CENTRALE DEL GARIGLIANO / “DECOMMISSIONING” LUMACA, ORA IL ROTORE

Condividi questo articolo

Procede a passi di lumaca il “decommissioning”, ossia lo smantellamento della centrale nucleare del Garigliano, in vita da circa 40 anni e sempre al centro delle polemiche, per via delle altissime percentuali di bimbi nati con le patologie più diverse.

Da alcuni anni, ormai, la pubblica Sogin ha iniziato le procedure per smantellare, pezzo dopo pezzo, la centrale. L’anno scorso è stata la volta di una parte della torre, quest’anno è la volta del gigantesco rotore interno, quasi tutto composto di rame.

Osserva un esperto del settore: “Non solo al Garigliano, anche anche per le altre centrali il decommissioning ha tempi infiniti: il che vuol dire milioni di euro a palate che buttiamo ogni anno dalla finestra. La responsabilità, evidentemente, ricade sulla Sogin. E anche a livello politico ci sono enormi responsabilità: per non aver ancora individuato la localizzazione del ‘grande cimitero atomico’ ossia la location dove finiranno tutti i materiali che possono essere ancora radioattivi. Ma quelle decisioni non si vedono e i soldi si continuano a sperperare, anche per pagare i dipendenti di un carrozzone del tutto inutile e gli stessi dipendenti delle centrali”.

Ma l’amministratore delegato di Sogin, Luca Desiata, si difende e difende la sua Sogin a spada tratta, parlando di riutilizzo dei materiali, che va tanto di moda.

Ecco le sue parole in occasione di un special event organizzato dalla stessa Sogin nella centrale del Garigliano sul tema “L’economia circolare per il decommissioning nucleare”: “La nostra attività si basa su tre direttrici – ha illustrato Desiata – ossia la minimizzazione del quantitativo di rifiuti radioattivi, la separazione, il riutilizzo e il riciclo dei materiali, nonché l’attuazione di politiche di miglioramento delle performance ambientali”.

Aggiungono i tecnici di Sogin: “Tutto il materiale prodotto dallo smantellamento del rotore e dell’alternatore, pari a circa 400 tonnellate, verrà allontanato dal sito, dopo essere stato opportunamente controllato. Il 95 per cento verrà trasferito in centri di recupero e di lavorazione, come le fonderie per i metalli, per essere poi reinserito nel ciclo produttivo”.

Ma una data precisa per il fine lavori al Garigliano? Un mistero.

Condividi questo articolo

Lascia un commento