Infami, sciacalli, puttane, pennivendoli: che fortuna, lo siamo in tanti

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Mi auto-insulto: si, mi prostituisco (non mi definisco puttano solo perché non si usa per i maschi, sono un ‘infame sciacallo’. E poi, forse nessuno se n’è accorto, ma sono tifoso sfegatato di “Ce l’aveva duro” Salvini e nemico dei 5Stelle (non contano niente i miei venti “Salvineide” di ‘serio’ sfottò al truce valpadano? Le contestazioni quotidiane al vice premier leghista perché ‘razzista’, ‘omofobo’, ‘ parafascista’?). Sono un giornalista e pure recidivo. Disinteressato alle minacce di grullini e carroccisti, continuo imperterrito a divulgare l’affermazione che i gialloverdi sono micidiali incompetenti, cocciuti, incapaci, che spingono una nave già disastrata alla deriva. Per nulla divertito, anzi fortemente preoccupato per il futuro dell’Italia, insisto: all’“Incompiuto” Di Maio avrei timore di affidare perfino il compito di far brucare l’erba alle pecore e non mi azzarderei di affidare al “Ce l’aveva duro” Salvini neppure il ruolo di parcheggiatore abusivo. Proporrei il “trasparente” premier come spaventapasseri in un campo di cicorie, spedirei l’insolente Casalino in un centro di assistenza per accudire gli anziani non autosufficienti o, in alternativa, a pulire i gabinetti dei locali che ospitano i bambini portatori di handicap. Infine, tutti ammassati in un enorme lenzuolo, annodato ai quattro angoli, farei trasportare con un maxi jumbo i Bonafede, Toninelli e compagnia bella su un atollo disabitato, dove potrebbero nutrirsi solo di banane (in coerenza con l’Italia ‘Banana Repubblic). Ieri due campioni dell’assurdo che gli italiani ciechi e sordi hanno delegato a Palazzo Chigi, hanno tentato, balbettando di chiedere l’assoluzione da peccati non perdonabili. L’inverosimile ministro della (in) Giustizia Bonafede, nella mezz’ora di Lucia Annunziata, a proposito degli insulti ai giornalisti di Di Ba e Di Ma: “Non mi scandalizzano. Ciascuno ha lo stile con cui esprime il suo pensiero” (!) Fazio (su pressione del presidente leghista della Rai Foa?) ha raccolto la tremolante richiesta di perdono di Casalino per le ingiurie rivolte in un video di anni fa agli anziani e ai bambini handicappati (mi fanno schifo) e ha continuato a mentire (“interpretavo un ruolo di provocazione teatrale”). Fazio ha omesso di ricordargli altri motivi di licenziamento in tronco per lo strapagato portavoce del governo gialloverde, ma chissà, forse erano aggravanti superflue.

Sono incazzati i giornalisti (scusate l’incazzati, ma come sostiene Bonafade ognuno è libero di esprimersi in relazione alle circostanze) e scendono in piazza. Opportuna e tempestiva è la decisione di sottoporre le ingiurie Di Maio, iscritto come pubblicista, al consiglio di disciplina dell’Ordine campano dei giornalisti. La Federazione Nazionale della Stampa ha proclamato per domani, 13 novembre, dalle 12 alle 13, la mobilitazione dei giornalisti nelle piazze dei capoluoghi di regione, aperta a cittadini e associazioni che giudicano l’informazione un bene essenziale per la democrazia.

Scende in piazza il comico genovese e insulta i 40mila che hanno manifestato per il sì al Treno ad Alta Velocità e contro il blocco delle grandi opere pubbliche. L’età avanzata gli tira un brutto scherzo e dimentica che il suo diletto Di Maio si è sputtanato con il sì imposto da Salvini alla realizzazione del gasdotto Asia-Puglia. Aveva giurato in sintonia con Di Battista che non si sarebbe mai fatto. Per Grillo, meglio tornare alle comiche in teatro. Mi correggo, c’è già in pieno.

In tema di barzellette. Berlusconi verso la Lega: “E’ l’anticamera della dittatura”. Alleluja, se n’è accorro perfino lui. E Salvini: “Sciocchezze da frustrati di sinistra”. Di sinistra? Lo stress da respingimento dei migranti deve procurargli evidenti vaneggiamenti. L’ex cavaliere non è da meno: “I grillini aggiungono al loro vetero comunismo (sic. vetero comunismo i grullini?) anche una smodata invidia sociale”.

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