Per i somari renitenti è d’obbligo la bocciatura

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La scuola, nei suoi compiti istituzionali, include l’onere di dedicare particolare attenzione allo studente somaro. I docenti lo sollecitano a impegnarsi, a colmare lacune e ritardi. Se tutto questo non dà risultati, per l’ostinato rifiuto a cambiare rotta, non c’è che rimandarlo ad Ottobre e se nulla è cambiato alla ripresa dell’anno scolastico la bocciatura finale è inevitabile. Per evidente analogia, dopo aver provato a correggere l’irricevibile manovra dell’Italia con gli strumenti che le sono propri, all’Europa non è restato che bocciarla e disporre la procedura d’infrazione sul debito, per deficit eccessivo.

Parlando in ambienti eterogenei della manovra economica del governo non è semplice convincere gli interlocutori, come definirli, spettatori passivi del dis-governo gialloverde, che l’ostinazione nella difesa del Def (decreto economia e finanza) provoca giorno dopo giorno danni consistenti agli italiani, che la soglia toccata dallo spread costa al Paese, cioè ai suoi cittadini, decine di miliardi, che l’acquisto dei buoni del tesoro è pericolosamente in calo, per mancata credibilità degli investitori stranieri, che esportiamo all’estero ingenti capitali, che la manovra intacca i risparmi. Purtroppo se ne convinceranno quando per rimediare ai danni il governo sarò costretto a imporre aumenti delle tasse, a tagliare sulla Sanità, la scuola, gli interventi sociali, il finanziamento alle imprese.

Come il somaro seriale, che non dà ascolto alle sollecitazioni dei docenti, il governo gialloverde fa orecchie da mercante e nega aggiustamenti al documento programmatico di Bilancio richiesti dalla Commissione europea. E cos’è masochismo, ottusità, protervia autolesionista? Non è infondato il sospetto che si voglia tirare la corda del rapporto con la Comunità fino a spezzarla, per uscire dalla Ue, con le conseguenze drammatiche enunciate dagli economisti super partes. Non fosse così il voto del 4 marzo avrebbe consegnato il Paese a un branco di inetti e incompetenti. Ma anche somari cocciuti. Salvini continua nel suo spocchioso “mene frego” e ribatte alla Ue che passi indietro il governo non ne farà. Con sarcasmo fuori posto aggiunge che dopo la lettera della bocciatura aspetta quella di babbo Natale. Roba da camicia di forza ed elettrochoc. Moscovici: “Non mi sono messo il vestito rosso o la barba bianca e non sono Babbo Natale: sono il commissario agli Affari economici e finanziari e penso si debbano trattare queste questioni con rispetto reciproco, serietà e dignità. Non con disinvoltura e un’ironia che stride”.

Il genio di Crozza esplode in satira pura: “Lungi dal paragonare Salvini al Duce, almeno Mussolini andava d’accordo con la Germania”.

Berlusconi avanza il sospetto che il caos dei gialloverdi preluda alla fine di questo esecutivo (o lo dice perché frutto di intese sotterranee con la Lega per un nuovo governo di centro con Forza Italia? Ovvero Italia dalla padella alla brace).

Voce discorde (ma le contraddizioni interne al governo sono prassi quotidiana) è quella del convinto antieuropeista Savona, economista dirottato a ministro dei Rapporti con l’Europa: “La manovra? Così non va bene. E’ da riscrivere, così non si va avanti”.

Pessime notizie da Bruxelles. l’Italia è maglia nera dell’Europa, ultima in classifica, scavalcata perfino dalla Grecia.

Per non dedicare l’intero spazio di questa nota al futuro nero del Paese, ecco la confessione di Pippo Baudo, che qualcuno dovrà spiegare perchè alla sua veneranda e venerabile età sia ingaggiato per condurre il Sanremo Giovani. Ha rivelato Baudo di essersi ritrovato a letto con le gemelle Kessler: “Mi hanno portato loro a letto. Dopo uno spettacolo a San Remo e qualche bicchiere di troppo, Alice ed Ellen Kessler si sono prese cura di me e mi hanno riportato in albergo. Mi sono risvegliato con il pigiama”. Per i seguaci del gossip tutto fa brodo e anche per le tasche di Baudo, che a 82 anni incassa la parcella di conduttore del Sanremo Giovani. Gli chiedono “E dopo il Sanremo?” “L’anno venturo compio 60 anni di televisione. Chissà che cosa farò”

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