Anche lui è un “Noi con Salvini”

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Oggetto del desiderio dei gossipmen, Cristiano Malgioglio non lesina motivi per entrare nel cono di luce televisiva, a cominciare dall’abbigliamento molto più che eccentrico e al ciuffo di capelli dipinti di bianco. Eclatante la furbizia per far parlare di sé con l’interpretazione osé della canzone “E mi sono innamorato di suo marito”…Inedita è la premessa dell’incursione in faccende della politica di cui lui/lei stesso dichiara di essere a digiuno. In un selfie verbale tesse le lodi del “Ce l’aveva duro” Salvini: “Sui migranti non sbaglia a capire chi entra in Italia. Mi è molto simpatico…io sono gay”, lui un ministro dell’Interno, almeno mi pare che trova il tempo per essere riconoscente, dimostrando grande cortesia..”. Parole che somigliano molto a una dichiarazione d’amore, indirizzata a un “vero uomo” da poco tornato single.

A seminare odio, odio si raccoglie. Due episodi ne danno drammatica conferma. Un incendio nella tendopoli che ospita centinaia di extracomunitari a San Ferdinando, nella piana di Gioia Tauro, è costato la vita a un migrante del Gambia, ucciso dalle fiamme. La versione ufficiale sostiene che l’incendio si sarebbe sviluppato in una baracca dove per combattere il freddo qualcuno avrebbe acceso un fuoco. Il tragico episodio non è il solo. Nel gennaio del 2017 un altro incendio distrusse duecento baracche e provocò la morte di una giovane donna nigeriana, inserita nei progetti Srar del comune di Riace, guidato dal sindaco Mimmo Lucano. E altri due incendi nella tendopoli di San Ferdinando a distanza di poco tempo uno dall’altro. Incendi dolosi, per mano di chi? In mancanza di indizi di diversa natura, la versione ufficiale li addebita agli stessi migranti, ed è un’ipotesi di autolesionismo che suscita almeno perplessità.

Nello stesso giorno dell’incendio, che ha provocato la morte di un uomo del Gambia, si è disputato a Firenze il match dei viola con la Juventus. Due episodi contrapposti hanno reso contraddittorio il prepartita. All’esterno dello stadio mascalzoni spinti da odio hanno scritto su un muro Heysel -39, tragico riferimento ai tifosi juventini morti nel crollo di una tribuna dello stadio di Bruxelles e di seguito “Scirea brucia all’inferno”, diretto al giocatore della Juve, morto precocemente e considerato da tutti un calciatore modello di correttezza. In campo prima del fischio d’inizio Chiellini, capitano bianconero, ha deposto una corona di fiori nei pressi della curva Fiesole per ricordare Davide Astori, calciatore della Fiorentina, morto in giovane età. Il primo episodio è indicativo dell’invasione barbarica nelle complesse articolazioni sociali di soggetti, impuniti, che fondono nell’unico capitolo della violenza, razzismo e criminalità comune. Lo spregevole insulto alla memoria di Scirea è solo l’ultima manifestazione di odio trasferito negli stadi da ambiti più ampi quali sono la xenofobia e l’intolleranza di chi considera un diverso il migrante, un calciatore con la pelle nera, un avversario della squadra per cui si tifa.

Due sono i furti subiti da Fredy Pacini, sei le denunce, ma quattro per tentativi di furto. Lo dichiarano autorevolmente i carabinieri di Cortona. Da quando Pacini ha deciso di dormire all’interno dell’azienda ha sporto solo quattro denunce, tutte e quattro per tentati furti. Non ha fondamento il numero di trentotto furti che il gommista di Monte San Savino, accusato di eccesso di difesa, ha raccontato per giustificare l’esasperazione che lo ha spinto a uccidere un ladro. La seconda motivazione per i cinque colpi di pistola sparati, uno mortale, è che il ladro penetrato nel cortile dell’azienda era armato di un piccone, lo strumento utilizzato per spaccare un vetro ed entrare nella sua proprietà. Il piccone, lo raccontano le fotografie, era abbandonato in terra. Se questa ricostruzione dei fatti sembra andare contro il plebiscito di consensi a Pacini, è perché risponde all’obiettivo di una riflessione sull’aspetto del Decreto Sicurezza, del prossimo sulla legittima difesa, sulla liberalizzazione del possesso di armi, che potrebbe aprire scenari drammatici. La fiaccolata e il “Fredy siamo con te” potrebbero essere il preludio di successive assoluzione per chiunque, in presenza di un ladro, sventasse il furto uccidendolo, anche se non minacciato di morte. Pacini se la caverà, l’opinione pubblica, leghisti e giustizialisti sono suoi alleati. L’auspicio è che non diventi un eroe del nostro tempo, un esempio da condividere in casi simili.

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