotidiani cittadini ne hanno  una qualche responsabilità.

Devo aggiungere che, a differenza di Eugenio Scalfari che su la Repubblica diffidò il presidente Scalfaro dal nominare premier Silvio Berlusconi “ un palazzinaro con numerosi confitti d’interesse”, nessun giornale ha espresso riserve sulla nomina a ministra per il Mezzogiorno di Barbara Lezzi, diplomata in un istituto commerciale nel quale non ha studiato la letteratura meridionalista di Giustino Fortunato, Nitti, Benedetto Croce, Guido Dorso, Gaetano Salvemini, Francesco Compagna, Pasquale Saraceno e di Gianfranco Viesti  (“Aboliamo il Mezzogiorno”) ; eletta senatrice nel 2013 e nel 2018 con la promessa di  “chiudere l’Ilva di Taranto e i cantieri della TAP “  ( ignora, come tantissimi altri, che l’acronimo significa  “Traforo Adriatico Pipeline” e che si dice il Tap ) e appena nominata ministra ha proposto l’imprenditore Francesco Floro Flores commissario per Bagnoli ma poi ci ha rinunciato con l’assicurazione “ A Bagnoli ci penso io”. Una versione ministeriale del “Ghe pensi mi” del comico milanese Tino Scotti..

E’ avvilente constatare che dopo 22 anni di promesse, di accordi, di società e di commissari a Bagnoli siamo all’anno zero. O quasi.

Eppure questa è la città dove furono sufficienti nove mesi per costruire nel 1737 il Real Teatro di San Carlo, venti mesi per realizzare nel 1940  il grandioso complesso della Mostra Triennale delle Terre Italiane d’Oltremare e diciotto mesi per ricostruirla nel 1952.

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