MORATTI / LA SINFONIA DI REPUBBLICA SULLE MERAVIGLIE DI SARAS

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In ginocchio da te. Potrebbe essere il titolo più azzeccato per l’articolone da quasi due pagine dedicato dal supplemento Economia & Finanza di Repubblica alla dinasty dei Moratti. Un vero inno alla famiglia capitanata da Massimo Moratti, dopo la recente morte del fratello Gian Marco.

Elogi sperticati allo spirito imprenditoriale che va controcorrente, se ne frega della crisi economica  e investe, investe, investe.

Una super pubblicità mascherata da articolo, come dicono gli esperti del settore, un “redazionale” spacciato per una vera inchiesta.

Infatti son tutto rose e fiori il presente e il futuro del gruppo, fino a ieri invece sempre dipinto, dai media, a tinte fosche.

Immergiamoci allora in questo paradiso, in questo miracolo del capitalismo nostrano.

Titolo: “Saras va controcorrente e aumenta gli investimenti”. Si tratta del gioiello di famiglia, che ha messo su la raffineria di Sarroch, a pochi chilometri da Cagliari.

Sottotitolo: “Nonostante la crisi della raffinazione in Europa, il gruppo leader in Italia vuole crescere intorno all’impianto di Sarroch, sulla costa sarda, oltre a puntare sulle nuove attività nelle rinnovabili e nel trading”.

Ma ecco fior tra fiori, alcune frasi firmate dal genuflesso Luca Pagni.

Sulle voci insistenti, nei mesi scorsi, di difficoltà e ricerca di un socio: “I Moratti – sostiene apodittico Pagni – non vendono e non stanno cercando un partner, dopo l’esperienza con i russi di Rosneft. Saras punta a una nuova fase di crescita. Non solo nel settore storico, la raffinazione, ma guardando anche a nuove attività, come le rinnovabili, il trading e la possibilità di ampliare la parte di esportazione dei prodotti lavorati”.

Di seguito: “I Moratti hanno ristrutturato l’impianto di Sarroch trasformandolo in uno dei più efficienti d’Europa, conquistando così le quote di mercato lasciate da altri. Dal 2009 il gruppo Saras ha aumentato del 45 per cento il fatturato, arrivato a 7,7 miliardi a fine 2017. Arrivando così tra i primi 15 gruppi industriali italiani e terzo nel settore Oil&Gas”.

Oltre al tradizionale, le nuove prospettive. “Si è sviluppato un ramo di aziende dedicate alla produzione di energia. Tutto è partito con gli incentivi legati alla lavorazione degli scarti, trasformati in gas e da qui in energia: un impianto a ciclo combinato che copre il 46 per cento del fabbisogno di elettricità della Sardegna. Un dato che diventa il 55 per cento con il contributo delle rinnovabili, per lo più campi eolici realizzati nell’isola”.

Continua la sinfonia: “Ma Saras cresce anche nel trading: un ufficio dedicato è stato aperto a Gineva (con ogni probabilità si tratta di “Ginevra”), preferita a Londra”.

Ma i capolavori sono anche esteri. “Negli anni Saras – pennella Pagni – ha dimostrato di sapersi destreggiare anche nel sempre più complicato panorama geopolitico internazionale. Prendiamo il caso dell’Iran: per la società è sempre stato un partner con cui ha tenuto stretti legami commerciali. Ma l’embargo, deciso dagli Usa, ha costretto Saras a rivedere le sue strategie. Come spiega l’ad (da maggio, e anche direttore generale, ndr) Dario Scaffardi, ‘Saras ha dimostrato di poter fare a meno dell’Iran, ampliando la rete di fornitori per far fronte a qualsiasi crisi’”.

Come mai la perla Saras non abbassa i suoi prezzi, visto l’andamento del mercato petrolifero (i rincari in Francia hanno acceso mezza rivoluzione)?

Comunque per i Moratti il petrolio è sempre più l’oro nero. E sono ormai lontane le polemiche bollenti (ma prestissimo sopite su grandi media amici) per le atroci morti di tre operai,  a maggio 2009 arsi vivi nell’impianto super efficiente di Sarroch. La dinasty morattiana è documentata in uno stupendo libro del giornalista d’inchiesta Giorgio Meletti, “Nel paese dei Moratti” del 2010, edito da Chiarelettere.

Scordammoce ‘o passato, pensiamo agli utili sempre più grassi e diversifichiamo!

 

Nella foto Massimo Moratti

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