In nero con la ditta Di Maio e figli.

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Chi di padre ferisce (Di Maio e i grullini nei confronti del padre di Renzi), di padre perisce (le Iene nei confronti del padre di Di Maio).

L’impertinenza del programma, che non fa sconti a nessuno, ha messo a nudo una pecca niente male di Antonio, genitore del vice premier grullino. Le Iene hanno raccolto la testimonianza di un operaio di Pomigliano alle dipendenze dell’azienda di famiglia. Ha dichiarato Salvatore Pizzo: “Per un incidente sul lavoro sono finito in ospedale mentre lavoravo nella ditta edile dei Di Maio e il padre del ministro mi ha raccomandato di non dire che era successo mentre lavoravo per lui, perché era lavoro in nero e avrebbe potuto passare i guai”.

L’operaio ha precisato di aver lavorato ed essere stato pagato dal padre di Di Maio in nero per due anni, nell’azienda intestata alla madre del ministro, Paolina Esposito, confluita nell’Ardima srl, di proprietà al 50% del vicepremier e della sorella Rosalba. “Di Maio ha detto in campagna elettorale che viene da una famiglia onesta, lo dica a me” è il commento registrato dalla Iene. Di Maio, ovviamente, dice di non saperne nulla e che verificherà, che farà luce.

Una domanda alle Iene. Perché non hanno contestato quanto hanno scoperto al padre del vice premier?

Il prezzemolo, a detta di chef stellati e gastronomi, è buono per ogni minestra e al prezzemolo si rifà l’invasione in territori impropri del “Ce l’aveva duro” Salvini (definizione ripresa ieri sera da Luciana Litizzetto a “Che tempo che fa”). Il vice premier leghista ha messo in disparte l’elegante e abituale locuzione “Me ne frego” e si è impicciato di fatti non suoi. Punto di partenza il pareggio con la Lazio del Milan, di cui Salvini è tifoso ultra. E già questo non è proprio i massimo della correttezza politica. Il vice di Conte, anziché pensare al probabile provvedimento di infrazione della Ue e alle liti quotidiane con i partner di governo, si è concesso ai microfoni di ‘Top calcio 24’e ha scaricato insolenti manifestazioni di censura sull’operato dell’allenatore rossonero Gattuso. “Cosa aspettava a cambiare? Negli ultimi dieci minuti doveva mandare in campo giocatori che correvano. Doveva mettere Castillejo e togliere Borini che andava come mia nonna, oppure Laxalt. Sei riuscito a segnare in una partita così, perché non metti chi corre? Avete visto il contropiede Suso-Cutrone? Erano stanchi morti. Se hai qualcun altro al loro posto quella palla la gestisci meglio e con serenità. E non serviva un allenatore esperto, ci sarei arrivato anche io senza patentino, anche chi era a casa e non stava preparando la pasta al sugo”. Il prossimo allenatore della nazionale, ruolo che Salvini progetta di abbinare alla vice presidenza del consiglio, ha dissertato anche sull’ipotesi di un ritorno al Milan di Ibrahimovic: “Non voglio fare il bastian contrario, ma non so quanto equilibrio possa portare nello spogliatoio” E poi: “Ovvio, se lasci Cutrone solo come un palo in mezzo al nulla pensi al peso differente di Ibram ma i problemi del Milan sono più a centrocampo e in difesa. Io quando ho visto quella difesa a tre stasera mi sono fatto il segno della croce”. Gattuso, informato delle dotte disquisizioni di Salvini ha commentato sarcastico: “Non parlo di politica perché non ci capisco nulla, ma a Salvini dico di pensare alla politica perché abbiamo grandi problemi in Italia. Con tutti i problemi che ha l’Italia Salvini parla di Milan, una cosa che mi fa impazzire. E’ già da tempo che dice queste cose, prima con Higuain oggi con i cambi. Io da italiano potrei dire tante cose a Salvini”.

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