Me ne voglì (andare) in Alaska

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Alfredo ha ventidue anni, laurea in medicina, una salute psicofisica eccellente e si è svegliato controvoglia. Da mille giorni ogni giorno riprendersi la coscienza di sé è dura. Questo giovedì di perfido autunno e di inclemenza del cielo, che ha fatto piegare sulle ginocchia metà del Paese gli sono stanno strette un paio di notizie, che si sommano a mesi dell’assurda esposizione dell’Italia ad altra sciagura e non meteo. Il 4 di marzo, la rabbia sociale ha vissuto l’illusione di un sommovimento in grado di raddrizzare un Paese politicamente radicalizzato, dis-governato, privo di strumenti a protezione delle sua fragilità, dominato da corrotti e corruttori. E invece, la sintesi del peggio conseguente a quel voto è nei prodromi dell’andare bendati verso il disastro economico. Tempo scaduto per l’analisi dei disastri legastellati. Ad Alfredo, per irrobustire l’intenzione di cercare riparo nel mondo, questa mattina è bastato analizzare l’incredibile aggravante che fornisce l’immagine di uno fra tanti pagato da noi tutti, con eccessiva generosità, per suggerire le line guida al governo gialloverde. Gli sputtanamenti di Rocco Casalino, portavoce dell’evanescente premier e dei suoi vice, ricevono un nuovo contributo dalla scoperta di un vecchio filmato di ArcadeTv7. Il nobiluomo esterna questo incredibile esempio di oscenità: “Da bambino, da sempre, i vecchi mi fanno schifo, e i bambini down mi danno fastidio”. Il recupero di questa nefandezza paranazista si deve al blog di Dagospia. Non commentano i Castore e Polluce autonominatisi vice premier, ma non è un problema, ad ogni inciampo del governo gialloverde se la cavano con un “me ne frego” il leghista e un “tiriamo dritto” il grullino. Qualcuno ha contestato l’ignobile espressione (schifo) al suggeritore di Conte e la sua replica è anche peggiore: “È come a te fa schifo il ragno, a me è così. Mi danno proprio fastidio. Mi dà imbarazzo. Non mi va di stare dietro ai vecchietti, ai bambini, ai down”. Davide Faraone, senatore del Pd, padre di un figlio autistico: “A te fanno schifo i ragazzi down e le persone anziane, a noi fai schifo tu e un governo che ti tiene ancora a Palazzo Chigi e non ti caccia immediatamente”.

Il giovane Alfredo consulta il mappamondo: “Subito via, ma in quale angolo remoto della Terra?”

Più corposa e suadente, ai fini dell’esodo è la danza macabra che mettono in scena leghisti e pentastellati per nascondere l’assurdo di liti furibonde concluse un giorno sì e l’altro pure con dichiarazioni di amore quasi carnale, consegnate ai media per nascondere che ogni finta intesa è figlia della paura di una separazione non consensuale, che cancellerebbe la credibilità dei due movimenti, di per sé agli antipodi. L’ultima rissa li ha visti minacciare reciprocamente la rottura clamorosa sul tema dei tempi di prescrizione dei reati, mentre la Comunità europea fissava a un pericolosissimo 2,9 per cento il nostro deficit, il pil si attestava su un deprimente 1,1 e in contemporanea saliva il rischio che si mettano le mani sui risparmi degli italiani. Accordo trovato, proclamano di contendenti. Fingono di deporre le armi e mettono in scena un nuovo gioco di prestigio. “Il blocco delle prescrizioni si farà, ma nel 2020”.

Alfredo legge i reciproci commenti e strabuzza gli occhi. Di Maio: “Basta impuniti: la norma sulla prescrizione sarà nel disegno di legge anticorruzione. E entro l’anno prossimo faremo (è come al solito il governo al futuro, ndr) anche una riforma del processo penale. Finalmente le cose cambiano davvero”. Salvini: “La mediazione è stata positiva, accordo trovato in mezz’ora (il tempo di un caffè, ndr). Voglio tempi brevi per i processi. In galera i colpevoli, libertà per innocenti. La norma sulla prescrizione entra in vigore da gennaio del 2020”. Vince di nuovo Salvini, Di Maio fa buon viso a pessimo gioco e non è una novità. Il decreto Sicurezza, indigesto per molti grillini, ha dovuto approvalo subito.

Alfredo ferma il dito sull’Alaska. “Ma sì. Lassù farà anche un gran freddo, ma mi assicurano che negli igloo non ci sono tv e radio. Ciao Italia.

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